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Economia
Ilva nel green new deal della von der Leyen: 4 miliardi per la riconversione

Occhi puntati a Strasburgo, dove domani verrà presentato il maxi-progetto di investimenti della nuova Commissione Ue che punta a mobilitare 1.000 miliardi di cui 100 miliardi destinati alla riconversione economica delle aree maggiormente dipendenti dalle industrie inquinanti come la Puglia, che utilizzerà le risorse del “Fondo per la transizione giusta” per riconvertire l’area ex-Ilva di Taranto.

Il green new deal” europeo era stato anticipato dalla neo-presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, subito dopo il suo insediamento alla guida della Commissione ed è stato pensato per cercare di arrivare all’obiettivo “emissioni zero” entro il 2050. Il pilastro finanziario del nuovo piano sarà proprio il nuovo Fondo per la transizione giusta, un meccanismo creato per attutire i costi economici e sociali della riconversione energetica nelle aree più dipendenti dalle industrie inquinanti, come il polo siderurgico tarantino. Dei 100 miliardi che la Ue conta di mobilitare entro il 2027, all’Italia dovrebbero andare 4 miliardi, contro i 10 miliardi attesi dalla Polonia, gli 8 della Germania, i 6 della Spagna e i 5 miliardi della Grecia.

Soldi comunque preziosi per finanziare il piano di riconversione dell’ex Ilva (che a seconda delle ipotesi potrebbe costare dagli 1,6 ai 3 miliardi di euro), consentendo allo stato italiano di entrare in società con ArcelorMittal. L’ipotesi, sui cui stanno lavorando il governo, i commissari straordinari della “vecchia” Ilva e la stessa ArcelorMittal, prevederebbe l’ingresso dello stato, probabilmente tramite Invitalia (che a differenza di Cassa depositi e prestiti può entrare anche in aziende in crisi), nel capitale di una nuova società mista dove i soci indiani manterrebbero il 60%, mentre il 40% sarebbe in mani italiane comprese quote che potrebbero essere rilevate da alcune grandi banche creditrici dell’ex Ilva come Intesa Sanpaolo e Banco Bpm (che vantano 400 milioni di crediti protetti da garanzia dello stato e altri 250 milioni in pre-deduzione, a fronte di un’esposizione totale di cassa dell’ex Ilva di 1,7 miliardi), piuttosto che Unicredit o Cassa depositi e prestiti che trasformerebbero una parte dei crediti in capitale.

Varata la Newco, il nuovo piano industriale “sostenibile”, a cui da inizio dicembre sta lavorando come consulente del ministero dell’Economia e finanze Francesco Caio, prevederebbe tra il 2020 e il 2023 investimenti per 3,3 miliardi per ammodernare l’intero sito e installare due nuovi forni elettrici, così da rendere possibile lo spegnimento di due degli altiforni attuali e di 5 batterie di coke. Incrociando le dita e contando sui finanziamenti Ue, il ministro dell’Economia e finanze, Roberto Gualtieri, ha dichiarato che lo stato intende fare dell’Ilva “un grande polo europeo per l’acciaio decarbonizzato”.

Sempre che la quadratura del cerchio tra banche, ArcelorMittal e governo riesca. Oltre alla Puglia, anche la Sardegna (per il polo petrolchimico di Porto Torres e le numerose miniere presenti sul territorio), piuttosto che la Lombardia e il Piemonte (da anni assillate da un forte inquinamento atmosferico dovuto a polveri sottili e ossidi di azoto) potranno ricevere risorse dal nuovo fondo verde europeo.

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