Il Sole 24Ore/ La lettera-denuncia di un piccolo azionista: conti ancora in rosso, bruciati 203 milioni dopo la quotazione

Sabato, 4 dicembre 2010 - 09:00:00

Un azionista del  Il Sole 24Ore sceglie Affaritaliani.it per inviare una lettera aperta alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in cui contesta, bilanci alla mano, gli errori di gestione del gruppo. Dall'Ipo, alle acquisizioni, alle scelte editoriali: ecco perché si sente un risparmiatore tradito.

LA LETTERA

Gentile dott.ssa Emma Marcegaglia,
seguo con approvazione le sue prese di posizione pubbliche sempre più incisive. Purtroppo devo constatare che, essendo troppo impegnata ad occuparsi del bene della collettività, non presta il dovuto interesse ai mali di casa propria.

Infatti le vicende che hanno interessato "Il Sole 24 Ore spa", società della quale ha intestate fiduciariamente la maggioranza delle azioni, racconta un altro modo di fare. A fine 2006 esisteva un gruppo che editava il maggior quotidiano economico d'Europa e fatturava 511 milioni di euro...

Oggi questi sono i numeri della catastrofe.

CONTI: a fine 2006 il gruppo fattura  510 milioni di euro, un Ebitda di 50 milioni, un cash flow positivo, 1.505 dipendenti. Ad inizio 2007 arriva Giancarlo Cerutti, con l'Ops vengono raccolti 210  milioni di euro. Al 30 settembre 2010, il fatturato crolla a 351 milioni di euro, 77,6 milioni la perdita accumulati negli ultimi 21 mesi, 2.202 dipendenti, 79 milioni di euro di consulenze spesi negli ultimi 3 anni. Solo in questo parziale 2010 tutti gli editoriali sono in "nero", il nostro gruppo nel  terzo trimestre perde 13 milioni di euro e ne brucia altri 7,5 di liquidità.

OPS: a inizio 2007 arriva Giancarlo Cerutti, con l'Ops vengono raccolti 210 milioni di euro. L'Ops viene curata da Mediobanca di cui Cerutti è azionista aderente al patto di sindacato e membro di organi sociali (prima del Cda e poi del consiglio di Sorveglianza). Non c'è stato debutto in Borsa negli ultimi due anni (ce ne sono stati 28) che abbia avuto un tasso relativamente così basso di sottoscrizione da parte degli istituzionali (appena sufficiente). Poltrona Frau, dell'allora presidente di Confindustria, per fare un esempio, ha avuto una richiesta da parte degli istituzionali addirittura 22 volte superiore all'offerta. Da sottolineare l'assegnazione anomala delle azioni fra investitori istituzionali e piccoli risparmiatori (si è proceduto al cosiddetto 'claw back', si sono spostate azioni dal book degli istituzionali ai piccoli risparmiatori. A cui sono state travasate 7 milioni di azioni in più), per non parlare poi del prospetto informativo... Il prezzo dell'Ops è comunque di dubbia congruità: Morgan Stanley, una delle più importanti banche d'affari del mondo, si sfila perché "per rendere attraente il titolo sarebbe necessario collocarlo ad un prezzo vicino ai 4 euro" (Sarà poi quotato a 5,75 euro). Nei 42 mesi successivi il gruppo brucia 203 milioni di euro (in altri termini ed a parità di condizioni, senza i soldi 'spillati' ai risparmiatori, sarebbe fallito...).

ACQUISIZIONI: parte una scellerata campagna di acquisizioni che nulla a che fare con il core business. Il 10 settembre 2008, in piena crisi finanziaria, quando le società vengono comprate ad una frazione del patrimonio netto, il gruppo acquisisce Esa Software Spa. La valorizza 60,4 milioni di euro. La Esa ha un patrimonio netto tangibile negativo.

VERTICI: in piena crisi l'a.d., Claudio Calabi, se ne va per un'altra poltrona (che stile!). La carica riamane vacante per vari mesi.

POLITICA EDITORIALE: la fallimentare svolta generalista della testa ha fatto perdere, identità, lettori e abbonati. L'inadeguato direttore Gianni Riotta si diletta a riempire la prima pagina con elucubrazioni pseudofilosofiche (tipo che sesso hanno gli angeli).

INOLTRE: comunicazioni sociali poco trasparenti (quali sono le condizioni dell’opzione Put e Call su Esa Software?); preoccupanti tensioni nei rapporti sindacali; appostazioni (imposte anticipate per euro 29,7 milioni) nel bilancio 2009 dalla discutibile aderenza a principi contabili che hanno permesso di ridurre la perdita di 13,4 milioni di euro; titolo che ha perso l'80% del suo valore...

Parliamoci chiaro: la più grande fregatura degli ultimi anni, i risparmiatori l'hanno avuta dall'editore del giornale che tutti leggono prima di comprare un titolo e da una delle poche istituzioni che ha resistito agli scandali.

Questa debacle ha due responsabili: il presidente del Cda ed il direttore del quotidiano.
Gentile presidente, dalle sue continue esternazioni io ho inteso un filo comune: chi sbaglia paga. Allora destituisca il cav. Giancarlo Cerutti ed il dott. Gianni Riotta.

Giovanni Esposito
azionista del Sole 24 Ore

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