Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Intesa Sanpaolo: la filiale diventa hub, dalle transazioni alla condivisione

Vittorio Meloni, Responsabile relazioni Esterne di Intesa Sanpaolo, anticipa ad Affari il nuovo volto della banca. "Condivisione di storie e valori. Coinvolgimento delle famiglie e delle imprese. Il modello sviluppato ad Expo, arriva nelle filiali che diventano nuovi "Sharing Hub"

Di @Andrea_Radic
vittorio meloni (2)

Il percorso nasce da lontano, con il progetto sviluppato per Expo, dove il Waterstone di Intesa Sanpaolo, sponsor dell'Esposizione Universale, è stato il luogo dove sono state narrate e fatte conoscere storie di impresa, di cultura, di innovazione e capacità di crescita.

Vittorio Meloni diventa anche lui narratore nel descrivere quanto è stato fatto nei sei mesi di Expo e, sopratutto, come questo modello di coinvolgimento sia diventato linea guida della strategia di comunicazione della Banca verso il Paese.
 

Il padiglione di intesa Sanpaolo era l'unico luogo dell'Expo dove non c'era l'attrazione del cibo, eppure lunghe file per assistere alle presentazioni e alle performance. Il motivo?

"Un progetto costruito con pazienza e anticipo rispetto alla nostra presenza in Expo, resa visibile da uno spazio che, essendo sponsor globali della manifestazione, avevamo pensato come un luogo per mettere in scena il meglio del nostro Paese.
Ci consideriamo un'eccellenza e una piattaforma finanziaria per lo sviluppo dell'Italia. 
Dare voce a questa realtà fatta di imprese e famiglie, eccellenze che meritavano spazio e visibilità, è ciò che abbiamo fatto. Sono state presenti oltre cinquecento imprese in buona parte del settore agroalimentare, ma se contiamo le filiere coinvolte, sono stati oltre tremila i soggetti transitati al Waterstone e che vi hanno trovato confronto, coinvolgimento e opportunità.
Si è parlato di impresa, abbiamo dato voce e visibilità ai partner della cultura e dell'arte, dal Teatro alla Scala al Franco Parenti, dal San Carlo di Napoli al Fai.
Pur non offrendo il cibo abbiamo dato approfondimento e divertimento agli oltre settecentomila visitatori del padiglione. Tutti venuti volontariamente a seguire le iniziative, in particolare quelle culturali e artistiche, dai nuovi talenti della Scala ai grandi interpreti del Teatro, al ciclo di incontri con le migliori espressioni dell'economia, della cultura, della società".

"Sharing the World" un ciclo di incontri, ideato da Giulia Cogoli, ha offerto al pubblico le idee e le analisi di grandi specialisti, pensatori italiani e stranieri come il neuroscienziato Giacomo Rizzolati, il paesaggista Mauro Agnoletti, il linguista Andrea Moro o la filosofa Laura Boella e il saggista Jared Diamond.   

Oggi questo percorso è diventato un libro che raccoglie riflessioni e testimonianze degli otto protagonisti per condividere storie e valori

"Un'esperienza di valore, ricca di contenuti. Sono grandi nomi che hanno interpretato la condivisione e la sostenibilità. Ad esempio Ilvo Diamanti che ha sottolineato come nell'Unione Europea la condivisione scarseggi e come nascano nuovi muri e fratture anche a causa della scarsa unità politica. Ma l'Unione resta, al medesimo tempo, un campo di azione morale e politica indispensabile.
O Laura Boella, la quale si interroga sull'empatia e sulle necessità morali adatte a superare le contraddizioni del mondo. "Ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo" scrive Rizzolatti e la nostra tendenza neurologica ci aiuta a condividere anche solo con uno sguardo emozioni e sentimenti".
Un libro piccolo ma intenso, nel quale i contenuti ruotano intorno al concetto dello "Sharing" che stiamo portando al centro della nostra comunicazione".


Quale linea di comunicazione culturale e sociale, dunque, avete deciso per le attività di Intesa Sanpaolo nel 2016?

