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Economia
Ocse, le politiche attive per il lavoro sono la sfida cruciale per il Paese.

Le recenti riforme del sistema scolastico con il programma Buona Scuola, del mercato del lavoro con il Jobs Act e le misure di politica industriale (Piano Industria 4.0) non bastano a colmare il gap tra le skills dei giovani e le richieste delle imprese. Gli studi continuano ad essere troppo teorici e poco in linea con le esigenze delle imprese. A certificarlo è l’Ocse, con il report “Getting skills rights”. In Italia, si legge, “sono ancora troppi i giovani che si formano su tecnologie ormai obsolete e che, per questo motivo, alla conclusione del ciclo di studi professionalizzante non possiedono le competenze adeguate per renderli candidati appetibili nel mercato del lavoro”. Nel nostro Paese, infatti, secondo lo studio che fa seguito a quello di ottobre, da cui emergeva che il 6% dei lavoratori possiede competenze troppo basse rispetto alle mansioni svolte, il 21% è sottoqualificato e solo il 20% degli italiani tra 25 e 34 anni è laureato (a fronte di una media Ocse del 30%), i titoli di studio e le qualifiche danno un'indicazione molto debole delle reali competenze e abilità degli studenti e dei lavoratori che li possiedono. Stefano Scarpetta, direttore per l’ Occupazione, il Lavoro e le Politiche sociali dell’Ocse, osserva che l’Italia ha ancora lavoro da fare per sviluppare le competenze informatiche necessarie per poter affrontare le sfide del mercato del lavoro. E i dati del report mostrano con chiarezza sia una forte domanda di competenze digitali su tutto il territorio nazionale sia la necessità di adottare interventi in grado di mirare alla cooperazione tra Stato e Regioni nell’erogazione di servizi per l’impiego, identificando parametri chiari e obiettivi condivisi omogenei e di qualità su tutto il terrtorio nazionale. “Le competenze -spiega ad Affaritaliani.it, Roberto Castaldo, amministratore delegato di 4 M.A.N. Consulting, società di formazione e consulenza aziendale- rappresentano il fattore determinante per lavoratori e imprese. Nell’ottica dell’Industria 4.0, poi, diventano determinanti per decretare il successo o meno di un’iniziativa imprenditoriale. La situazione italiana descritta dall’Ocse preoccupa, anche se lascia intravedere alcuni spiragli sui quali lavorare intensamente per capovolgere la situazione”. Il report “Getting skills rights” evidenzia anche come i ragazzi con formazione tecnica, provenienti in particolare da università scientifiche, siano in grado di transitare più rapidamente verso lavori di alta qualità e ben retribuiti, nei quali le loro competenze sono ben allineate con le richieste delle imprese. “La parola d’ordine per un mercato del lavoro in continua trasformazione è: specializzazione. È questa la strada che -aggiunge Castaldo- accresce la competitività delle imprese. Dal punto di vista delle imprese, invece, le competenze sono uno dei sei elementi che, troppo spesso, da fattore di successo si trasforma in criticità. Per questo è sempre più importante lavorare su elementi misurabili e, quindi, migliorabili: talento, competenze, idee, persone, marketing ed errori di gestione”. Passa proprio per l’ottimizzazione di questi sei elementi la strada per il successo aziendale e per un miglior posizionamento del lavoratore all’interno dell’organigramma.

 

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