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Economia
Ponte Morandi,vertici Atlantia lasciano la cerimonia. Conte:Genova è rinascita

Sventola la bandiera di Genova su quella che, una volta completata, sarà la pila 9 del nuovo viadotto sul Polcevera. Nel luogo in cui lo scorso anno, alle 11.36, crollò ponte Morandi, oggi si sono poste le basi per la nuova infrastruttura. Il primo anniversario, il giorno del ricordo delle 43 persone che hanno perso la vita nel disastro, cade in un mercoledì di sole, quasi un altro simbolo di speranza e di rinascita per voltare le spalle a quel terribile 14 agosto 2018, bagnato da un violento nubifragio e segnato da una ferita non ancora rimarginata. Questa mattina, pochi minuti dopo le 10, il Requiem aeterna di Puccini ha dato inizio alla messa in suffragio delle vittime del Morandi, officiata dall'arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco. Presenti il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio e moltissimi esponenti del governo e dell'opposizione, tra cui il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. Tutti hanno avuto modo di abbracciare e scambiare alcune parole con i familiari di chi oggi non c’è più. Avevano raggiunto la zona della commemorazione, su invito del sindaco di Genova Marco Bucci, anche i vertici di Atlantia: dall’ad Giovanni Castellucci, al presidente Fabio Cerchiai, accompagnati dall’attuale ad di Aspi, Roberto Tomasi e dal presidente della società Autostrade, Giuliano Mari. Su richiesta dei parenti delle vittime, però, la delegazione ha poi abbandonato l’area. Un silenzio composto, scandito solo dalle parole dell'arcivescovo Bagnasco e dal rumore di un cantiere che non si è mai fermato, ha contraddistinto la cerimonia che si è svolta proprio nell'area del crollo. Nelle prime file i parenti di molte delle vittime: occhiali da sole per nascondere le lacrime che, a distanza di 12 mesi, non smettono di scendere. Sono nonne, mogli, fratelli, cognati, padri di coloro che non ci sono più. Alcuni genovesi, altri provenienti da fuori regione, qualcuno addirittura da oltre confine: su quel ponte, alla vigilia di Ferragosto, transitavano famiglie e turisti, ma anche lavoratori che da Ponente a Levante attraversavano la città, ignari del proprio destino.

Dietro di loro, alle spalle, quasi a cingerli in un metaforico abbraccio, i tanti soccorritori che hanno lavorato da subito per salvare il salvabile sotto quelle macerie: vigili del fuoco, operatori delle pubbliche assistenze, della Croce rossa, della Protezione civile. E poi poliziotti, carabinieri, uomini della Guardia di Finanza. Ognuno partecipe di un pezzo di "luce" in mezzo al buio del disastro, come ha ricordato il cardinale Bagnasco nella sua omelia. Al termine della cerimonia, l'intervento di Alfredo Maiolese, presidente della Lega dei Musulmani europei: "Oggi siamo tutti fratelli. Il crollo del ponte ha diviso la città, ma non i nostri cuori. Non esiste un morto musulmano o un morto cristiano, sono tutti nostri cari. Se Dio l'altissimo ci concederà salute, percorreremo insieme il nuovo ponte" ha detto. Commosso il sindaco Bucci che, prendendo la parola, ha detto di essere "fratello maggiore" delle vittime del disastro che lavoravano nella municipalizzata Amiu. A seguire le parole del governatore ligure, Giovanni Toti, del premier Conte che indossava la cravatta donatagli dalla città e raffigurante il ponte spezzato con la bandiera di Genova in mezzo e di Egle Possetti, presidente del Comitato Vittime del Morandi, il cui intervento si è chiuso con un lunghissimo e commosso applauso. Alle 11.36, per un minuto, tutto si è fermato: nell'orario esatto del crollo, le campane della città hanno suonato tutte insieme a lutto. Ad accompagnarle, le sirene delle navi in porto e il silenzio assordante di una Genova che si è stretta intorno a quell'immenso dolore. Un dolore che non passa, "una montagna infinita da scalare" ha sottolineato Possetti, ma anche un momento per "provare a vivere nuovamente", ottenendo giustizia. E tra le fila dei presenti, anche il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, a cui la presidente del Comitato vittime si è rivolta per ringraziare tutta la magistratura del grande lavoro che si sta facendo per arrivare alla verità. A mezzogiorno istituzioni e familiari hanno lasciato l’area: il cantiere prosegue il suo incessante lavoro di ricostruzione per dare un nuovo ponte e un nuovo slancio alla città. Genova non dimentica, ma vuole guardare avanti. “Genova - come ha sottolineato il premier Conte - è il simbolo del rilancio del nostro grande Paese”.

