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Economia
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E' iniziato il ballo del mattone. A danzare sono i Pesenti, re del cemento e famiglia con entrambi i piedi nel salotto buono della finanza italiana. Il gruppo che regge l'impero, Italcementi, chiuderà 9 dei 17 impianti italiani. L'obiettivo è tagliare i costi. Risparmiare sul cemento (anzi, sul lavoro) per investire magari sulla carta o, come ha detto Pietro Scott Jovane, sul digitale. Perché i Pesenti sono uno dei grandi nomi che ancora non ha deciso se aderire all'aumento di capitale di Rcs, gruppo del quale possiedono il 7,4%.

La notiza della sforbiciata sulle fabbriche italiane è arrrivata con una lettera distribuita durante l'assemblea degli azionisti. La richiesta di cemento in Italia, spiegha il documento, è regredita agli anni Sessanta, con il risultato che la produzione attuale risulta fortemente sovradimensionata. La prova è nei conti, chiusi nel 2012 con un rosso da 362,4 milioni. Nel documento si fa presente come "le aspettative di un'inversione della tendenza" si sono allontanate "a causa dell'aggravarsi dello scenario congiunturale, soprattutto in Europa". Tanto è vero, ha poi spiegato il direttore generale di Italcementi Giovanni Battista Ferrario, che la società per il 2013 punterà soprattutto sulle performances di Paesi come Thailandia, India e Marocco, ma anche gli Stati Uniti, dove il 2013 ha visto una buona partenza buona a livello di volumi e di prezzi. Per i Pesenti non è una crisi ciclica, ma strutturale: "Si prevede non si possa più tornare agli elevati livelli pre-crisi" e per questo motivo è stato avviato "un intervento con l'obiettivo di razionalizzare l'apparato industriale e distributivo nazionale, senza per questo ridurre le quote di mercato". il gruppo calcola "110 milioni di efficienze, in gran parte in Italia'" nonostante gli investimenti in arrivo sugli stabilimenti di Calusco e Rezzato.

Un bel risparmio, che potrebbe tornare utile per restare nel salotto di Rcs. I Pesenti hanno un posto nel board di Via Solferino. E la prospettiva di non aderire al maxi-aumento di capitale non alletta. Lo ha fatto indendere il numero uno di Italcementi Giampiero Pesenti. "L'orientamento di massima - ha sottolineato - lo darà il consiglio di amministrazione di Italmobiliare", la holding di famiglia. Però ammette che "la diluizione effettivamente è elevata" per chi deciderà di non aderire alla ricapitalizzazione. La logica sarà quella del tutto o niente: Pesenti ha infatti bollato come "un colpo di fantasia" l'ipotesi che il gruppo sottoscriva l'aumento solo per metà della propria quota.

La famiglia, che in un sol colpo chiuderà oltre la metà degli impianti italiani, non ci sta a perdere il proprio posto in Rcs. Per farlo stringe i cordoni della borsa, ma non rinuncia ai bonus garantiti a presidente e consigliere delegato. Carlo Pesenti ha ottenuto 1,33 milioni di stipendio e 587 mila euro di bonus. E ancora meglio è andata al presidente Giampiero Pesenti: 1,04 milioni in busta paga e un bonus, in un anno di contrazioni com'è stato il 2012, di 3,5 milioni. Non è finita. Perché, come si legge nel bilancio di Italcementi "a favore del Presidente è riconosciuto il diritto ad un 'Trattamento di fine mandato' che maturerà alla conclusione di ogni singolo mandato". La carica è cessata oggi. E' già stata rinnovata dall'assemblea degli azionistii. Ma quell'interruzione di pochi minuti potrebbe garantire a Giampiero Pesenti un'indennità di fine mandato pari a 3 anni di remunerazione, cioè fino a 3 milioni. Un premio che "non verrà corrisposta qualora la cessazione del rapporto sia dovuta al raggiungimento di risultati obiettivamente inadeguati". La conferma già avvenuta elimina questa possibilità.
 

 

 

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