Lagostina/ Un pezzo di storia industriale italiana se ne va. Verso la Seb-Tefal

Venerdì, 25 febbraio 2005 - 15:24:00

Crisi di liquidità che costringe la proprietà a cedere l'azienda. E' un'impietosa legge dell'economia ed è ciò che sta succedendo alla Lagostina di Omegna. Società leader in Italia e in Europa nella produzione di pentole a pressione e autentico gioiello del made in Italy. Che, per difficoltà finanziarie, potrebbe ritrovarsi di proprietà del colosso multinazionale Seb-Tefal, big player mondiale nel settore degli utensili da cucina e dei ferri da stiro.

A novembre 2004, si avvertono le prime avvisaglie di un probabile avvicendamento al timone dell'azienda. Cominciano a circolare le voci messe in giro proprio dal proprietario dell'azienda di Omegna, l'ingegner Vitaliano Moroni. Secondo cui, la proprietà sarebbe intenzionata a vendere il pacchetto di maggioranza.
Ma la crisi finanziaria attanaglia la Lagostina da più di due anni. Moroni si è trovato a fronteggiare l'uscita dall'assetto proprietario del gruppo Maccaferri, importante società edile di Bologna. E così, l'ignegnere piemontese, la cui fabbrica è stata resa celebre nel 1969 da "Linea", lo storico omino della pubblicità ideata da Osvaldo Cavandoli, è costretto ad indebitarsi con una banca, un rosso che non riuscirà più a ripagare. 

In questo modo matura la decisione di vendere. A metà febbraio, Moroni rilascia un comunicato in cui afferma che, a seguito di un'offerta della Seb, proseguono i colloqui in corso per la vendita e che, entro due mesi, le trattative dovranno chiudersi con la presentazione di una proposta definitiva e un nuovo piano industriale.

L'identità del possibile acquirente, quindi, diventa certa, ma iniziano le proteste dei sindacati, perché la multinazionale francese potrebbe non garantire la permanenza della produzione della Lagostina in Italia. Proteste che hanno portano i sindacati a chiedere l'apertura di un tavolo alla Provincia di Verbania con l'azienda affinché garantisca il futuro dei 250 lavoratori. Nell'ultimo comunicato rilasciato, l'azienda ha confermato "l’esistenza di trattative con il Gruppo Seb allo scopo di valutare un loro ingresso, anche in maggioranza, nel capitale di Lagostina e le possibili sinergie di carattere finanziario, industriale e commerciale che potrebbero derivare da tale ingresso". Ponendo , però,come condizione pregiudiziale, il mantenimento del sito produttivo ed alcune importanti funzioni aziendali in Omegna. 

Settanta milioni di euro di fatturato nel 2001, 250 dipendenti. Fa tristezza sapere che un pezzo della nostra storia industriale, una di quelle storie di successo di capitalismo familiare, figlie del boom economico degli anni '60 potrebbe andarsene. E non perché vittima della spietata concorrenza cinese, ma perché quest'azienda ha difficoltà a reperire liquidità per rientrare con le sue esposizioni finanziarie. Per l'autorevolezza del caso sarebbe da portare il caso all'attenzione di Roma. Ed è quello che i sindacati intendono fare se non riusciranno ad avere risposte in sede regionale.

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