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Mps, piano Morelli ambizioso. Il Ceo usa Passera come jolly

Con alcuni ritocchi il piano di salvataggio di Mps è più credibile, ma…

Mps, piano Morelli ambizioso. Il Ceo usa Passera come jolly
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Col “rinnovato” piano di rafforzamento patrimoniale elaborato da Jp Morgan e Mediobanca ed approvato ieri sera dal Cda, Mps punta a raggiungere entro il 2019 1,1 miliardi di euro di utile netto, con un Rote (tasso di rendimento sul patrimonio netto tangibile) superiore all’11% e un Cet1 pari al 13,5%. Obiettivi “molto ambiziosi” secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux le cui stime al momento sono rispettivamente pari a meno di 600 milioni di utile netto nel 2019 e un Rote del 5,6%. Che i numeri commentati stamane da Marco Morelli, numero uno di Mps, siano “molto sopra il consenso” lo sottolineano anche gli esperti di Banca Imi, ma il top management di Siena è apparso a giudizio di tutti molto sicuro di sé durante la conference call e punta a smentire gli increduli grazie ad un radicale miglioramento della gestione del rischio di credito, ad un nuovo e più efficiente modello operativo per fidelizzare e valorizzare la base clienti e ad un’accelerazione del processo di digitalizzazione a supporto del rilancio commerciale dell’istituto.

Riuscire a convincere il mercato della possibilità concreta di centrare simili obiettivi resta condizione indispensabile per far decollare l’aumento di capitale, che resta fissato in 5 miliardi di euro ma non si scaricherà interamente su azionisti esistenti e mercato, visto che ora Mps parla di azioni di “liability management” (Lme), ossia la conversione su base volontaria (dietro un’offerta che, commenta qualche gestore, dovrà comunque essere “generosa”) dei bond Lower Tier II, che infatti corrono anche oggi a differenza dei più volatili titoli azionari, che dopo aver raddoppiato in sole sei sedute il loro valore vedono scattare le prime prese di profitto. Dalla conversione potrebbero arrivare, secondo le ipotesi sin qui circolate, 1-1,5 miliardi di euro.

A questi potrebbero aggiungersi i capitali messi a disposizione da “eventuali cornerstone investors” ossia fondi d’investimento e fondi sovrani pronti ad assumere partecipazioni rilevanti, soggetti coi quali Morelli stesso ha ribadito che già da oggi saranno avviati i primi colloqui e che potranno tutti accedere ai dati senza esclusioni di sorta. Una precisazione che sembra essere fatta “ad hoc” per non chiudere la porta in faccia a Corrado Passera e ai fondi (Atlas, Warburg Pincus, Bc Partners) che l’ex numero uno di Intesa Sanpaolo era riuscito a radunare attorno al suo secondo “piano B”, presentato solo la settimana scorsa, nel caso in cui BlackRock e i fondi sovrani medio orientali che Jp Morgan e Mediobanca avrebbero sondato di recente si defilassero. Una volta verificato quanti mezzi freschi queste due componenti dell’aumento riusciranno a raccogliere sarà possibile sapere la parte di aumento, per cassa, destinato al mercato e ai soci e in che proporzioni.

Di certo l’operazione sarà fortemente diluitiva anche se la ricapitalizzazione riuscisse a mantenersi sopra il miliardo a cui è tornata; la stessa decisione di procedere ad un raggruppamento azionario nella misura di 1 nuova azione ogni 100 esistenti è letta come una conferma in tal senso. A determinare il successo o meno del piano sarà tuttavia la riuscita della cartolarizzazione di circa 27,6 miliardi di euro di sofferenze lorde, ossia quasi l’intero portafoglio di sofferenze lorde in essere, al netto, ed è una piccola novità rispetto a luglio, di sofferenze leasing per 0,9 miliardi (che saranno oggetto di cessione separata) e di posizioni non trasferibili per 0,4 miliardi. Ad acquistare le sofferenze da cartolarizzare sarà, come previsto, un veicolo finanziario (Sec.Co.), ma anche in questo caso non mancano alcune novità rispetto a quanto annunciato a luglio: fermo restando una valutazione del 33% del valore lordo di libro del portafoglio per complessivi 9,1 miliardi, solo 5 miliardi saranno finanziati con “senior bridge facilities” da sostituire poi con note collocabili sul mercato e assistibili da Gacs per la porzione “investment grade”.

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Un miliardo di euro sarà invece finanziato tramite “senior mezzanine bridge facilities” che lo stesso Mps sottoscriverà per poi essere rifinanziate, al netto dell’eventuale porzione assistita da Gacs, da note a termine “con cedola a valore di mercato” che Mps potrà cedere o mantenere in portafoglio. Al fondo Atlante, che ha già selezionato il Credito Fondiario come Master Servicer del portafoglio di Sec.Co. e sta selezionando gli Special Servicers per il recupero dei crediti in sofferenza, continueranno ad andare 1,6 miliardi di euro di “junior mezzanine notes”, ma senza la contropartita dei warrant che una volta esercitati avrebbero portato il fondo sino ad un massimo del 7% del capitale di Mps post aumento.

Infine per l’ammontare residuale da finanziare (circa 1,5 miliardi) verranno emesse “junior notes” che saranno poi assegnate agli azionisti Mps tramite distribuzione della riserva sovrapprezzo azioni, costituita contestualmente all’operazione di aumento di capitale. In soldoni almeno 2,5 miliardi dei 9,1 miliardi che entreranno nelle casse di Mps a fronte della cessione delle sofferenze deriveranno dallo stesso Mps, cosa che riduce a 6,6 miliardi l’incasso “netto” da terze parti, guarda caso pari a circa il 24% del valore lordo di libro delle sofferenze. Una cifra, questa sì, in linea con le valutazioni di mercato (che per questo genere di cespiti oscillano tra il 15% e il 25%), che dovrebbe consentire la sospirata quadratura del cerchio e la definitiva messa in sicurezza della banca senese e, forse, dell’intero settore creditizio tricolore. Chissà che tutto questo non porti anche Corrado Passera ad essere incoronato presidente dall’asssemblea straordinaria dei soci di Mps convocata per il prossimo 24 novembre.

Luca Spoldi