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Economia
Guerra dei dazi, per ora vince la Cina. Le armi? Yuan debole e Via della Seta
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Donald Trump e Xi Jinping sembrano pronti a prolungare il loro braccio di ferro, anche se formalmente i colloqui per trovare un’intesa commerciale tra Stati Uniti e Cina proseguono. Ma chi sta guadagnando e chi perdendo il confronto mercantilistico tra le due superpotenze economiche mondiali? La risposta sembrerebbe ovvia, visto che su 649 miliardi di dollari di interscambio commerciale, ben 539 miliardi sono rappresentati da esportazioni dalla Cina verso gli Usa, mentre solo 110 miliardi sono le esportazioni degli Usa verso la Cina.

Cina
 

Eppure, almeno per ora, a perdere il confronto sono proprio gli Stati Uniti. Lo hanno segnalato, negli scorsi giorni, sia gli esperti di Dws (gruppo Deutsche Bank) sia del Fondo monetario internazionale.

Ora, anche un analista rispettato come Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, ha preso carta e penna e fatto i calcoli all’ultimo milione. I dazi Usa del 25% applicati ai primi 250 miliardi di importazioni dalla Cina hanno avuto un impatto di 63 miliardi, a cui potrà aggiungersi un ulteriore impatto di 75 miliardi se scatteranno i dazi minacciati sui restanti 300 miliardi circa di importazioni.

In tutto, Trump può causare a Jinping un danno pari a 138 miliardi di dollari l’anno. Per il momento, però, la risposta cinese è stata più reattiva ed efficace: Pechino ha introdotto o alzato al 25% dazi su 110 miliardi di dollari di importazioni dagli Usa, con un impatto di poco inferiore ai 24 miliardi.

Donald trump cina ape
 

Ma accanto ai dazi Pechino può fare leva anche sull’effetto cambio: un dollaro prima della crisi “comprava” 6,3 yuan, ora ne compra 6,9 perché la valuta cinese ha perso quota contro il biglietto verde.

Questo ha già avuto un impatto (positivo) di 51 miliardi sui 539 miliardi di export cinese verso gli States. Così al momento la Cina ha guadagnato, al netto, 12 miliardi di dollari.

Non solo: in attesa di vedere se la guerra dei dazi si trasformerà in una guerra dei cambi, con un’ulteriore svalutazione dello yuan contro il dollaro (ed eventualmente altre divise come euro o sterlina), la più rapida riduzione delle importazioni dagli Usa verso la Cina rispetto all’export cinese negli Usa ha causato, nei primi 4 mesi dell’anno, un incremento del surplus commerciale di Pechino del 10,5% nonostante un calo complessivo dell’interscambio tra i due paesi dell’11,2%. Con alcuni grandi esportatori americani, come Boeing, che potrebbero pagare uno scotto ancora maggiore.

(Segue...)

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