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Economia
Mediterraneo, stime di crescita del 3,2% dei traffici via mare fino al 2022

Il Mediterraneo è sempre più strategico nei traffici marittimi mondiali. Gli investimenti della Cina, il ritrovato slancio del canale di Suez, le strategie aggressive della portualità, anche grazie alla presenza delle free zone strutturate, stanno concentrando ancora di più l’attenzione verso il mare nostrum da parte degli operatori marittimi sia imprenditoriali che infrastrutturali. Sono soprattutto gli investimenti cinesi in portualità e logistica che continuano a caratterizzare quest’area: dopo il Pireo per l’East Med, Istambul per il Mar Nero e l’hub di Valencia per il West Med. Inizia così una nuova fase per la portualità europea e mediterranea, un nuovo paradigma 5.0 in cui lo scalo dovrà attuare strategie non solo votate all’attrazione di traffico ma all’innovazione e all’internazionalizzazione del territorio, al sostegno e alla collaborazione con la ricerca e con la formazione, all’intermodalità e alla connessione logistica-industria manifatturiera. E’ quanto rileva lo studio di Srm, il centro studi legato ad Intesa Sanpaolo, che sarà presentato oggi a Bruxelles al Parlamento europeo. Affaritaliani  anticipa i punti essenziali dello studio che saranno illustrati da Alessandro Panaro (nella foto), responsabile Infrastrutture ed Economia del mare di Srm. Secondo stime degli analisti di Srm, il trasporto via mare continuerà a crescere nei prossimi anni. Le previsioni nel medio-lungo periodo prevedono infatti un incremento annuo dei traffici del 3,2% fino al 2022 che toccherà in special modo il segmento container e le rinfuse solide. La parte più significative di questo incremento interesserà le economie emergenti con una quota sul totale del 59% dell’export e del 64% dell’import. In particolare crescerà la movimentazione con l’Asia con il 40% dell’export e il 61% dell’import. Per effetto di questo nuovo assetto, osservano gli analisti del centro studi, si ridurrà fino ad azzerarsi il gap competitivo degli scali del Mediterraneo del Sud con quelli del Nord dello stesso mare. Suez registra già crescite record nel 2017 con 909 milioni di tonnellate transitate e oltre 17.500 navi con un incremento dell’11% sull’anno precedente, e il Sud Est asiatico diventa la prima regione di destinazione delle merci in transito con il 27% del totale. In questo contesto cresce di sei volte il traffico container nel Mediterrareo: negli ultimi venti anni cresce del 500%, mentre i primi trenta porti superano di gran lunga la soglia dei 50 milioni di teus. Nel 1995 erano appena 9 milioni. Secondo il Liner Shipping Connectivity Index dell’Unctad, gli scali del Nord Africa e della Turchia dal 2004 ad oggi hanno quasi ridotto il gap competitivo con i porti del Nord Mediterraneo. “L’indicatore riporta un divario che nel 2004 era di 26 punti ed oggi solo 6”, sottolinea Panaro. “Il gap si è ridotto di 20 punti anche nei confronti del Northern Range passando da 50 a 28 punti base”, aggiunge. L’indagine rileva inoltre che gli investimenti proseguono, soprattutto lungo le vie della seta. “Tali investimenti -commenta Panaro- consentiranno alla Cina di realizzare al 2020 un export nei paesi interessati di circa 780 milioni di dollari ed un import di 570 milioni. Fino adesso gli investimenti del Dragone hanno toccato i 4 miliardi di euro dapprima con il Pireo, poi con Valencia e Zuebbrugge. Ma la Cina è interessata non solo ai porti del Nord Europa ma anche nel Middle East con ingenti investimenti nell’area egiziana, algerina ed Emirati Arabi, mercati ancora con ampi margini di opportunità”. Sono soprattutto i segni di un’accresciuta centralità del Mediterraneo nel contesto geo-economico mondiale che emergono dall’indagine di Srm. “Di questi fenomeni -commenta Panaro- l’Italia può beneficiare fortemente ma occorrono con urgenza investimenti  sui collegamenti ferrovia-porti, sull’intermodalità e sulla logistica portuale.

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