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Economia
Ilva, si inseriscono i coreani. Per la guida in pole Scaroni

Nella corsa sull'Ilva si inseriscono i coreani di Posco. Ma resta in pole la cordata italiana. E il governo ha già il nome per la nuova guida: l'ex ad di Eni Paolo Scaroni.

LA CESSIONE - Si è scatenata la corsa all'Ilva. All'indomani della pubblicazione del bando per la cessione sono subito cominciate le proposte, più o meno concrete, per rilevare la più grande acciaieria italiana. Tra i possibili big player interessati all’acciaio italiano spunta il nome dei coereani di Posco. Lo rivela il Sole 24Ore riferendo della presenza negli uffici romani del Governo di alcuni emissari del Gruppo. Posco già forniva i coils a Fca prima che l’intervento di Renzi “convincesse” Marchionne ad approvvigionarsi nuovamente dall’Ilva. I coreani hanno in Italia una piccola unità in provincia di Verona che produce 50mila tonnellate all’anno. Resta in pole position l’ipotesi di una cordata tutta italiana incentrata su un poderoso, ma non esaustivo intervento di Cdp (Cassa depositi e prestiti), anche se non sarà facile mettere insieme “anime” diverse. Il governo sta lavorando in tal senso e avrebbe già un nome per guidare l’operazione: Paolo Scaroni, già amministratore delegato di Eni, non nuovo al mondo della siderurgia. Come scrive il Sole, il pressing del governo è cominciato in concomitanza del periodo natalizio su suggerimento anche di alcuni degli imprenditori interpellati sul futuro dell'acciaieria. Per quanto riguarda Scaroni, scrive il Sole, il manager conosce bene il mondo della siderurgia: dal 1985 al 1996 è stato vicepresidente e ad di Techint, la società della famiglia Rocca. Da metà del 2014 è vicepresidente del Rothschild. La banca d'affari inglese, nell'estate di quell'anno, è stata sceòta come advisor dell'Ilva dal commissario Piero Gnudi. Il profilo di Scaroni appare anche coerente con una ipotesi da "worst case scenario", qualora alla fne la cordata italiana non prendesse forma e le altre offerte non persuadessero, così da richiedere un secondo tempo, dopo il 30 giugno, a totale capitale pubblico, in grado di non fare fallire definitivamente l'Ilva.

RINVIO SULLE BONIFICHE - Altri sei mesi, da fine 2016 a giugno 2017, per attuare le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, conferma degli 800 milioni statali all'amministrazione straordinaria dell'Ilva affinche' attui la bonifica e le misure del risanamento, primo spiraglio per l'indotto siderurgico, in grave crisi finanziaria per i lavori eseguiti e non pagati dal committente. Sono i tre punti essenziali del decreto legge sull'Ilva che, approvato dalle commissioni Ambiente e Attivita' produttive della Camera, lunedi' approda nell'aula di Montecitorio. Mercoledi' dovrebbe essere votato per poi passare al Senato dove la discussione e' calendarizzata dal 19. Il decreto, che per la conversione in legge scade ai primi di febbraio, e' quello che dispone che entro giugno prossimo otto societa' del gruppo Ilva in amministrazione straordinaria, tra cui l'Ilva stessa con gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure, siano cedute ai privati.

Tra le novita' introdotte dalle commissioni rispetto al testo varato da Palazzo Chigi ai primi di dicembre, l'allungamento dei termini entro i quali completare le prescrizioni dell'Aia. Stando al piano ambientale in vigore, che l'Ilva dice di aver gia' rispettato all'80 per cento, l'Aia dovrebbe completarsi ad agosto prossimo ma il decreto ha spostato i termini a fine anno. Ieri le commissioni hanno dato altri sei mesi e quindi adesso la nuova scadenza dell'Aia e' giugno 2017. L'allungamento dei tempi viene motivato col fatto che per il risanamento del siderurgico, lo Stato, venuta meno, per il no della Magistratura svizzera, la possibilita' di avere il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva, ha assunto un impegno diretto. Nella legge di Stabilita' era infatti previsto che l'Ilva attingesse a prestiti bancari sino a 800 milioni con la garanzia dello Stato. Risorse che avrebbero costituito un'anticipazione rispetto al rientro dei fondi dei Riva. Adesso, invece, sara' direttamente lo Stato ad erogare 800 milioni all'amministrazione straordinaria divisi in due tranche: 600 quest'anno e 200 il prossimo. E quindi, si afferma, il fatto che ci sia una quota di finanziamento che va sul 2017, obbliga conseguentemente la tempistica dell'Aia ad adeguarsi. A cio' si aggiunga che non e' affatto scontato che rimanga l'Aia in vigore, quella che prevede la copertura dei grandi parchi minerali e il rifacimento dell'altoforno 5. Queste due opere, ancora da farsi, potrebbero essere infatti accantonate se nel nuovo piano industriale dell'Ilva, con l'obiettivo di ridurre ancora l'inquinamento, prendesse quota l'ipotesi dell'acciaieria "ibrida", ovvero meta' con gli altiforni tradizionali e meta' con quelli elettrici e l'uso del gas e del preridotto di ferro al posto, rispettivamente, del carbon coke e della miscela di minerali. E', questa, la cosiddetta Ilva "decarbonizzata" lanciata di recente anche dal governatore pugliese Michele Emiliano.

Sull'indotto siderurgico, invece, che chiede i pagamenti per i lavori fatti prima che l'Ilva entrasse in amministrazione straordinaria (gennaio 2015), la Camera ha "ripescato" l'emendamento sul Fondo di Garanzia che per lo stop del Governo era stato tolto dalla legge di Stabilita', ma lo spiraglio, nella discussione in aula, dovrebbe essere ulteriormente allargato. Ora, infatti, il testo prevede che siano ammesse al Fondo, per finanziare operazioni creditizie (35 milioni il plafond previsto), le aziende che tra il 2011 e il 2012 abbiano realizzato con l'Ilva, fornendo beni e servizi, almeno il 75 per cento del loro fatturato. In aula, proprio per allargare ulteriormente le maglie e venire incontro ad un piu' ampio numero di imprese, si dovrebbe stabilire che il fatturato da considerare e' solo quello del 2012 e che almeno il 50 per cento sia stato fatto con l'Ilva. Infine, tra le misure introdotte oggi c'e' anche l'integrazione del 10 per cento per i contratti di solidarieta' relativi ai circa 700 operai di Cornigliano, la cui copertura risale quindi dal 60 al 70 per cento cosi' come era prima. Il 10 per cento aggiuntivo vale sino a fine settembre prossimo. Una misura, quella dell'integrazione, che si riproporra' presto anche per Taranto dove 4mila contratti di solidarieta' scadono ai primi di marzo e, cosi' come a Cornigliano, rischiano di scivolare al 60 per cento per effetto delle norme del Jobs Act.

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