Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Putin si vende gli elicotteri. Cremlino ai ripari contro il mini-barile

In attesa di rivedere il budget di quest'anno costruito su un prezzo del petrolio intorno ai 50 dollari al barile, Mosca vara una serie di manovre per fronteggiare le nuove quotazioni del greggio e non far schizzare il deficit sopra il 3%. Si comincia con una sforbiciata del 10% alla spesa pubblica e la vendita di quote delle controllate del Cremlino, fra cui anche la prima e la seconda banca del Paese

putin ape

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Gli ordini di Vladimir Putin sono tassativi. Per non spingere nuovamente il Paese sull'incontrollabile altalena del rublo di inizio 2015 e in nome dell'"indipendenza" finanziaria del Paese, il deficit non deve superare il 3% del Pil. Così, in attesa di rivedere e mettere mano al budget governativo del 2016 costruito su un prezzo del petrolio ormai irrealistico (50 dollari, mentre sui mercati viaggia intorno ai 30), Putin sta per dare il via alla fase delle privatizzazioni. Ovvero vendere quote dei gioielli di famiglia, pacchetti azionari delle controllate che serviranno al Cremlino per introiettare preziosi fondi da destinare alle spese senza erodere troppo la consistenza del Fondo di riserva russo. Fondo sovrano moscovita finanziato con i proventi incassati dalla vendita del greggio, strumento ormai più che dimezzato nelle proprie consistenze nell'era del petrolio cheap.

Va ricordato che le entrate del bilancio russo dipendono per oltre il 50% dal fatturato realizzato con la vendita del petrolio, quota che sale al 70% se si considera anche quello del gas. Il greggio conta per un 70% sull'export russo ed il calo delle quotazioni dell'oro nero, che a breve secondo le reginette di Wall Street Goldman Sachs e Morgan Stanley potrebbe a breve arrivare anche a 20 dollari al barile, sta pesantemente influenzando l'economia del Paese, costringendo i tecnici di Vladimir Putin ad inventarsi qualcosa per far quadrare i conti. Proprio come stanno facendo anche le altre economie petro-dipendenti.

Nel 2015, anche per effetto delle sanzioni economiche inflitte da Usa e Ue conseguenti allo scoppio delle tensioni con l'Ucraina nella guerra degli indipendentisti in Crimea e nei territori ad est di Lugansk e Donetsk, la Russia è entrata in recessione e vi rimarrà anche quest'anno, vendendo andare in fumo preziose quote di gettito fiscale.

Così, accanto a una sforbiciata del 10%, come ha appena rivelato due giorni fa il quotidiano Vademosti (che ha raccolto le indiscrezioni di fonti anonime appartenenti all'esecutivo), alle spese pubbliche autorizzate (il taglio non dovrà però riguardare i salari dei funzionari pubblici e dei militari) e in attesa di toccare anche l'ambito tesoretto costituito dai pacchetti di maggioranza delle due banche statali Vtb e Sberbank, il numero uno del Cremlino comincerà con il mettere sul mercato gli elicotteri che fra i diversi partner d'affarri (con una jont-venture in Heliver) possono vantare anche la nuova Finmeccanica di Mauro Moretti in versione One Company.

Secondo quanto ha rivelato infatti a margine del forum Gaidar a Mosca il ministro dell'Industria e del Commercio Denis Manturov, "il governo russo si prepara a vendere il 25% delle azioni di Russian Helicopters. Pacchetto che nelle intenzioni del governo potrebbe essere magari passare per le mani di "un investitore strategico", in modo da una vendita di azioni che rappresenta "l'opzione più vantaggiosa per lo Stato e per la stessa società sia attraverso un investitore strategico". Il timing? "Tutto dipenderà dalla situazione", ha aggiunto il  ministro di Putin che si è auspicato che l'operazione possa avvenire entro "quest'anno".

Un altro capitolo delle annunciate privatizzazioni, invece, dovrebbe poi interessare parte del 60,9% di capitale detenuto dal Cremlino in Vtb e sempre parte del 50% della quota posseduta in Sberbank. Rispettivamente numero due e numero uno del sistema bancario russo. Il ministro dell'Economia e quello delle Finanze non hanno nascosto le intenzioni di Putin e a mettersi di traverso alle operazioni sono soltanto i burocrati seduti al vertice delle grandi compagnie statali. Quadri, timorosi di vedersi erodere parte del loro potere.


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