"Uno dei pilastri è proprio il concetto dello "Sharing" declinato anche nella nuova filiale che ripercorre il modello Expo. Veri e propri "hub" dedicati alla società civile e imprenditoriale, per incontri, confronti, presentazioni. Daremo voce anche alle Start Up, presenteremo ricerche e servizi sul tema dell'occupazione, della ricerca del lavoro nelle comunità sove siamo presenti, con azioni concrete a supporto.
Nei prossimi mesi partirà un road show nelle principali città per presentare questo nuovo modello". 


Che ritorno avete dai clienti o in generale dal pubblico ?

"Una risposta molto positiva dal mondo delle imprese. Abbiamo ricevuto centinaia di lettere dagli imprenditori coinvolti in Expo, disponibili a continuare in nuovi contesti. Il tema dell'Expo ha concentrato nel settore del food e dell'agroalimentare, le imprese di quella prima fase. Oggi possiamo allargare il perimetro a diversi altri settori, siamo tradizionalmente vicini alle imprese e daremo loro spazio. Il nostro sistema di credito ci ha portati in tutta Italia a sostenere il loro sviluppo. La nostra rete è già attiva nel costruire il seguito di questa storia.
A partire dal campo dell'imprenditoria femminile, dove c'è una risposta molto forte che mi aspettavo. Esigenze che vanno intercettate, come quelle che giungono dalle start up innovative, da coinvolgere anche sul lungo periodo. Uno spazio totalmente libero che va occupato.
Le filiali non sono più luogo di transazioni ma di relazioni"

intesa ape (2)
 

La cultura diventa un nuovo strumento di marketing ?

"La cultura è un contenuto pregiato che non esiste dappertutto allo stesso livello. Abbiamo strutture museali e grandi collezioni, le vogliamo mostrare e rendere fruibili. Come accaduto con la mostra di Hayez, appena terminata alle Gallerie d'Italia a Milano, di grande successo. Come lo è stata l'iniziativa "Una notte al museo" quando abbiamo esposto nella nuova filiale di Piazza Cordusio, dalle 21 alle 24, una delle celebri tele "Il Bacio" di Francesco Hayez, nell'ambito del programma "Italia dal vivo".
Portare in diversi luoghi ciò che manca. Tirare fuori dai caveaux opere e oggetti d'arte e renderli visibili nelle filiali che diventano luoghi di cultura e di impresa al medesimo tempo".


Le banche in quanto tali hanno un'immagine a volte discussa, apprezzamenti molto altalenanti da parte della pubblica opinione. Come affrontate questa realtà?

"Precisiamo che il sentimento è controverso. Gli italiani rispondono in un modo se la domanda è generale, ma quando si scende nel commentare la propria banca, l'opinione cambia.
Vedo un malessere che ha tante origini a partire dalla crisi degli ultimi anni che ha investito le economie occidentali e con durezza il nostro Paese. Una crisi che ha distrutto ricchezza, segnando un meno dieci per cento del Pil e meno 23 per cento negli investimenti industriali. 
Dall'anno scorso siamo però tornati a crescere e la disoccupazione è in parziale recupero. Resta il malessere che ha lasciato il segno nelle banche che hanno dovuto assorbire crediti che non tornavano indietro, esponendosi molto verso l'economia reale, perchè ne sono l'architrave.
Inoltre è stato introdotto il "bail in", strumento gestito male dal punto di vista della spiegazione ai cittadini, che poi assistono al default di quattro banche e tutto ciò crea dubbi.
Ma se le domande entrano nello specifico del rapporto con la propria banca, le risposte cambiano. Noi, Intesa Sanpaolo, siamo reputati la banca più solida del Paese alla quale si guarda come un baluardo dell'economia italiana. Abbiamo saputo, proprio nell'era della crisi, rafforzare il patrimonio, fare profitti e soprattutto, distribuire dividendi, mantenendo la fiducia della nostra clientela"

"Per questo la strategia di comunicazione avrà al centro la condivisione, affinchè la banca possa aprirsi alle forze vive del Paese che hanno voglia di tornare a crescere sulla base di progetti reali. Noi eroghiamo da soli tutto ciò che eroga il sistema bancario nel suo insieme: 41 miliardi.
Uno sforzo importante per spingere lo sviluppo dell'Italia agendo come catalizzatore dei due elementi che possono facilitare la crescita del Pil: gli investimenti e i consumi". 


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