Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Pirelli come Gucci o Bulgari. Operazione positiva: sarebbe finita preda

tronchetti provera grande

di Andrea Deugeni

"Posto un filo di amarezza per vedersi sottrarre l'ennesimo gioiello nazionale, l'operazione è industrialmente positiva. Ora, la Pirelli potrà avere più facilità di accesso al mercato del debito per fare investimenti e crescere. Alla ricerca di un socio forte da almeno 10 anni, Tronchetti Provera ha dovuto cercare partner globali, altrimenti l'azienda sarebbe finita preda di qualche big concorrente". L'economista della Bocconi Carlo Alberto Carnevale Maffè commenta così con Affaritaliani.it l'operazione che porterà la Pirelli ad essere controllata dai cinesi di ChinaChem. "Il gruppo della Bicocca è un gioiello industriale che meritava di crescere e tutto il giro delle banche amiche e del salotto buono non l'ha capito", aggiunge Carnevale Maffè, secondo cui "ora in Italia verranno assunti più ingegneri, tecnici e uomini di marketing e di organizzazione: la testa della Pirelli resterà in Italia com'è avvenuto per Gucci o Bulgari comprate dai francesi".

L'INTERVISTA

Il passaggio di mano della Pirelli dal nocciolo duro degli azionisti italiani al colosso cinese ChinaChem è un bene o un male per l'economia del nostro Paese?
"Posto un filo di amarezza per vedersi sottrarre un gioiello nazionale nato qui, l'operazione è industrialmente molto ben studiata e apre a Pirelli e alle persone che ci lavorano le porte di un grandissimo mercato mondiale. Permette alla Bicocca non solo l'accesso ai capitali e alle materie prime, quindi tutta la chimica che sarà fondamentale per competere nei prossimi anni con l'evoluzione del mercato moto e automobilistico e del trasporto su gomma, ma anche l'ingresso negli importantissimi mercati asiatici, soprattutto nel settore del trasporto merci, in grande espansione. L'operazione apporterà dei benefici a tutti i segmenti produttivi della Pirelli: sia quello industriale sia quello consumer Premium che serve già i principali marchi mondiali del settore moto e auto".

Poteva essere fatta all'interno del Sistema Italia?
"Tronchetti Provera ha cercato capitali nel nostro Paese per almeno 10 anni, senza trovarli. Non è riuscito a reperire capitali nazionali pazienti, in grado di guardare non al quarto di anno, ma al quarto di secolo. Filosofia che appartiene invece ai cinesi. Che poi i partner provenienti da Pechino siano, di fatto, l'Iri della Cina è l'aspetto meno trasparente e liberale dell'operazione. In Italia non si è capito che era necessario allocare i capitali su una multinazionale italiana che ha fatto industria in maniera eccellente nel mondo e che è stata in grado di difendersi, pur essendo una delle più piccole del comparto in termini di capitalizzazione. Pirelli è un gioiello industriale che meritava di crescere e tutto il giro delle banche amiche, anche se non è il loro compito principale, e del salotto buono non l'ha capito. Tronchetti doveva scegliere un partner industriale vero, altrimenti il gruppo della Bicocca sarebbe finito in mano a qualche player concorrente degli pneumatici che avrebbero ucciso Pirelli. Non era giusto tenere un'azienda frenata nella crescita solo perché gli investitori nazionali sono pavidi nell'impiegare le proprie risorse finanziarie e non sanno leggere l'andamento dei mercati".

Quindi, Tronchetti si è trovato in un cul de sac e ha dovuto bussare alla porta dei cinesi...
"Non era l'unica scelta possibile. Ma a Pirelli è accaduto ciò che è successo in questi ultimi 20 anni ai gruppi della moda italiana: in assenza di risorse nazionali, il fashion tricolore ha dovuto cercare partner globali. Mutatis mutandis, i cinesi sono un po' come i francesi di Lvmh che si comprano Bulgari o Loro Piana oppure Kearing che si compra Gucci. E' chiaro che rimane in Italia la testa della Pirelli, anche perché ai cinesi conviene così. Fa brand. Di fatto, negli ultimi 10 anni il grosso degli investimenti industriali della Pirelli è stato fatto all'estero. Mi augurerei solo una cosa".

Quale?
"Che Pirelli, dopo esser delistata, torni a quotare in futuro il segmento Premium, perché per il business del gruppo che è un fornitore anche della F1, l'azienda ha bisogno della visibilità della Borsa. E' indispensabile anche che rimanga in Italia il fashion, come la linea PZero che ha importanti attività di ricerca, di design. E' un volano di immagine".

Possiamo sintetizzare il tutto affermando che con l'operazione Pirelli vengono fuori i mali endemici del sistema Italia e cioè la scarsa preparazione finanziaria dei risparmiatori nazionali e i pochi capitali a disposizione dei gruppi industriali?
"Si, anche se più che di scarsa preparazione, parlerei di stupidità. L'operazione Pirelli è l'ennesima dimostrazione che il nostro Paese ha delle eccellenze e finalmente qualcuno ci crede. E' una bella notizia per noi e per la Pirelli che ora dovrà spendere di meno in termini di accesso al mercato dei capitali per poter investire di più. Il giudizio complessivo di pancia è di grande amarezza. Di testa, invece, direi che è la migliore operazione degli ultimi anni".

Ci saranno ricadute negative sulla forza lavoro italiana?
"No, al contrario ce ne saranno di positive. L'intervento di ChinaChem configura un processo di crescita della testa della Pirelli. Gli arti operativi sono in Cina, in Russia, in Brasile: i mercati emergenti. Arti che sono cresciuti dov'è cresciuto il mercato. Decisione presa dall'attuale management ormai da un decennio. In Italia si tornerà ad assumere ingegneri, tecnici perché gli pneumatici sono una sintesi di scenza e di artigianato, uomini di marketing e di organizzazione".


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