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Economia
Mr Minibond ad Affaritaliani.it: "Ecco dove sbagliano gli imprenditori italiani"

Che il mercato dei Minibond Italiani sia in accelerazione non ci sono dubbi. Ormai andiamo al ritmo di quasi una emissione a settimana. Nei giorni scorsi Alessandro Sannini, uno dei maggiori esperti italiani in questo segmento di fixed income, è entrato nel consiglio di amministrazione di PMV Capital Services SA, nuova boutique finanziaria che sicuramente nei prossimi mesi sarà protagonista sia sul mercato Italiano che Europeo. Il cocktail Minibond, insomma, strada per disintermediare dalle banche per trovare capitali freschi per trovare nuove vie di sviluppo per le aziende italiane strizzando l’occhio al private equity, e la confederazione elvetica che è comunque crocevia di investitori sofisticati e permette una connessione con altre piazze finanziarie come Londra e l’Oriente. 

L'INTERVISTA
 
Prima Londra, poi la Svizzera nel consiglio d’amministrazione di PMV Capital Services SA. Qual è l’idea di fondo? 
"L’idea principale è lavorare dall’estero per l’Italia, senza entrare in dichiarazioni renziane. A parte la situazione italiana, sono convinto che esistano delle eccellenze nelle piccole medie imprese che possono essere valorizzate e rese world class con un lavoro prodromico di preparazione che sia davvero un percorso di crescita interna ed esterno. Il Minibond è un 'aperitivo' di capital markets per le aziende italiane che le può portare sui listini di borsa o in altre operazioni straordinarie. L’idea di fondo è creare nei prossimi mesi 'una factory' dei bond a respiro europeo aperta globalmente, ricca di controparti e di interesse vero, fuori dalle logiche bancarie italiane ed assolutamente premiante e meritocratica. Porto l’eccellenza in giro per l’Europa con spirito classico per quanto riguarda la valutazione finanziaria, nel senso che deve essere ineccepibile e romantico perché credo nei progetti, nelle idee e soprattutto mi piacciono le aziende. Deve diventare una rete globale, dove ci siano controparti e fondi specializzati connessa ad una forte capacità di origination".

Qualche settimane fa c’è stato un convegno a Parma, dove era presente l’ambasciatore italiano in Svizzera Corrado Risi in una tavola rotonda dove il tema era proprio i Minibond, conferma il grande interesse per le obbligazioni italiane in Confederazione Elvetica?
"Non ero presente al convegno, ma confermo l’interesse. La Svizzera è un paese dove c’è una quantità spaventosa di depositi, molti di italiani di matrice non dichiarata. In Ticino soprattutto questi depositi si possono tramutare in sottoscrizioni per i corporate bond italiani, quindi in finanza fresca per le imprese italiane.   Se non altro, l’evasione fiscale, che ovviamente è qualcosa di disdicevole, può essere di aiuto per il nostro paese, che deve portarsi verso un rinascimento e lo può fare solo dando linfa vitale, cioè finanza finanza fresca alle imprese che se lo meritano nonostante tutto".
 
E il resto dell’Europa come si pone verso i Corporate Bond italiani?
"C’è un interesse marcato verso il prodotto. Il problema sta nella qualità degli emittenti. Nel senso che putroppo una delle patologie degli imprenditori italiani è quella di ritenere che gli economics delle loro aziende siano un segreto da nascondere gelosamente. E tutto questo è incompatibile con il diventare interessanti per gli investitori.  Ad esempio TBS S.p.a che è davvero un’azienda bellissima , con un business model  favoloso ha avuto come bookrunner oltre alla Popolare di Vicenza un operatore britannico".
 
Come fa una PMI italiana ad avere successo nel Debt Capital Market?
"Non si corre la maratona di New York se non sei preparato per farlo.  La fame di finanza, il nervosismo da credit crunch ha portato a pensare che un Corporate Bond sia un prodotto bancario. In realtà è un prodotto finanziario, di mercato che ha più a che fare con una quotazione in borsa che con la richiesta di un finanziamento in banca. Il tuo interlcutore non è un direttore di banca, ma l’appeal che si ha su investitori sofisticati. Quindi grande attenzione al contenuto. Ma anche alla forma. A parte le grandi, sul listino Extra Mot Pro molte aziende hanno una comunicazione indecente.  Qualcuno non ha inteso che i Capital Markets sono un universo in cui contano molto i numeri, ma anche il come ti presenti. Non sono soldi buttati via  comunicazione, roadshows e far si che il corporate il bond non sia solo un costo o denaro fine a stesso, ma uno sforzo corale dell’azienda a tutto tondo e anche un’operazione di immagine".

