Diciassette conti segreti di Marcegaglia nel mirino del Fisco

Martedì, 11 novembre 2008 - 12:05:00
Il pubblico Ministero della Confederazione elvetica, attraverso una lettera spedita la scorsa settimana all'ufficio del procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, riapre il caso sui conti esteri della famiglia Marcegaglia. Nel mirino ci sarebbero diciassette conti congelati, quattro dei quali erano già stati scandagliati durante l'inchiesta Enipower. Va ricordato in questo contesto che a marzo 2008 il figlio del fondatore del gruppo aveva patteggiato una pena - sospesa - di 11 mesi per corruzione, pagando poi circa 6 milioni di euro. Adesso però gli investigatori elevetici vogliono capire cosa fare di quei rapporti bancari, conti intestati anche a Steno e al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Tali conti sono stati esaminati anche dall'Agenzia delle Entrate di Mantova, nell'ambito di una ricerca volta a verificare eventuali reati fiscali. 

L'accusa - Il gruppo Marcegaglia, a cavallo tra gli anni novanta e l'inizio di questo decennio, comprava l'acciaio da alcune società di trading incaricate di riversare i margini di guadagno su appositi conti cifrati. Tra di esse, la londinese Steel Trading, che operava attraverso il conto Q5812712 presso la Ubs di Lugano. Le plusvalenze milionarie? Trasferite successivamente sul conto Q5812710 aperto sempre presso la stessa banca svizzera e intestato a una società delle Bahamas, la Lundberg Trading. Il beneficiario finale dei conti era Steno Marcegaglia, padre e fondatore della società. Identico meccanismo per altri due conti svizzeri, intestati a Steno e alla figlia Emma. Nel mirino le vendite dell'acciaieria bulgara Kremikovtzi e alcune acciaierie indiane.

Gli investigatori hanno messo la loro lente anche su altre due operazioni: il 31 gennaio 2004 un cliente iraniano ha versato 150mila euro per l'acquisto di un macchinario e ad aprile 2004 un argentino ne ha messi altri 44mila euro per alcuni pezzi di ricambio venduti dalla Marcegaglia Spa. Tirate le somme, gli inquirenti ritengono che i soldi transitati sui quattro conti sono di alcuni milioni.  Ora tutta la documentazione dei conti analizzati dalla procura di Milano è nelle mani del nucleo tributario della Guardia di finanza e della Agenzia delle Entrate di Mantova per verificare possibili reati fiscali, soprattutto in rapporto a compravendite in nero e a eventuali false fatturazioni. L'Autorità giudiziaria elvetica dal canto suo aspetta indicazioni dalla procura di Milano. Non dimentichiamo che Antonio Marcegaglia, nella ricostruzione davanti ai pm, aveva parlato di alcuni rapporti cifrati e spiegato come venivano utilizzati quei fondi: "risorse riservate che abbiamo sempre utilizzato nell'interesse del gruppo per le sue esigenze non documentabili", aveva messo a verbale il 30 novembre 2004.  Con quei proventi venivano pagati estero su estero i bonus per i manager che lavorano al di fuori dell'Italia. "Per tutte le esigenze di questo tipo che avevo a Mantova mi facevo consegnare presso il mio ufficio il denaro che occorreva per pagare fuori busta dirigenti, collaboratori ed altro", disse Antonio Marcegaglia. A volte i contanti servivano per acquistare beni, come una Mercedes o un casale in Toscana.

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