
Giulio Tremonti |
Lui smentisce di averlo fatto. Ma chi lo conosce bene racconta ad Affari che lo spigoloso tributarista di Sondrio, le dimissioni le ha minacciate almeno una trentina di volte. "Ha le dimissioni facili", spiegano. "Peccato, perché è bravissimo - aggiungono - ma ha il difettuccio di voler fare il dominus e di ritenersi indispensabile".
Dopo la seconda giornata di tensioni all'interno del Governo sul caso Tremonti (giovedì sono circolate le voci di un documento contro il Superministro stilato da alcuni componenti della stessa maggioranza), il leader della Lega Umberto Bossi ha sgomberato il campo dai dubbi. C'è un tentativo di far fuori - ha rivelato - il ministro dell'Economia, ma io lo proteggo".
Difficile dire chi siano gli artefici di questo disegno eversivo (parola del Senatur). E forse possono essere soltato boatos di palazzo. Certo è che, come conferma un parlamentare del Pdl, un malcontento nei confronti di Tremonti c'è. Ed è soprattutto fra i ministri. Insofferenze che, in tempo di Finanziaria, occasione di assalti alla diligenza, non fanno altro che acuirsi e che la situazione dell'economia, con riduzioni dei gettiti Iva di almeno il 30% e un calo generale delle entrate tributarie, non aiuta certo a risolvere.
Oltre alla Prestigiacomo (i cui contrasti risalgono già alle questioni energetiche nel milleproroghe) e alla Brambilla (a cui Tremonti non ha ancora fornito le risorse necessarie per far partire il suo Ministero), dello schieramento anti-Tremonti farebbero anche parte Claudio Scajola, Mariastella Gelmini, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi e pure Franco Frattini. Mezzo Cdm, insomma. Il minimo comune denominatore? Oltre alla caratterialità di Tremonti, c'è il fatto che il Superministro "è il vero gestore del governo, perché manovra il cordone del borsellino ed è l'unico che può raschiare il barile. Mette o meno, quindi, tutti gli altri nelle condizioni di portare avanti i loro progetti. E Con la Finanziaria light le cui misure, oltretutto, sono legate al gettito di un provvedimento una-tantum, come lo scudo fiscale, la situazione si arricchisce di tensione", racconta una fonte della maggioranza.
Nel palazzo, poi, c'è chi sostiene che anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta non straveda per il numero uno di Via XX settembre. Oltre ad aver concezioni troppo diverse della politica, i rumors riportano anche che il sottosegretario sia stufo di dover fare da collettore dei cahiers de doleances degli altri ministri che, non avendo facilmente udienza da Berlusconi, vanno a lamentarsi direttamente da lui. Disappunto che non ha nascosto in qualche occasione. Il fatto che sia stato proprio lui ad annunciare la riduzione dell'Irap (anche se leggendo una lettera di Berlusconi, in trasferta in Russia) e non il ministro dell'Economia, senza poi non averlo concordato nemmeno con il Tesoro, sembra che sia stato l'elemento scatenante della nuova minaccia di Tremonti.
Ma Tremonti non è solo. Se non ha dalla sua metà compagine governativa, può vantare, però, l'appoggio del mondo dell'economia. Una bella fetta di quei poteri forti che ha nella compagnia San Paolo di Torino, il primo azionista di Banca Intesa, il suo esponente di punta. Al convegno Aspen di sabato a Lecce dal titolo "Nuovi paradigmi di progresso e capitalismo", infatti, Tremonti avrà seduti in platea, oltre ad Angelo Benessia, presidente della fondazione e il suo grande elettore Sergio Chiamparino (schieramento anti-Passera?), anche Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom, Elio Catania, numero uno di Atm, Vittorio Colao, ex Rcs e ceo di Vodafone, Fulvio Conti, a.d. dell'Enel e Cristiana Coppola, vicepresidente di Confindustria con delega per il Mezzogiorno. Assisteranno al convegno anche il segretario generale della Cgil Guglielmo, Piergaetano Marchetti, presidente Rcs e Mr Geox Mario Moretti Polegato.