Jolly Hotels/ La storica catena alberghiera rilevata dalla spagnola Nh Hoteles. Un altro pezzo di made in Italy se ne va


Costituita nel lontano 1949 da Gaetano Marzotto, la Jolly Hotels ha avuto la sua prima e più importante diffusione negli anni del "boom" italiano, i ’50. Trani, Catanzaro e Trieste furono le prime strutture della catena, acquisite nel 1952. Nel 1958 gli alberghi erano già diventati 52.


Un prodotto made in Italy, “esportato” anche nel mondo con l’apertura a New York, Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles, Amsterdam e Colonia. Un marchio destinato a scomparire. Ironia della sorte, sarà un italiano, Gabriele Burgio (presidente dell’iberica Nh), a ristrutturarla. E, molto probabilmente, a convertirne il brand in Nh Hoteles.

L'INTERVISTA

Chema Bastarrechea
E’ solo agli inizi la diffusione di Nh Hoteles nel nostro Paese. Così come la scomparsa dello storico marchio Jolly Hotels. Una storia tutta alberghiera, che si è svolta in Italia. Ma che di italiano ha proprio poco e avrà ancora meno. Una storia da paragonare a quella della grande azienda tricolore che fu, l’Alitalia, anch’essa ormai promessa allo straniero di passaggio (Air France?). Nel 2006 Nh Hoteles, prima catena spagnola e terza per diffusione nel Vecchio Continente, si è unita a Joker Partecipazioni e Banca Intesa per costituire Grande Jolly, una nuova società mezza italiana (Joker e Intesa hanno poco meno del 50% del capitale) e mezza spagnola (Nh ha poco più del 50%). Un progetto concepito tuttavia dall’azienda di Madrid per poter controllare (tramite Grande Jolly) la Jolly Hotels, maggiore catena italiana. E per perseguire l’ambizioso obiettivo: “Diventare la prima catena alberghiera in Italia”. E il traguardo è stato raggiunto quando pochi giorni fa Grande Jolly ha acquisito il 91% di Jolly Hotels.

Abbiamo sentito Chema Basterrechea, amministratore delegato di Nh Italia (filiale di Nh Hoteles) per saper di più sulle odierne strategie del colosso spagnolo nel Belpaese e sui motivi di un successo annunciato (quello di Nh) e dell’ennesima crisi di un settore (l’alberghiero) nel nostro Paese.

*BRPAGE*
 
Signor Basterrechea, come si inserisce Nh oggi in un contesto di crisi come quello dell’ospitalità italiana? 

"Il mercato italiano in generale sta soffrendo per diversi motivi. Innanzitutto, per l’effetto Olimpiadi invernali: quando mettiamo in relazione i dati del 2006 con quelli del 2007 non possiamo dimenticarci che grazie ai Giochi di Torino l’anno scorso il Paese ha giovato di un numero di arrivi e presenze molto importanti. Inoltre, la crisi del settore farmaceutico, tra i clienti maggiori nel segmento del business congressuale, ha certamente giocato a sfavore del sistema alberghiero italiano di quest’anno. Secondo gli ultimi dati (di Federalberhi, ndr) la discesa è del 3,2%. Tuttavia, Nh è in controtendenza. Nel primo semestre soltanto gli alberghi Framon (l’altra catena italiana rilevata da Nh, ndr) hanno sofferto".
 
Quali sono le strategie di Nh in Italia ora che le integrazioni con Framon e Jolly Hotels sono concluse? 

"Oggi la nostra filiale italiana è costituita da 58 strutture, di cui 4 col marchio Nh, 15 Framon e 39 Jolly. Contiamo di controllare, entro il 2009, un totale di 70 alberghi in Italia. L’obiettivo è crescere in modo organico, in un mercato che riteniamo prioritario".
 
Nel dettaglio, che cosa ne sarà dei marchi italiani Framon e Jolly Hotels? 

"Entro 2-3 mesi tutti i 15 alberghi Framon saranno convertiti in Nh Hoteles in un processo di “rebranding”. Che probabilmente sarà il passaggio successivo alla ristrutturazione dei 38 hotel Jolly, già avviata la scorsa estate e per cui abbiamo stanziato 100 milioni di euro per i prossimi 3 anni".

*BRPAGE*
 
Dove avete intenzione di aprire nuove strutture per raggiungere l’obiettivo di 70 unità?
 
"A breve apriremo a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Poi a Orio al Serio, Savona, Roma e Palermo. L’idea è inizialmente concentrarsi nei centri urbani". 
 
Secondo lei, che strada deve perseguire l’ospitalità made in Italy per il rilancio?
 
"La cosa più importante è il cambio di mentalità".
 
E cioè?
 
"Gli albergatori e gli imprenditori di settore in Italia hanno una straordinaria competenza tecnica. Ciò che manca secondo me è un approccio al fare squadra, focalizzato verso un obiettivo. Formazione, giovani e mentalità imprenditoriale sono le carte vincenti".
 
Gabriele Brambilla 

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