Quali sono le difficoltà nel far comprendere i benefici dei Capital Markets agli imprenditori italiani?
"La prima difficoltà è che la prima risposta che un imprenditore italiano, la prima cosa che pensa quando si parla di Capital Markets ed in questo caso di Minibond è il prezzo che dovrà pagare per l’arrangement dell’operazione ed il collocamento del titolo. La seconda è che tendenzialmente l’imprenditore italiano ha una bassa cultura della trasparenza. Le aziende padronali italiane, hanno bassa cultura di trasparenza, quindi ad esempio hanno l’abitudine di sventolare ai quattro venti proclami di crescita,  non parlando mai di economics e ritenendo i propri numeri segreti da custodire gelosamente. Uno dei requisiti per fare un Minibond è la certificazione di bilancio. Molto spesso anche grandi aziende con grandi numeri non ce l’hanno".
 
Cos’è PMV Financial Services SA e Twin Advisors&Partners?
"Nel mondo dell’America’s Cup di una volta, che conosco piuttosto bene, c’era una grande segretezza sullo studio dello yacht, poi ad un certo momento c’era lo svelare le forme della barca. Per ora non è il momento di svelare tutto il team, le linee d’acqua.  E’ entrato con me nel board Robert Van Maasdijk che ha un curriculum nelle maggiori banche mondiali e nella gestione di “alternative investments” e dei track records internazionali  incredibili . Ne arriveranno altri. Pmv Financial Services SA diventerà un operatore pan-europeo, efficiente, e di altissima qualità che permetterà alle SME’S italiane, e agli operatori di esprimere il meglio sui mercati internazionali non solo nel fixed income. Twin Advisors&Partners è a Londra, è l’advisory company, che è quella che materialmente “monta” le operazioni insieme ad altri partners in outsourcing. Il director  è Alessandro Santo, anche lui con un curriculum invidiabile. Startupper seriale, investitore ed advisor, ex Bain passato poi nel mondo del venture capital con un MBA alla Columbia University".
 
Quali operazioni  avete in corso?
"Siamo entrati da pochi giorni in collocamento con il Coffee Bond di Arnold  Cafè.  Catena di caffeterie particolarmente presenti a Milano. Primo esempio italiano di cedola pagata mensilmente. Consuetudine piuttosto comune nel mondo anglosassone, la cedola mensile. L’azienda  è interessante anche per il suo fondatore che è Alfio Bardolla che è leader di mercato per quanto riguarda il coaching finanziario.  Arnold Cafè ed il suo coffee bond vista la dimensione non elevata, si parla di tre milioni, è un caso interessante per molte aziende italiane anche di piccole dimensioni che vogliono svilupparsi senza il ricorso al credito bancario. Comunque stiamo valutando tutta una serie di dossier di dimensioni più elevate, di aziende italiane, nei settori dell’energia, dell’IT, da costruire e collocare nei prossimi mesi per diverse decine di milioni di euro.  La modalità di intervento è quella di un desk da investment bank, passo passo l’azienda viene seguita in tutte le varie attività che deve portare a termine per giungere ad un’operazione di successo".
 
I settori che sono interessanti per i Capital Markets e per i Minibond?
"La logica di valutazione è molto simile a quella di Private Equity, almeno per quanto mi riguarda, quindi si vanno a scegliere settori ad alta marginalità, con tradizione e facilmente comprensibili agli occhi di investitori stranieri. Sul Desk allo stato attuale abbiamo Arnold Coffee che è in collocamento ma una serie di aziende manifatturiere, IT e di altro genere. Ce n’è qualcuna all’orizzonte in settori molto particolari che potrebbe rappresentare un qualcosa di inedito per il mercato italiano. Sarei orientato a ricercare emittenti di qualità in settori ad alta marginalità come la filiera farmaceutica ed health care.  Si parla in rassegna stampa, di bond dedicati all’agricoltura, ma ancora non è è apparso nulla che riguardi il vino o la filiera vitivinicola che gode di un momento di grande salute, ad esempio il prosecco".
 
Allo stato attuale qual è la dimensione del mercato dei Minibond?
"Il mercato, che a oggi ha in rampa di lancio altre 33 emissioni annunciate, sta maturando.E’ arrivato a quota 650 milioni di euro spalmati su 60 emissioni  il controvalore nominale dei minibond quotati all’ExtraMot Pro di Borsa Italiana a metà ottobre, grazie in particolare a un terzo trimestre di quest’anno che ha visto un’ esplosione del numero delle emissioni (25) e di valore (362 milioni), che ha portato a un vero e proprio balzo nei valori dai 331 milioni di minibond quotati a metà luglio. La forchetta di rendimento di tutte le emissioni dall’11 luglio a oggi oscilla infatti tra il 4 e il 7%. In precedenza, si erano invece, registrate emissioni che offrivano rendimenti assai superiori, anche di 300 punti base. la prevalenza di minibond emessi da pmi con sede nella zona di Milano e in Veneto".
 
