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Economia
L’Italia torna Paese bancocentrico
. lI miracolo in un contesto di crisi
Prima al Teatro alla Scala, 7 dicembre 2016: il ceo di Unicredit Jean-Pierre Mustier e Il Ceo di Banca Intesa Carlo Messina


Stiamo per tornare o siamo già tornati un Paese finanza-centrico in cui le banche e le assicurazioni macinano utili e sono protagoniste della vita economica italiana? A giudicare dalla pioggia di trimestrali che sta per concludersi a Piazza Affari e da un’industria che arranca (acciaio e automotive in primis), mentre al Ministero delle Sviluppo economico il numero delle crisi aziendali è tornato a lievitare, parrebbe di sì. La crisi ha bruciato capacità produttiva, fatto impennare le ore di cassa integrazione, spinto aziende a fondersi per fronteggiare il peggioramento del contesto economico, ma le banche hanno appena realizzato il miglior trimestre dal terribile terremoto dei mutui subprime.

alberto nagel
 

Per citarne alcune, i primi due istituti di credito, Banca Intesa e UniCredit, in solo tre mesi, da luglio a settembre, periodo dell’anno in cui tradizionalmente l’attività economica è più lenta, hanno realizzato oltre un miliardo di profitti.

Per il gruppo di Jean Pierre Mustier il risultato è stato il migliore del decennio. Per la banca di Carlo Messina, quello appena concluso è stato il miglior bilancio nei primi nove mesi dell’anno registrato dal 2008.

Sempre nella City milanese, Mediobanca, che ora è finita nel mirino di Leonardo Del Vecchio, ha archiviato il trimestre con un utile netto in crescita a due cifre (271 milioni; +10%), proprio come ha fatto un altro nome blasonato della finanza italiana ovvero le Assicurazioni Generali dove i profitti dei primi nove mesi dell’anno sono stati 2,163 miliardi di euro, in aumento del 16,6%. Prestazioni che l’industria si sogna.

donnet
 

Il confronto con lo stato comatoso del Paese (+0,1% il Pil del terzo trimestre) è ancora più evidente, perché questi risultati arrivano mentre la Commissione europea ha affibbiato ancora una volta all’Italia la maglia nera della crescita nell’Eurozona per il prossimo anno (tagliata dallo 0,7% di luglio allo 0,4%), Fiat-Chrysler ha deciso di affidarsi alle taumaturgiche politiche aziendali del portoghese Carlos Tavares, Ceo di Peugeot, per garantirsi un futuro nel mercato delle quattroruote, ArcelorMittal sta per lasciare il Sud Italia in braghe di tela con la bomba sociale dell’ex-Ilva e la politica si è incartata ancora una volta con un governo litigioso e quotidianamente sull’orlo della crisi. Cortocircuito perenne che ha portato i Btp decennali italiani ad essere percepiti dal mercato come più rischiosi di quelli greci.

Non accadeva dal 2008, da prima cioè che Atene sprofondasse in una lunga crisi del debito sovrano che poi ha affrontato con tre piani di salvataggio fatti di prestiti della inflessibile Troika condizionati però all’adempimento di riforme socialmente lacrime e sangue.

C’è da dire che, fra il fiato sul collo del fintech, l’era dei tassi a zero appena prolungata dalla Bce che ha compresso il margine d’interesse e azzoppato in questi anni una delle voci di ricavo per le banche, una sostanziale stagnazione difficile da archiviare e un livello di spread che ha iniziato a sgonfiarsi soltanto dopo il primo semestre di quest’anno, neanche per gli istituti di credito la strada è stata in discesa. Banche che hanno fatto il possibile per cambiare pelle, pulendo i bilanci dalle sofferenze e azionando la leva del risparmio gestito, wealth management e bancassurance, alternativa al business tradizionale. 

Ma al termine di questa accidentata, Mediobanca ha toccato il record storico di capitalizzazione di mercato. Da campione italiano delle polizze vendute allo sportello, Banca Intesa vuole diventare un big della bancassurance a livello europeo UniCredit e Generali potrebbero aprire in un futuro non molto remoto il capitolo del grande M&A, predatrici sullo scacchiere globale.

Pure le banche medie, dopo tre-quattro anni in cui si sono liberate a fatica da miliardate di non performing loans accumulate in bilancio negli anni della crisi, iniziano a sentire i primi benefici in termini di utili. Quel potere bancocentrico che in Italia faceva il brutto e il cattivo tempo in passato, non solo rischia di non esser archiviato, ma nemmeno di essere scalfito.

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