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Economia
Intesa Sanpaolo, 5 miliardi per sostenere il sistema turistico italiano

Intesa Sanpaolo stanzia un plafond di 5 miliardi di euro per il sistema turistico italiano ed individua con il Mibact linee di interventi comuni per le imprese e le filiere di un settore ritenuto strategico per il Paese. Offrire nuove opportunità di sviluppo competitivo al turismo, un settore strategico per il Paese. L’obiettivo è ristrutturare ed ammodernare le strutture ricettive, migliorare la raggiungibilità delle destinazioni, incrementare la qualità dell’accoglienza e della formazione degli operatori. L’accordo di collaborazione tra il gruppo bancario e il ministero rappresenta un ideale punto di incontro delle strategie per un “Patto per il Turismo 4.0”. Stime recenti eseguite considerando sia gli effetti diretti del turismo sull’economia nazionale che quelli indiretti (derivanti dall’indotto che gravita attorno alle imprese turistiche) indicano un peso dell’11% circa del settore sul Pil e del 12,5% sull’occupazione. Si tratta inoltre di un settore, quello turistico, che sta vivendo un momento di forte crescita. Fondamentale in tal senso si sta dimostrando il contributo del turismo straniero. L’Italia è la prima “dream destination” al mondo: gli arrivi di turisti non residenti sono cresciuti del 35,8% tra il 2008 e il 2016, secondo le rilevazioni Istat, raggiungendo quota 56,8 milioni; nel medesimo periodo, le presenze (numero di notti trascorse negli esercizi ricettivi) sono aumentate del 23,3%, per un complessivo pari a 199,4 milioni e un grado di internazionalizzazione prossimo al 50%. Se si sommano anche i turisti residenti, si giunge ad un totale di 117 milioni di arrivi e 403 milioni di presenze nel 2016. L’anno che si è appena concluso si profila inoltre come il migliore del decennio: tanto i dati preliminari Istat quanto le indagini previsionali promosse da altre fonti si dimostrano concordi nel sottolineare una ulteriore crescita di arrivi e presenze nel 2017, con impatti positivi sui ricavi. Il nostro Paese può infatti contare su un’offerta turistica diversificata, che va dal turismo d’arte a quello marino, dal lacuale al montano, fino ad arrivare al termale e alle nuove forme di turismo escursionistico ed enogastronomico. Nonostante, ad oggi, resti preponderante la componente di turismo europeo, stanno aumentando i visitatori provenienti da paesi emergenti, con un ruolo di primo piano dell’Asia. La domanda turistica internazionale si presenterà in forte crescita anche negli anni a venire, nell’ordine di un 3,3% medio annuo da qui al 2030, secondo le stime Unwto (United nations world tourism organization). Sarà quindi necessario, sostengono i promotori dell’iniziativa, che il nostro Paese si doti degli strumenti necessari per agganciare il trend e creare un vantaggio competitivo del nostro sistema turistico: rispondere alle nuove esigenze dei viaggiatori significa ristrutturare ed ammodernare le strutture ricettive, incrementare la qualità dell’accoglienza e della formazione degli operatori attraverso processi di innovazione e digitalizzazione, anche facendo proprio il modello espresso da Industria 4.0, nonché migliorare la raggiungibilità delle destinazioni. “Investire” rappresenta, in termini sintetici, la parola chiave nell’orizzonte di medio-lungo termine. Con il Piano strategico del Turismo 2017-2022 il governo ha individuato le linee guida strategiche per lo sviluppo del settore: innovazione tecnologica e organizzativa, valorizzazione delle competenze, qualità dei servizi, rilancio e consolidamento della filiera allargata del turismo fino a cultura ed enogastronomia. Direttrici, tuttavia, non sempre facilmente assimilabili per le molte micro/piccole imprese che contraddistinguono l’offerta turistica italiana. Se infatti, da un lato, la ricettività italiana si posiziona al primo posto tra i concorrenti europei in termini di numero di alberghi e posti letto, dall’altro resta un serio problema dimensionale delle imprese turistiche. Una indagine condotta recentemente da Intesa Sanpaolo su un campione significativo di imprese turistiche nazionali individua proprio nella questione dimensionale il principale freno agli investimenti, volano di crescita. Occorre dunque implementare, secondo gli analisti del gruppo bancario, strumenti che favoriscano forme di integrazione fra le imprese, sviluppo di modelli reticolari di offerta ricettiva, riposizionamento all’interno delle dinamiche internazionali delle filiere/reti del settore, e facilitino tanto la promozione di innovazione, digitalizzazione e creatività, quanto il rafforzamento organizzativo e culturale del sistema imprenditoriale. L’accordo siglato oggi si focalizza su tali finalità, per le quali sono necessari investimenti. Proprio per facilitare tutto ciò, Intesa Sanpaolo ha reso disponibile un plafond di 5 miliardi di euro in tre anni destinato prioritariamente alla predisposizione di un vero e proprio “Patto per il Turismo 4.0”. “E’ importante che Intesa Sanpaolo sostenga in modo così forte gli investimenti nel settore del turismo, il settore che più di tutti sta contribuendo alla crescita del Pil e che ha potenzialità di crescita nei prossimi anni”. Questo il commento del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini. “Nel nostro Paese la sfida del turismo si gioca sulla capacità di creare valore su una ampia filiera, grazie ad un reticolo efficiente costruito su investimenti, innovazione, cultura, formazione, offerta integrata e digitale”, spiega a sua volta Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. “Il nostro Gruppo crede fermamente nel settore turistico, uno tra quelli di maggiore crescita nel medio-lungo periodo. Siamo a disposizione per trovare soluzioni che consentano di estendere al turismo le opportunità offerte dal Piano Impresa 4.0 e consideriamo le imprese del settore tra quelle oggetto di particolare valorizzazione nelle nostre valutazioni di merito creditizio e commerciale, anche grazie alla coerenza dei loro progetti di sviluppo con le priorità previste dal Piano strategico del turismo ed alla loro capacità di coinvolgere settori trainanti dell’economia, come l’agroalimentare e la cultura”.

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