Lei spesso, si trasforma in Professore, e va parlare agli studenti italiani di Minibond, come reagiscono?
"Ho fatto il guest speaker in varie università. A Trento ad esempio ho seguito una ragazza nella sua tesi di laurea sui Minibond, che forse era una delle prime in Italia. L’ultima lezione è stata all’Università di Padova nel corso del Prof.Francesco Zen. Gli studenti, che sono interessati all’argomento perché la finanza straordinaria non è così presente nei programmi dei corsi di laurea, e molti di loro sono affascinati dal mondo della cosiddetta alta finanza perché hanno visto più di una volta film come Wall Street.  Altri sono affascinati dal mondo delle startup".  
 
E del suo Nordest cosa dice?
"Il Nordest nonostante tutto ha ancora delle eccellenze, è un territorio dove si possono trovare emittenti di qualità, con storia e tradizione da portare sui mercati internazionali con emissione di corporate bond.  Bisogna superare alcuni gap culturali visto che la cultura finanziaria è medio bassa e bisogna molte volte oltre che advisor diventare un vero e proprio coach per l’imprenditore il quale  è ancora convinto che i numeri della sua azienda siano un segreto industriale pari ad un brevetto. Molti non hanno piani strategici, né business plan e magari vivono in settori ad alta marginalità volendo mantere uno stile padronale da casa di campagna non capendo che le aziende sono fatte per fare utili.  Potrebbero avere un ruolo forte i crediti cooperativi che essendo capillari, potrebbero cambiare pelle, ed essere originator di operazioni e diventare delle “antenne locali” per portare nel mondo global delle aziende che potrebbero essere conosciute nei mercati globali per le loro eccellenze. Abbiamo un grandissimo interesse su quel territorio perché ha caratteristiche ancora interessanti sia in fatto di emittenti che di investitori. Il Nordest Nielsen è un’area vasta parte da Bologna ed arriva a Trieste. A Nordest forse, manca una banca d’affari, specializzata nel supporto delle Piccole Medie Imprese sul modello della business bank inglese.  Che quindi possa supportare dalle startup con il venture capital, ai capital markets e al private equity".
 
E' notizia di questi giorni che è entrato in funzione il fondo Mise che garantisce questi bond?
"Sicuramente, le garanzie sono importanti. E’ un inizio, si parla di una cinquantina di milioni di disponibilità. Quello che va chiarito però è che il corporate bond non è un prodotto bancario e nemmeno un agevolazione statale. E’ mercato. Ecco in questo caso, forse l’importo garantibile, è troppo basso, 1.5 milioni di euro possono andare bene, per operazioni molto piccole, inferiori ai 5 milioni di euro.  Lo stato forse deve farsi interprete di altro tipo di agevolazioni sulle PMI che dovrebbero iniziare dall’abbassamento del cuneo fiscale in generale.  Le regioni potrebbero, visto che sono molto abituate a generare bandi e voucher,  impegnarsi nel creare dei percorsi agevolati ad esempio per pagare tutta l’attività consulenziale per emettere un bond ponendo l’accento sull’importanza di diventare trasparenti e di valorizzarsi per i mercati internazionali.

Prima ha citato Wall Street, Gordon Gekko, l’alta finanza, esiste ancora davvero?
"Gordon Gekko, non esiste più, il lavoro è sempre lo stesso. L’aria è cambiata, prima della crisi, la finanza era molto più disinvolta. Oggi io credo che continua ad essere in senso lato attuale un “Greed is Good “. I giovani italiani hanno bisogno di riacquisire voglia di sfida e di imprenditorialità.  Certo che le difficoltà in Italia sono molte, a partire dalla burocrazia, basti pensare a quanto veloce è in Inghilterra la costituzione di una Società a responsabilità limitata rispetto all’Italia.  Accanto all’imprenditorialità c’è bisogno  di avere la consapevolezza che ancora i sogni sono realizzabili, anche se il clima sociale ed economico attuale del paese è livellato verso il basso e c’è molta tristezza nelle persone. Per quanto mi riguarda la finanza di oggi e di domani sarà trasparente, etica e con logiche di condivisione e di team estesi internazionali con l’idea che il proprio ufficio è il mondo. Inoltre il Gordon Gekko di oggi, il banchiere d’investimento, è anche un umanista perché solo così potrà, citando Emanuele Severino, combattere il declino del capitalismo che è in atto e si vede anche nel  quotidiano quando si va a parlare di Minibond con gli imprenditori.  E  forse  accanto ai numeri e alla finanza d’assalto bisogna trovare altri motori immobili  che sostengano anche spiritualmente progetti ambiziosi ed internazionali che ci portano molto spesso in giro per l’Europa con ogni mezzo,  che ne so magari, dedicare il proprio successo a qualcuno di speciale".
 
Anche lei quindi ha qualcuno a cui dedicare questo su sforzo “Paneuropeo”?
"Si, qualcuno forse c’è".
 

Tags:
lessandro sanniniminibondpmv capital services
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