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Economia
Impregilo punta a nuove acquisizioni all'estero

Salini Impregilo, il gruppo italiano attivo nel settore delle costruzioni, è alla ricerca di acquisizioni allo scopo di internazionalizzare ulteriormente il gruppo, e potrebbe ripetere la scelta della casa produttrice di automobili Fiat spostando la propria sede centrale al di fuori dell’Italia, colpita dalla recessione. Questo è quanto Pietro Salini, amministratore delegato del gruppo, ha dichiarato al Financial Times in un’intervista.

Salini Impregilo, creata nel 2012 attraverso una contestata acquisizione inversa, ha recentemente registrato risultati per il primo semestre migliori rispetto alle previsioni, con un aumento degli utili del 13%, raggiungendo €2,1 miliardi.
Pietro Salini, la carismatica forza motrice del gruppo, ha ripetuto che quest’ultimo è sulla buona strada per aumentare gli utili da €4 miliardi nel 2013 a €7 miliardi entro il 2017 tramite una crescita organica, ma ha affermato di essere anche alla ricerca di nuovi affari.
“Possiamo iniziare a cercare opportunità di crescita. Non si tratterebbe un altro concorrente in Italia: vorremmo trovare realtà provenienti da altre parti del mondo e che ci forniscano esposizione a nuovi mercati” ha dichiarato.

“Vorrei ottenere un’esposizione in quei Paesi dove possiamo crescere molto più velocemente, che sono un numero molto ristretto”, ha aggiunto. Sebbene Salini Impregilo abbia attività in 50 Paesi, tuttora è priva di un’esposizione significativa in Australia e negli Stati Uniti, entrambi Paesi a rapida crescita per gli sviluppi infrastrutturali.
Dalla sua creazione, Salini Impregilo è diventata una delle società più grandi e internazionali in Italia, registrando una rapida crescita in netto contrasto con l’economia stagnante del Paese. Circa l’85% dei suoi utili da costruzioni derivano dall’estero.

Salini ha dichiarato che, pur essendo “più positivo riguardo dall’Italia rispetto all’inizio dell’anno”, in parte grazie all’arrivo di Matteo Renzi, il trentanovenne Presidente del Consiglio italiano, non ha ancora escluso la possibilità di spostare la sede centrale della società all’estero. Gli azionisti della più grande impresa privata in Italia, Fiat, ora appartenente al gruppo Fiat Chrysler Automotive, il mese scorso hanno approvato il trasferimento della sua sede centrale a Londra.
“All’inizio dell’anno stavamo valutando di trasferire tutto. Siamo una società sempre più internazionale ogni giorno che passa. Non escludo che lo faremo, prima o poi. Il nostro organico in Italia è molto ridotto rispetto ai 35.000 dipendenti che lavorano per noi complessivamente” ha osservato Pietro Salini.
“Per il momento siamo un po’ più fiduciosi. Alla fine dell’anno scorso per noi era difficile rimanere, gli spread [sui prestiti] erano molto consistenti. Essendo italiani dovevamo pagare tre volte di più rispetto ai nostri concorrenti, solo per il fatto di avere sede nel Paese” ha rimarcato.

Salini ha dichiarato di essere fiducioso riguardo all’approvazione di un decreto del governo chiamato “Sblocca Italia”, che secondo le dichiarazioni di Renzi sbloccherà circa €30 miliardi per progetti infrastrutturali in Italia.
Ciò nonostante, nel corso di un’assemblea straordinaria dei soci tenutasi martedì, è stata approvata una mozione per consentire alla società di riacquistare azioni nel caso in cui il loro prezzo fosse soggetto a pressioni a causa del peggioramento dell’outlook dell’economia italiana. Lunedì Moody’s ha rivisto al ribasso il suo outlook per l’Italia, affermando di aspettarsi una contrazione dell’economia pari allo 0,1% nel 2014.
Salini ha descritto la filiera degli ordini globale della società come “molto brillante”, e gli analisti di Goldman Sachs, che hanno un rating “buy” (acquistare) per le azioni, hanno affermato che il gruppo è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi per il 2014.
Nella prima metà del 2014 il gruppo si è aggiudicato nuovi ordini per un valore di €3,5 miliardi, tra i quali figurano la costruzione della Metro di Lima in Perù e la Galleria di Base del Brennero che collega l’Austria e l’Italia, il cui completamento è previsto nel 2025. Recentemente inoltre ha preso il controllo del progetto di costruzione di un terzo set di chiuse sul Canale di Panama, risolvendo una disputa sui pagamenti durata mesi.

 

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