| Paura-deficit/ Il timore dell’effetto-domino può costare da 1 a 4 miliardi di euro al Tesoro italiano Lavoro a stelle e strisce/ L'economia Usa perde a gennaio 20 mila occupati, a fronte di un atteso incremento di 5 mila unità. A dicembre l'economia aveva perso 150 mila addetti (dato rivisto dalle iniziali -85 mila unità), mentre a novembre gli addetti sono saliti di 64 mila unità, in netto rialzo dalle iniziali +4 mila unità. Il tasso di disoccupazione (calcolato su una diversa base statistica scende ai un minimo da 5 mesi del 9,7%, a fronte del 10% di dicembre e di un atteso aumento al 10,1% |
Altri 100 miliardi di euro di capitalizzazione in fumo. Non è bastato il miglioramento della situazione del mercato del lavoro statunitense (a gennaio il dipartimento del Lavoro Usa ha comunicato che il tasso di disoccupazione è calato dal 10% al 9,7%) a far prendere fiato ai listini del Vecchio Continente che hanno archiviato la seduta odierna ancora bersagliati dalle vendite (ieri erano andati persi 150 miliardi di euro).
Se subito dopo la diffusione del dato le Borse erano riuscite a recuperare un poco, nel finale i timori per la tenuta del debito di Spagna e Grecia e la speculazione sono tornate a farla da padrone. Deprimendo nuovamente tutti gli indici. Con alcuni sprazzi in cui si è assistito a un vero e proprio panic selling.
E così ha chiuso male Madrid, dove l'indice Ibex 35 a 10.103,3 punti ha ridimensionato però il crollo di ieri con una discesa dell'1,35%. Anche il Psi 20 di Lisbona a 7.341,56 punti ha ceduto l'1,36%, mostrando un
recupero rispetto al profondo rosso di ieri.
A registrare le maggiori perdite sono state la Borsa di Atene dove l'Ase 20 lascia sul terreno il 4,03% a 938,09, seguita da Parigi con il Cac 40 al -3,4% a 3.563,76 punti e Milano al -2,75% a 20.815 punti. In calo, ma più contenuto, il Dax di Francoforte a 5.434,34 punti (-1,79%), lo Smi di Zurigo a 6.279,98 punti (-1,82%) e il Ftse 100 di Londra a 5.060,92 punti (-1,53%).
Gli investitori continuano a guardare con preoccupazione lo stato di salute dei conti pubblici di Spagna, Grecia e Portogallo nonostante i messaggi sulla solidità dell'area euro che sono arrivati dalla Banca Centrale Europea e dalle istituzioni di Bruxelles.
A questo si è aggiunto l'effetto speculazione. Secondo alcuni esperti di mercato, i timori per l'Eurozona sono stati un pretesto preso dagli investitori per portare a casa i profitti realizzati con la corsa registrata dalle Borse negli ultimi mesi. Insomma, pare che la correzione dei mercati, annunciata a più riprese ma mai veramente concretizzata, sia arrivata per davvero.
"È evidente che gli speculatori stiano smontando le posizioni: sta crollando l'euro e stanno crollando anche le Borse europee", ha commentato un trader, secondo il quale numerosi investitori internazionali negli ultimi mesi hanno preso a prestito negli Stati Uniti, dove il costo del denaro è poco più di zero, e hanno investito in Europa, provocando un rafforzamento dell'euro rispetto al dollaro. Non appena, come in questi giorni, ci sono notizie preoccupanti "vengono quindi smontate le posizioni e quindi si assiste a un movimento contrario, di indebolimento della moneta unica, repentinamente piombata ai minimi da giugno 2009, e di crollo degli indici borsistici e anche dei prezzi dei bond".
A Piazza Affari, forti perdite (ribassi superiori al 5%) per Pirelli e Cir, tra i titoli principali. Male anche Fiat che ha ceduto il 4,30%, risentendo anche del clima negativo sul settore auto in tutta Europa. Sempre tra le blue chip flessioni modeste solo per Terna, Snam e Lottomatica. Male anche i bancari con Intesa Sanpaolo in calo del 4%, banco Popolare -3% e Ubi Banca -2,90%. Ribassi oltre il 3% anche per Autogrill, Generali, Fonsai, Eni e Buzzi.
Nel complesso pesante il settore editoriale. Mediaset ha lasciato sul terreno il 3,20%, Mondadori il 3,80%. Peggio hanno fatto Rcs Mediagroup con uno scivolone di oltre il 6%, L'Espresso ha ceduto il 6,05% e Class oltre il 5%. Sul listino principale, in controtendenza solo Safilo che è salita del 5% dopo l'annuncio dell'accordo sul finanziamento senior con un pool di banche e la sottoscrizione da parte di Multibrands Italy, controllata da Hal, dell'aumento di capitale di 12 mln. Che ha portato gli olandesi all'11% circa del capitale della società padovana.
Andrea Deugeni