Ponte Genova, la lettera di Autostrade

"Ad un anno dalla tragedia del Ponte Morandi, il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l'Italia, quello di Atlantia e i lavoratori di tutto il gruppo rinnovano il cordoglio e la compassione più sincera per le vittime del crollo e per il dolore dei loro familiari". Inizia così la lettera aperta di Aspi, pubblicata su alcuni quotidiani nazionali e sui giornali liguri, a un anno dal crollo del ponte a Genova.

"Questi sentimenti - si legge - rimarranno per sempre nei cuori e nelle menti delle donne e degli uomini di Autostrade per l'Italia, che nell'ultimo anno si sono adoperati senza sosta per lenire le ferite della comunità genovese, rafforzando la determinazione a fare sempre di più e meglio per gestire una rete che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo economico e alla coesione sociale del nostro Paese, e nella quale accogliamo ogni giorno milioni di persone". "Siamo consapevoli e profondamente rammaricati per la gravità delle sofferenze e dei disagi causati all'intera comunità genovese dal crollo del Ponte Morandi. E abbiamo sentito e sentiamo come nostro dovere - continua la lettera - quello di dare il massimo contributo per riportare la normalità nella vita quotidiana della città. Abbiamo cercato, con umiltà e impegno ed in stretta collaborazione con tutte le istituzioni locali, di dare supporto, sostegno e speranza a coloro che sono stati colpiti dal tragico evento negli affetti, nella memoria, nel lavoro e nell'attività d'impresa. Le donne e gli uomini del nostro gruppo hanno e avranno Genova nel cuore. Per sempre".

Ponte Genova: Piano, va costruito presto ma guai ad avere fretta

"Bisogna fare presto, ma come mi diceva sempre mio padre che era un piccolo costruttore, ci vuole il tempo giusto, il numero giusto di ore. Guai a farsi prendere dalla fretta. Genova vuole ribellarsi a ciò che è accaduto, ma nel modo migliore possibile”. L’archistar Renzo Piano parla con “La Repubblica” del progetto del nuovo ponte. Come sarà? “Siamo stati attenti a non cercare stranezze, sarà ben costruito e non banale. Nessuno ha voluto fare il passo più lungo della gamba, qui siamo a Genova. Abbiamo pile ogni 50 metri e solo in tre casi passiamo a 100, per scavalcare il fiume, la ferrovia e l’Ansaldo. E sopra l’acciaio. L’elemento caratterizzante è rappresentato da tre tronconi d’acciaio enormi. Quando con i martinetti si solleveranno, avranno ognuno il peso di 1.200 tonnellate. Sono tre navi. Poi ci saranno le altre, da 500 tonnellate. Stiamo realizzando qualcosa di bello, anche se spesso questa parola viene banalizzata”. “L’abbiamo disegnato per passarci sopra – spiega Piano -, perché di un ponte si parla, ma anche per essere vissuto da sotto. Essendo molto largo e con la forma della carena di una nave ha una luce che si diffonde anche sotto e dà vita ad un grande parco che rappresenta un’altra grande scommessa per Genova”.

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