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Portafoglio/ Dopo un semestre d'oro i corporate bond piacciono ancora ai gestori, le società ne approfittano

Lunedí 06.07.2009 09:00

Mazzette

Che il primo semestre dell'anno sia stato particolarmente positivo per i corporate bond di tutto il mondo lo testimoniano le cifre: secondo gli indici elaborati da Merrill Lynch i bond "investment grade" europei hanno infatti reso in media il 6,5% (tenendo conto anche del reinvestimento delle cedole), dopo aver perduto il 3,3% lo scorso anno (l'anno peggiore dal 1999). Ben più dello 0,9% reso mediamente nello stesso arco di tempo dai titoli governativi e meglio persino del 5,5% di guadagno segnato dal paniere Dow Jones Eurostoxx 600, che monitora l'andamento dei primi seicento titoli azionari del Vecchio Continente.

Se invece si guarda alle emissioni americane il rendimento medio è stato del 9,2%, con una sovra performance del 13,7% rispetto ai rendimenti medi dei titoli del Tesoro Usa e ben più di quanto abbia consentito di ottenere a fine semestre l'aver puntato sull'indice S&P500, un sorpasso quest'ultimo che non si registrava dal 2002.

Così non stupisce che Bill Gros, il gestore del più grande fondo obbligazionario al mondo (che fa capo alla statunitense Pacific Investment Management Company), abbia suggerito alla propria clientela di continuare a puntare sui bond e su titoli azionari in grado di pagare elevati dividendi, dato che gli Stati Uniti stanno indirizzandosi verso una "nuova normalità" fatta di un tasso di risparmio più elevato e un tasso di crescita dei consumi inferiore al recente passato. 

Della mutata propensione degli investitori si sono rapidamente accorte le maggiori compagnie mondiali, tanto che solo sui listini europei sono stati collocati 699 miliardi di euro di nuovi titoli, in crescita del 55% rispetto al primo semestre del 2008. A favorire la domanda i rendimenti più elevati di questi bond rispetto ai titoli di stato di pari durata, scesi in questi mesi a seguito della costante azione delle banche centrali a favore di una ripresa del mercato del credito foraggiata da un basso costo del denaro e un'abbondante liquidità. Gli spread si sono peraltro ridotti, passando dai 463 punti base che a inizio maggio i corporate bond rendevano in media più dei titoli di stato di pari scadenza ai 284 punti base di fine giugno.

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