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Pensioni salva giovani. Svolta pensioni. 650 euro di pensione per tutti

Pensioni ultime notizie

Pensioni salva giovani. Svolta pensioni. 650 euro di pensione per tutti

Pensioni ultime notizie. Il governo Gentiloni starebbe pensando alla pensione di garanzia per i nati nel nuovo millennio. Il Pd, nell'incontro al Nazareno con i leader di Cgil, Cisl e Uil, apre alla proposta di un trattamento minimo per i giovani che uno dei consiglieri di Palazzo Chigi, Stefano Patriarca, fissa in 650 euro mensili con la possibilità di arrivare fino a 1.000. Restano più distanti le posizioni tra sindacato, esecutivo e Pd sul nodo dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, col presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che si mostra quantomeno recalcitrante verso lo stop all’incremento dei requisiti: "Noi pensiamo che si debba parlare di un’altra questione che è l’equità generazionale in questo Paese". E, d’altra parte, governo e Pd punterebbero su un blocco selettivo in relazione alla faticosità dei lavori.
 
Il cantiere pensioni si riapre tra Nazareno, Palazzo Chigi, Via Veneto e i tre sindacati principali. Maurizio Martina, Tommaso Nannicini e Giuliano Poletti fanno il punto sulle pensioni. Il vice di Renzi dà la linea a un vertice che non a caso si intitola ‘Non è una pensione per giovani’: «La previdenza delle future generazioni è una emergenza con non possiamo rimandare». È Nannicini, però, a entrare nel merito dei molteplici capitoli aperti: «Il Pd farà una proposta, che studieremo e approfondiremo, sulla pensione di garanzia per i giovani, con un reddito minimo e per rivedere il meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile» con soluzioni diverse per tra chi sta totalmente nel contributivo e chi no, tenendo conto anche «delle diverse aspettative di vita» come previsto nel verbale d’intesa sulla fase uno, visto che non tutti i lavori sono uguali. Poletti aggiunge: «Abbiamo molte cose da fare nella fase 2. Ridurre le penalizzazioni per donne e giovani, per cominciare». Due spunti che rinviano, da un lato, sempre alla pensione minima per i giovani e, dall’altro, alla riduzione degli anni di contribuzione richiesti alle donne per l’accesso all’Ape social.

Ancora più nel dettaglio entra Patriarca: l’obiettivo è introdurre anche nel sistema contributivo, in cui ricadono completamente le generazioni più giovani, «un minimo previdenziale, come nel retributivo, pari, si può immaginare, a 650 euro per chi ha 20 anni di contributi, che possono aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di mille euro». Una soluzione per i millennials, ma anche per i 40-45enni.

Patriarca traduce più operativamente le indicazioni di Nannicini: Si tratta di «modificare i parametri» che legano l’uscita all’importo e pensare a «un sistema di redditi ponte» attraverso l’Ape sociale, quello volontario e la previdenza integrativa. Un modo, spiega, per «gestire l’innalzamento dell’età», flessibilizzando e differenziando. Senza contare che occorre riflettere su «un fondo di solidarietà per il sostegno alle basse contribuzioni». Soddisfatti, al dunque, Furlan e Barbagallo delle aperture del Pd e del governo sulla fase 2; più problematica la Camusso, che considera dirimente il blocco dell’aumento dell’età pensionabile.


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