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Economia
Mediaset cede a F2i il controllo di Ei Towers, via al risiko delle torri

Ei Towers vola a +15% abbondante ai 56,8 euro per azione a Piazza Affari, dopo aver anche toccato un picco di 57,5 euro per azione, grazie all’annunciata Offerta pubblica d’acquisto a 57 euro per azione lanciata da F2i Fondi Italiani per le Infrastrutture e Mediaset. Con questa operazione Mediaset, già socia al 40% della società delle torri, è destinata a passare dal ruolo di socio di controllo di fatto di EI Towers (il resto dell’azionariato è frazionato tra investitori retail e grandi fondi, tra cui Artemis Investment Management, socia al10%, BlackRock, al 9,06% e Threadneedle Asset Management, al 9,12%) a quello di mero socio di minoranza, al 40%, di 2i Towers, ossia del veicolo che ha annunciato l’Opa, rivolta all’intero capitale e finalizzata al delisting del titolo dal listino azionario di Milano.

Può sembrare un dettaglio tecnico ma non lo è: grazie al passo indietro di Mediaset gli analisti vedono possibile una successiva possibile integrazione di Rai Way, che infatti sale a sua volta del 19% abbondante a 4,865 euro per azione, avendo anche toccato in giornata un picco di 4,88 euro. Un consolidamento del mercato delle torri è del resto atteso da molti analisti, in scia a quanto già avvenuto in altri paesi, ma sinora era giudicato irrealistico proprio per il rischio che la mossa fosse percepita come un “regalo” al gruppo del biscione di asset del suo storico concorrente a controllo statale.

Giudizi sostanzialmente favorevoli all’operazione sono già giunti dagli analisti di Beremberg, per cui il prezzo offerto è “equo” con un multiplo di 21,6 volte l’utile rettificato 2019 e visto l’upside dato proprio dal possibile consolidamento del settore, da Exane Bnp Paribas, che peraltro non vede “uno scenario politico ideale per un via libera a un accordo con Rai Way”, ma ritiene che questa resti “una possibilità nel medio termine”. Equita Sim, poi sottolinea come il vantaggio per Mediaset sarebbe proprio legato al fatto “che un’eventuale aggregazione con Rai Way, che dovrà essere approvata dal governo, diventa ora più probabile grazie all’intervento di F2i”.

In F2i i soci sono Cassa depositi e prestiti, Intesa Sanpaolo e Unicredit (tutte socie al 14% di F2i Sgr), Ardian (8,4%), Cic (China Investment Corporation) e Nps (National Pension Service), entrambe socie al 6,72%, oltre a 9 fondazioni bancarie italiane, tra cui in particolare Fondazione Cariplo (socia al 7,28%) e due casse di previdenza (Inarcassa è socia al 6,33%, Cassa Geometri al 5,04%). Visto che insieme Ei Towers e Rai Way controllerebbero l’80% circa del mercato delle torri televisive, il senso industriale di un’aggregazione sarebbe indubbio e la presenza di Cdp tra i soci di controllo del futuro azionista di riferimento di Ei Towers potrebbe effettivamente rendere meno “ostico” procedere in tal senso, dopo che nel 2015 l’Opas lanciata da Ei Towers su Rai Way finì su un binario morto per ostacoli politici (dovendo il 51% di Rai Way rimanere sotto controllo pubblico secondo l’allora governo Renzi).

La partita che si sta aprendo potrebbe però essere più ampia e coinvolgere Inwit, società per gli impianti di trasmissione controllata al 60% da Telecom Italia/Tim (e in cui è nuovamente presente il fondo Threadneedle col 5%) che a Piazza Affari capitalizza poco meno di 4 miliardi di euro ed il cui titolo oggi sale a sua volta di oltre il 3%, piuttosto che CellNex, società di infrastrutture per le telecomunicazioni wireless partecipata da Abertis il cui 29,9%, dopo l’Opa di Hochtief sul gruppo spagnolo, è stato rilevato dai Benetton tramite Edizione per poco meno di 1,5 miliardi (il closing è avvenuto la scorsa settimana). Proprio i Benetton devono ora decidere che fare, se accelerare il passo e provare a favorire un’integrazione con Inwitt o aspettare l’evolversi della situazione, col rischio però di rimanere indietro nel caso di un eventuale ulteriore consolidamento.

Alla finestra resta anche, per il momento, “l’ingegnere” Carlo De Benedetti, che controlla, tramite Gedi, il 30% di Persidera, società che controlla 5 mux digitali terrestri e che fa riferimento a Telecom Italia/Tim. Persidera secondo Mediobanca vale 375 milioni di euro (75 milioni per mux) e secondo gli accordi presi da Vivendi con l’Antitrust avrebbe dovuto essere ceduta, ma proprio Gedi ha risposto picche all’unica offerta pervenuta, lo scorso marzo, da parte di F2i e Rai Way e pari a 250 milioni. Se l’obiettivo ultimo di F2i fosse quello di dar vita a un “operatore unico di rete”, ossia un polo che riunisca le infrastrutture di telecomunicazioni e di broadcasting, anche Persidera potrebbe rientrare tra i futuri obiettivi. Viceversa, se F2i decidesse di focalizzare i suoi investimenti solo su uno dei due versanti, la parte di torri in “eccedenza” potrebbero essere oggetto delle ambizioni di Cellnex o di qualche “nuovo entrante” come Iliad, gruppo telefonico francese che fa capo all’imprenditore Xavier Niel di recente sbarcato in Italia come quarto gestore mobile e che attualmente ha in affitto da Cellnex oltre 7.700 torri per la copertura radiomobile in Italia, oltre ad aver acquisito circa 300 torri ex Wind Tre, ma che potrebbe essere interessato a rafforzare ulteriormente la rete proprietaria, se si presentasse la giusta occasione.

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