Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Nuovo record per Wall Street. Trump toccasana per il Dow Jones

Ora i mercati guardano al prossimo appuntamento politico che potrebbe essere fonte di instabilità: il referendum costituzionale italiano del 4 dicembre

twitter wall street 500

Ancora un record a Wall Street. Mentre i mercati, dopo Trump, guardano al prossimo appuntamento politico che potrebbe essere fonte di instabilità come il referendum costituzionale italiano (del 4 dicembre), il Dow Jones ha portato a casa un nuovo massimo, aggiornando il record storico intraday a 18.934,05 punti base.

A due ore dalla chiusura, Wall Street però ha virato in territorio negativo. L'indice cede lo 0,13% e l'S&P 500 lo 0,28%. Anche il Nasdaq Composite resta indietro -0,64%. Male i prezzi del petrolio con il Brent che lascia sul terreno il 2,06% a 43,83 dollari al barile e il Wti il 2,07% a 42,51 usd. "Nell'attuale contesto di turbolenza sul mercato del greggio e' fondamentale raggiungere un accordo tra i Paesi Opec", ha affermato il ministro del Petrolio dell'Arabia Saudita, Khalid al-Falih, che si e' detto "ottimista" su un possibile congelamento della produzione di oro nero nonostante l'output continui a mantenersi su livelli record.

Tornando ai mercati Usa, "la presidenza Trump e' passata dall'essere il risultato meno gradito, a dir poco, dal mercato al diventare il motivo principale dietro all'impennata da record del Dow Jones e all'euforia rialzista" della scorsa settimane "sui mercati", puntualizza Craig Erlam, analista senior di Oanda. L'esperto invita comunque gli investitori alla cautela per vedere come si svilupperanno le politiche del neo presidente e come Trump lavorera' con il Congresso. Bisognera' vedere come andra' il periodo di transizione e chi ricoprira' i ruoli chiave nell'amministrazione repubblicana, conclude Erlam. "Il taglio delle tasse e l'incremento della spesa pubblica determineranno nei prossimi anni un ampliamento del deficit" Usa che "senza dubbio avra' pesanti ripercussioni sull'inflazione e sui rendimenti obbligazionari.

Sulla base delle previsioni di un ente super partes come il Council for a Responsible Federal Budget, stimiamo che il deficit di bilancio si attestera' in media al 6,1% del Pil annuo per i prossimi 10 anni, rispetto all'attuale 3,1%", aggiungono gli analisti della Pictet Asset Management Strategy Unit. Per gli esperti un piu' elevato deficit "provochera' certamente un aumento delle pressioni sui prezzi. L'inflazione dovrebbe interessare anche il mercato del lavoro: la proposta di Trump sul contenimento dell'immigrazione accelerera' probabilmente la crescita salariale.Ne conseguira' un inasprimento monetario piu' rapido di quanto prospettato dalla Fed".

La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa "non dovrebbe avere un impatto sulla prossima riunione della Fed del 14 dicembre, ovviamente sotto riserva che i mercati finanziari continuino a reagire con calma alla notizia", commentano anche gli analisti di Lazard Freres Gestion, precisando che "nell'assenza di movimenti di panico, i fondamentali economici (accelerazione dei salari, solido mercato del lavoro) dovrebbero condurre la Banca centrale ad agire.

Se la congiuntura resta tale, il ciclo di rialzo dovrebbe quindi proseguire e potrebbe anche accelerare se i piani di rilancio budgetario menzionati da Donald Trump si concretizzassero nel 2017". Sul valutario il dollaro continua a correre e il cambio euro/usd tratta a 1,0721 con minimo a 1,0708. Sull'obbligazionario, tra aspettative di inflazione e di rialzi dei tassi piu' rapidi della Fed (il mercato assegna una probilita' dell'86% a un'azione della Banca centrale a dicembre), il rendimento del Treasury biennale e' in rialzo allo 0,99% e quello del decennale al 2,24%.


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