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Economia
Oms, proibizionismo può costare 45mila posti di lavoro nel tabacco in Italia

Di Pietro Paganini
(Professore - John Cabot University)

Dobbiamo preoccuparci. La nostra libertà di scelta è di nuovo a rischio. Così come accade ogni qualvolta si riunisce l'OMS, una minaccia si abbatte sulla scienza e anche sulle nostre imprese . Nel mirino dell’OMS questa volta, e ancora una volta, c'è il tabacco. Nessuno difende più il tabacco, nemmeno le multinazionali che lo trasformano in sigaretta. Queste stanno investendo miliardi nei così detti prodotti innovativi che secondo una parte degli studi scientifici sono meno cancerogeni delle sigarette tradizionali anche se le istituzioni, come l’OMS, non sono ufficialmente concordi. In alcuni casi, sono le stesse multinazionali a scoraggiare la vecchia "paglia" per traghettare i consumatori verso prodotti nuovi. Tuttavia, non è solo del tabacco che ci dobbiamo preoccupare, ma dell’approccio che l’OMS ha preso e che sta progressivamente coinvolgendo molti settori della filiera alimentare di cui l’Italia è tra i leader mondiali.

A Dehli l’OMS discuterà di sigarette elettroniche per trattarle come un prodotto del tabacco quando invece non lo sono. Perché? Cercherà anche di imporre regole più restringenti per i portatori di interesse della filiera del tabacco. Invece di favorire la trasparenza e l’informazione, l’OMS vuole bandire dalla scena pubblica chiunque si occupi di tabacco. L’effetto che si genererà, come per la censura e il proibizionismo, sarà l’opposto di quello voluto. Tra le altre azioni l’OMS prevede di introdurre modifiche sensibili nella produzione del tabacco come ad esempio i limiti minimi di nicotina nella foglia, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dal prodotto che da un punto di vista agronomico è tecnicamente irrealizzabile se non tramite l’utilizzo di tabacco OGM. Circa i 3/4 delle aziende dovrebbero chiudere per potersi riqualificare.

L’intera filiera vale in Italia oltre 18,4 miliardi di euro (di cui quasi 14 miliardi a titolo di gettito fiscale) e coinvolge in totale circa 204.000 addetti, di cui circa 60.000 occupati nella tabacchicoltura. L’OMS potrebbe causare la perdita del lavoro a circa 45.000 italiani del settore della tabacchicoltura in modo provvisorio o definitivo.

Il fumo fa male, quindi questi numeri sono accettabili, sostiene qualcuno. Il problema è che l’OMS sta allargando il suo raggio di azione alle carni rosse. Poi proseguirà con il vino e con la birra come ha già fatto con gli zuccheri. L’allarme dell’OMS contro la carne rossa causò una riduzione del 5% nelle settimane a seguire. Il settore della carne impiega 125 mila lavoratori. Immaginate quali conseguenze per un settore che vale 180 miliardi. All’OMS non interessano i posti di lavoro, ma la salute di lavoratori che rischiano di restare disoccupati. Samaritani? Il problema è che le ragioni di questo salutismo spesso non hanno alcun fondamento scientifico. Oltre a danneggiare l’economia questa organizzazione internazionale nega la scienza e la nostra libertà di scegliere informati e consapevoli.

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omsproibizionismoindustria italia

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