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Economia

Di Adriana Santacroce

Non è tanto la telefonata in sé che il ministro Cancellieri ha fatto al Dap, per segnalare il caso umano di Giulia Ligresti, ad aver fatto indignare gran parte dell'opinione pubblica. Non solo. Ma tutto un sistema di intrecci tra i potentati che fa pensare, ancora una volta, che alcuni siano più uguali degli altri. E che, per ottenere qualcosa che ci spetta, la via più facile sia quella "delle conoscenze".

Annamaria Cancellieri è amica da 40 anni della famiglia Ligresti. Che male c'è? Anche se si tratta di gente che se ne è infischiata della legge ed è accusata di falso in bilancio, l'amicizia è sacra, certo. Ma quando avvengono tanti fatti che mostrano una vicinanza tra interessi privati e atti pubblici qualcuno, giustamente, si indigna.

Ma andiamo con ordine. Non sono stati in tanti a notare cosa accedeva, dietro le quinte, il 15 maggio del 2012. Quando, a Milano, la Torre Galfa, di proprietà del gruppo Ligresti, veniva sgomberata dal collettivo Macao su input del ministero dell'Interno. Un atto dovuto, dicevano allora. Perché, giustamente, l'occupazione è un reato. Peccato che il titolare del Viminale fosse la Cancellieri e il presidente del Cda di Fondiaria Sai, del gruppo Ligresti, fosse Piergiorgio Peluso, il figlio della ministra. Coincidenze. Fatto sta, però, che lo sgombero, avvenuto in tempi davvero celeri, sia stato utile, oltre che al rispetto della legge, anche alla famiglia Ligresti e al suo Cda. Peluso, un anno dopo, come da contratto, quando subentrava Unipol, veniva liquidato con 3,6 milioni di euro. Un'ottima buonuscita. Cifre comuni a quei livelli di potere, certo. Ma davvero tanto alte per poco più di un anno di lavoro.

Il resto è dei giorni nostri. La Cancellieri che telefona al Dap e segnala l'anoressia di Giulia e che, sempre al telefono, dice alla compagna di Ligresti quella frase che ha indignato tutti: "guarda, qualsiasi cosa io possa fare conta su di me". Storie di famiglie, tra amicizie, interessi economici e di potere. Nessuna forzatura?  Forse no. Probabilmente anche la frase di Salvatore Ligresti, "sono stato io ad aiutare l'allora prefetto cancellieri interessando Berlusconi" è una millanteria ma è un altro segno del legame tra i potenti. E, sullo sfondo, resta un'ombra dal gusto un po' amarognolo. Sia il procuratore generale Caselli sia il vice capo del Dap Cascini hanno precisato che l'interessamento per il caso Ligresti era già partito e che, quindi, la telefonata è stata ininfluente. Non ci sono state pressioni e non c'è stato alcun nesso di causa-effetto tra la telefonata e la scarcerazione di Giulia, dunque. C'è differenza, in buona sostanza, tra questa telefonata e quella che Berlusconi, secondo gli inquirenti, fece in Questura per far liberare Ruby. Ma il punto è un altro.
         
La Cancellieri dice che il suo è stato un intervento umanitario. E chi la difende afferma: meglio una telefonata in più che una in meno per evitare un suicidio o comunque un problema di quel tipo. Vero anche questo. Ma rimane il dubbio che quelli che vengono aiutati sono sempre gli stessi. Che se fai parte del solito giro di ricchi e potenti avrai sempre qualcuno che si interessa a te. Se frequenti certi giri sai che ci sarà sempre qualcuno che potrà fare una telefonata per segnalare il tuo caso. Se invece non sei nessuno e non hai il numero di telefono di qualcuno di importante dovrai seguire le trafile prendendoti il rischio che tutto vada a finire male.
        
Forse è un po' populista dirlo ma se quella telefonata, umanitaria e per prevenire un possibile suicidio, il ministro l'avesse fatta per la figlia della sua domestica sarebbe stato tutto diverso. In Italia il fenomeno dei suicidi in carcere è tristemente elevato. I detenuti si tolgono la vita in media nove volte di più rispetto al resto della popolazione. La Cancellieri è sensibile al problema di tutti, è vero. Ha chiesto anche l'amnistia. Ma forse serviva un gesto o una parola in più che ci togliesse il sospetto che i potenti si muovono sempre per gli amici potenti. E solo talvolta, non dico mai ma talvolta, per gli altri.
     
 È molto triste usare il carcere per sottolineare l'importanza della giustizia sociale, lo capisco. Ma va spiegato perché questa storia, che di penale, non ha nulla, ha dato tanto fastidio. E anche perché il Pd, che dovrebbe avere il principio di uguaglianza nel suo DNA,  non può non prendere le distanze dal Ministro. La difesa a priori di Letta è incomprensibile. Il ministro Idem si era dimessa per un'imu non pagata. Lo fanno in tanti, purtroppo, ma si tratta di qualcosa contrario alla legge. Giusto andarsene. Qui la Cancellieri non ha commesso alcun reato. Ma ha mostrato che se se sei "uno di loro" hai la strada facilmente più spianata. Per un partito che si definisce democratico e che difende i diritti anche delle minoranze e di chi è senza tutela questa non è una sciocchezza. E va stigmatizzata. Senza se e senza ma.

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