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Economia
La pressione fiscale a Milano danneggia la ripresa
Giampaolo Berni Ferretti

Già a fine marzo nel corso del dibattito su “Milano e il sistema della tassazione locale” una serie di dati molto significativi sulla variazione delle entrate tributarie nel periodo gennaio 2016 - gennaio 2017, a conferma del trend di crescita della pressione fiscale locale, era stata presentata dall'avv. Fabrizio Gaetano Pacchiarotti. Il gettito da riferire agli enti territoriali è cresciuto percentualmente in misura maggiore rispetto a quello erariale.

 

Chiediamo a Giampaolo Berni Ferretti se concorda con queste considerazioni o se qualcosa è cambiato in meglio in questi ultimi mesi

 

“La crescita della pressione fiscale a Milano è ormai un dato di fatto; le politiche comunali sembrano non incoraggiare i cittadini che, rimpiangendo il periodo in cui la destra al governo garantiva un accettabile andamento tassativo, sono oggi timorosi che le tasse possano aumentare”.

 

Quali conseguenze porta questa politica nei confronti dei cittadini?

 

“La tassazione non lascia grandi margini di guadagno, soprattutto a quelle piccole e medie imprese che garantiscono all’Italia il prestigio di cui gode in molti settori industriali. Nel dibattito dello scorso marzo già avevamo dimostrato - ribadisce il consigliere e responsabile Politico del Municipio 1 di Forza Italia Giampaolo Berni Ferretti - come, dopo aver illustrato la panoramica dei principali tributi comunali, la situazione attuale sulla tassazione locale sia figlia di ampli spazi di manovra e discrezionalità dell’amministrazione comunale, alla luce del complessivo riparto di competenze nel settore tributario, nonché della normativa in materia di Federalismo Fiscale”.

 

Possiamo dire che questa politica fiscale danneggia la ripresa?

 

“L’impiego di addizionali comunali si scarica sul mercato del lavoro, sotto forma di un cuneo fiscale che, unitamente alla bassa produttività, impedisce di fatto da anni qualsiasi ripresa”.

Molto chiari, e preoccupanti, sono i dati presentati nel corso del dibattito, cui hanno preso parte anche il giuslavorista Danilo Vitali e per Forza Italia Gianluca Comazzi e Fabrizio De Pasquale.

gettito
Fonte: Corriere della Sera

In effetti Milano è in testa alla classifica dei capoluoghi di regione che hanno visto il maggior incremento di gettito dell’addizionale comunale IRPEF: + 450% dal 2010 (vedasi tabella relativa agli anni dal 2010 al 2014. Fonte: Corriere della Sera). La legge istitutiva dell’imposta municipale propria prevede l’aliquota annuale dello 0,76 per cento nel caso di immobili non costituenti abitazione principale ma, allo stesso tempo, riconosce ai comuni la facoltà di modificarne la misura, in aumento o in diminuzione, sino a 0,3 punti percentuali (Decreto Legislativo 14 marzo 2011, n. 23 – articolo 8, comma 5). Milano ha esercitato la facoltà di modificare in aumento il tributo sino al massimo consentito dalla legge.

Milano non sfugge quindi alla medesima linea di tendenza nazionale che vede ormai consolidarsi la sempre maggiore importanza dei tributi locali nell’ambito del complessivo ordinamento tributario. "Ma tale evoluzione è frutto di un ampliamento della potestà impositiva dei comuni?" si chiedeva l'avv. Fabrizio Pacchiarotti nella sua relazione del marzo scorso. "La risposta non può che essere negativa poiché altre sono le motivazioni sottostanti al trend di crescita della fiscalità locale. Essenzialmente la riduzione dei trasferimenti statali agli enti locali e l'impossibilità di elevare ulteriormente il livello del prelievo erariale già ritenuto insopportabile".

“Ai Milanesi che in questi giorni hanno o dovranno pagare le imposte” conclude il Responsabile Politico del Municipio 1 di Forza Italia Giampaolo Berni Ferretti “bisogna incominciare a dare delle risposte. E’ mai possibile che il trend di crescita della tassazione sia in inesorabile ascesa?”

La soluzione potrebbe essere costituita dalla graduale e parziale traslazione del gettito verso forme di imposizione “non obbligatorie”, esercitando una facoltà che la normativa primaria riconosce al potere regolamentare comunale di istituire e modulare alcuni tributi locali minori, ad es. l’imposta di soggiorno, così come l’allineamento delle tariffe ad altre grandi città (ad es. Firenze o Venezia). Infine resterebbe la creazione di una imposta di scopo, facoltà non esercitata da Milano, anche se a dire il vero questo tipo di tributo ha avuto poco successo a livello nazionale.

 

Si può invertire il trend?

 

“Un contributo di idee su cui riflettere potrebbe essere quello di investire su efficienza, cooperative compliance e lotta all’evasione. La potestà regolamentare del comune si esplica pienamente con riguardo al procedimento di accertamento e riscossione non operando il vincolo della riserva di legge a differenza della fase istitutiva e della disciplina sostanziale. Quindi: incremento nel gettito dei tributi locali e compartecipazione alle maggiori entrate erariali derivanti dall’attività di accertamento fiscale”.

Del resto in cinque anni, dal 2011 al 2015, i comuni che partecipano all’accertamento dei tributi erariali hanno ottenuto più di 71 milioni di euro.

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