Estate, tempo di vacanze: in verità visto gli ultimi risultati ottenuti dai principali listini azionari mondiali (ma in previsione di futuri rialzi dei tassi neppure i titoli di Stato hanno offerto grandi soddisfazioni in questa prima parte dell'anno) sembrerebbe opportuno suggerire di staccare la spina fino ad almeno settembre, anche per non farsi ingannare da qualche rimbalzo tecnico favorito da un minimo di buone notizie, magari di contorno alle Olimpiadi di Pechino. Ma per chi vuole dormire tranquillo iniziamo a esaminare le prospettive a breve dei vari settori, partendo naturalmente da quello che in questi mesi è stato protagonista: il settore finanziario.
Che la crisi sia tutt'altro che alle spalle lo si è capito da tempo: persino il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, che come tutti i banchieri centrali ha l'abitudine di dire cose ai limiti dell'ovvietà solo quando i numeri gli danno l'assoluta certezza di quanto afferma, ha ricordato che le tensioni sui mercati sono andate aumentando e che dopo aver bruciato 400 miliardi di dollari in svalutazioni e ricapitalizzato per 300 miliardi le banche "non possono sfuggire la debolezza dell'economia americana".
Oggi poi si sono aggiunte ulteriori notizie: la rivoluzione nella governance di Ubs, ad esempio, con un'assemblea generale straordinaria il 2 ottobre prossimo, per sostituire quattro consiglieri d'amministrazione dimissionari, ma anche il timore circa i risultati del secondo trimestre (su cui potrebbero pesare svalutazioni per altri 5 miliardi di dollari) e le indagini per frode portate avanti dall'Fbi in America. Deutsche Bank a sua volta rischia di dover procedere a pesanti svalutazioni, così come oltre Atlantico paiono ormai destinate a fare Citigroup e Merrill Lynch, solo per citare due gruppi da tempo sotto i riflettori.