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L’asso nella Manica/ L’energia elettrica si ricaverà dalle maree

Mercoledí 28.01.2009 12:09

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Sono diversi i progetti in corso per sfruttare l’energia silenziosa, invisibile, prevedibile e rinnovabile delle maree. La conferma viene dal simposio che si è tenuto proprio in questi giorni al Museo della tecnica elettrica di Pavia.

L’evento, di respiro internazionale, dal titolo “Energia elettrica dalle maree”, è stato organizzato dal Centro di ricerca dell’università di Pavia e dallo Iet (Institution of engineering and technology) di Londra.

Tra i più interessanti c’è il progetto presentato da Michael Wrigley, fellow Iet e presidente di Iet France, e Antonio Savini, direttore del Museo pavese, che punta a sfruttare le forti correnti prodotte dalle maree che spazzano le coste britanniche e il canale della Manica per produrre elettricità.

“Il mondo intero ormai ha compreso che le fonti energetiche che stiamo consumando sono finite - spiega Savini - e che, d’altra parte, le massicce emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera, a causa della produzione e del consumo di energia, non possono essere ignorate. Innumerevoli studi sono stati fatti e sono in corso alla ricerca di fonti alternative di energia. Tuttavia la politica energetica dei maggiori paesi, compresa l’Unione europea, non brilla per coerenza. Alcuni Paesi hanno recentemente intensificato lo sfruttamento dell’energia del vento; tale sfruttamento però, oltre a presentare problemi ambientali, non offre garanzia di continuità”.

Secondo il direttore del museo, quasi tutti gli studi sembrano trascurare il fatto che l’Europa ha una lunga zona costiera, parte della quale presenta significative correnti di marea.

Chiunque, per esempio, abbia navigato lungo le coste britanniche e nel canale della Manica sa quanto sono forti le correnti dovute alle maree.

“Perché non sfruttare queste correnti? - si chiede Savini - Da questa osservazione è nato il progetto. Ora occorre inventare tecnologie innovative per il dimensionamento di enormi turbine sommerse da collocare in ambiente molto ostile. Occorre studiare il problema del trasporto dell’energia prodotta. E naturalmente occorre trovare gli ingenti investimenti necessari. Da molti punti di vista il progetto è confrontabile con quello della realizzazione di una centrale nucleare e richiederà perciò un lungo periodo per arrivare a maturazione”, continua Savini.

Ma le prime realizzazioni hanno dato risultati incoraggianti

da e-gazzette.it


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