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Economia

 

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Superato l’appuntamento, in settimana, col Fomc della Federal Reserve che, a sorpresa, ha deciso di non modificare in alcun modo l’attuale programma di acquisto di bond sul mercato secondario per un importo di 85 miliardi di dollari al mese (cosa che ha subito fatto rimbalzare sia le quotazioni dei titoli di stato sia dei mercati emergenti, rilanciando inoltre quelle delle materie prime complice l’indebolimento del dollaro), nelle ultime sedute della settimana gli scambi sui mercati finanziari sono tornati a rallentare, in attesa di conoscere l’esito delle elezioni politiche tedesche di domenica 22 settembre.

Per la verità il rischio che si tratti di un “non evento” è elevato, visto che la rielezione della Cancelliera tedesca Angela Merkel è scontata. Quello che però preme agli investitori è capire con quale margine la Merkel sarà rieletta e come il nuovo governo di Berlino vorrà e potrà influenzare l’agenda politica ed economia europea, in particolare per quanto riguarda la politica di repressione fiscale e il processo di unione bancaria in un momento in cui non tutto sembra ancora filare liscio per alcuni paesi.

Gli analisti di Societe Generale, ad esempio, già una decina di giorni or sono si chiedevano se “saranno la Spagna e la Francia costrette a raggiungere quello che sembra essere un certo slittamento fiscale? L’Italia sarà spinta a fare riforme?”, aggiungendo: “Il consenso ritiene che la Cancelliera Merkel mostrerà una certa flessibilità, ma vorrà comunque vedere progressi su entrambi i temi dell’austerità e delle riforme”. Una domanda ancora più difficile a cui rispondere è “se la Grecia e il Portogallo riceveranno ulteriore assistenza finanziaria” visto che, “senza alcuna sorpresa, la maggioranza dei tedeschi appare contraria a ulteriori prestiti per la periferia europea”.

Gli esperti francesi ritengono al riguardo che “un compromesso alla fine sarà raggiunto, ma (il prestito) sarà reso disponibile con la consueta condizionalità”. Il punto fondamentale intorno alle elezioni tedesche “che anche noi abbiamo colto in recenti conversazioni con esperti è se la Germania presenterà un quadro politico più volatile nel corso del prossimo mandato quadriennale, dato che sembra sempre più improbabile che emerga una forte maggioranza”. Il rischio, per Societe Generale, è di assistere a pochi progressi in materia di banche e unione fiscale e vi sia poco appetito per nuovi prestiti e “questa sarebbe una notizia molto brutta per il processo europeo”.

Sul tema delle elezioni tedesche e dell’impatto che esse potranno avere sui mercati si è di recente espresso anche Asoka Woehrmann, Co-Chief Investment Officer di Deutsche Asset & Wealth Management. Il gestore ritiene che i risultati della tornata elettorale di questo weekend “potranno avere conseguenze economiche notevoli per la Germania e per l’Eurozona”. Analizzando le varie coalizioni che potrebbero formarsi con i cinque partiti  in lizza (Cdu/Csu, Fdp, Spd, Bündnis 90/Die Grünen e Die Linke), Woehrmann ritiene più probabili due alleanze: “la conferma dell’attuale coalizione Cdu/Csu e Fdp o la nascita di una nuova grande coalizione fra Cdu, Csu e Spd”.

In termini di programmi, aggiunge l’esperto, pare possibile “anche una coalizione di Spd e Bündnis 90/Die Grünen. In realtà una coalizione composta da Spd, Bündnis 90/Die Grünen e Die Linke, pur ipotizzabile sulla base dei puri programmi elettorali, è stata esclusa in campagna elettorale sia dalla Spd sia dai Verdi”. Se dalle urne uscisse confermata l’attuale coalizione guidata da Angela Merkel, è probabile “un impatto positivo sulla crescita”, dato che i programmi fiscali annunciati in campagna elettorale dai due partiti “dovrebbero stimolare i consumi. Se il piano fiscale della coalizione Cdu/Csu - Fdp dovesse attuarsi subito, ci aspettiamo una crescita reale innescata da un aumento dei consumi di 0,83-1,56 punti percentuali”. Al contrario, se fossero attuati i piani fiscali dell’Spd und Bündnis 90/Die, secondo il gestore “seguirebbe una depressione dei consumi privati”.

Un “bis” del governo Merkel, inoltre, “lascia sperare in un andamento relativamente stabile per i titoli tedeschi e poche variazioni dei tassi di interesse. Questo esito elettorale avrebbe inoltre un impatto limitato sul tasso di cambio dell’euro”, mentre “la situazione con una coalizione Spd e Bündnis 90/Die Grünen sarebbe ben diversa. I piani fiscali di entrambi i partiti potrebbero deprimere la crescita economica, già nel breve termine”.
Un indebolimento della crescita sarebbe tale da ridurre il rendimento offerto dai Bund, ma d'altra parte “ci si aspetterebbe che una simile coalizione di governo fosse un po’ più aperta in merito alle garanzie sul debito dei Paesi periferici, che a sua volta tenderebbero ad aumentare i rendimenti”. Anche “le discussioni relative ai paesi dell’Europa periferica sulla riduzione del debito saranno perseguite con maggior vigore dopo le elezioni” e questo “potrebbe portare a una volatilità leggermente maggiore dei titoli obbligazionari emessi dai paesi meridionali della zona euro”, dato che “entrambe i partiti oggi al Governo sono contrari sia a un fondo europeo di tutela dei depositi sia agli Eurobond”.

Nel complesso, comunque, per i gestori del gruppo Deutsche Bank “anche se il risultato delle elezioni tedesche avesse un impatto sulla crescita economica sia in Germania sia nell’Eurozona, è probabile un impatto limitato sui mercati azionari” anche perché “molte società quotate a Francoforte fanno affari a livello internazionale e le azioni delle grandi multinazionali sono infatti diffuse a livello globale” e quindi tendono a risentire meno della variabile politica nazionale (ed europea) e più dei dati macroeconomici mondiali. A conclusioni simili giungono gli uomini di Societe Generale, che sottolineano: “Una Germania politicamente meno stabile non è lo scenario attualmente scontato dai mercati”.

Tuttavia “i rischi di un tale risultato sono in crescita e, ceteris paribus, giudichiamo questa una cattiva notizia per le prospettive di crescita future sia per la zona euro sia per la Germania”, che “ha urgente bisogno di riforme”. Insomma: nessuna nuova, buona nuova anche se è probabile che qualche giorno di “maretta” possa esserci sui mercati sia azionari sia obbligazionari (magari con un nuovo allargamento degli spread tra Bund e titoli di stato italiani e spagnoli), mentre a medio-lungo termine dipenderà dall’andamento della ripresa economica mondiale.

Potrebbe dunque esservi spazio per qualche trading sia a livello di singoli titoli azionari (tassi in calo favoriscono il comparto bancario e del risparmio gestito, ma anche del cemento e dell’energia oltre che gruppi molto indebitati come ad esempio Telecom Italia o Finmeccanica, l’opposto in caso di tassi in risalita), di valute (una maggiore stabilità politica e l’avvio di riforme rafforzerebbe ulteriormente l’euro contro dollaro e yen, l’avvio del “tapering” della Fed e un quadro politico incerto in Europa farebbe invece recuperare terreno al biglietto verde), o di titoli di stato (quelli di Spagna e Italia sono preferibili nel caso di uno scenario politico e macroeconomico stabile, i Bund tedeschi e i T-bond americani vengono ritenuti “porti sicuri” in momenti di tensione e incertezza crescente).

Luca Spoldi

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