Nuova puntata della rubrica curata dal deputato del PD Alessia Mosca, unico parlamentare italiano presente a Davos, cittadina svizzera che ospita il World Economic Forum. Un punto di vista dall’interno della manifestazione che speriamo aiuti a cogliere aspetti che – per forza di cose- sfuggono alle comunicazioni ufficiali.
Dal 2009 Alessia Mosca è membro di Young Global Leaders, organizzazione partner del World Economic Forum che riunisce under 40 di tutto il mondo che “si sono distinti per aver investito il proprio tempo e la propria professionalità per un futuro migliore della società”. Continuano gli incontri a Davos con grande apertura al confronto e dello scambio di idee. Ciò che mi colpisce è soprattutto la capacità di mettere insieme prospettive e competenze diverse per elaborare idee innovative, in una logica di totale orizzontalità e a parità di ruoli. La formula di incontri più comune è quella del pranzo o cena con dibattito al tavolo, con un moderatore che semplicemente facilita la conversazione.
Tra le sessioni alle quali ho partecipato, mi ha colpito quella dedicata al design – tema particolarmente caro agli italiani – e al suo ruolo nel progettare il futuro. Più speranze che paure sono emerse da questa discussione, e tra le prime quella fondamentale per cui tutti, a partire dai politici, siano un po’ di più dei designer nella misura in cui riescano a guardare il mondo con occhi diversi, a trovare soluzioni non convenzionali e sappiano essere fondamentalmente degli innovatori.
I leader di Paesi grandi e piccoli riuniti qui a Davos hanno continuato a dibattere sulle questioni legate alla ridefinizione della globalizzazione, alle nuove sfide che devono essere affrontate, ai possibili modelli di sviluppo da replicare perché di successo e alle criticità da osservare con attenzione.
Il messaggio che fa da filo conduttore è la difficoltà di affrontare problemi globali pur dovendo rispondere a elettorati nazionali. Per questo è indispensabile un rafforzamento di regole comuni, ma soprattutto una leadership che sia da un lato consapevole di tali problemi globali, a partire dalla povertà, e dall’altro capace di spiegare e far accettare ai propri elettorati anche scelte difficili.
Simon Peres ha emozionato tutti raccontando la ricetta dello sviluppo di Israele: considerando l’economia non orientata al passato, ma orientata al futuro, il governo consente ai singoli individui di essere ambiziosi, siano essi investitori o imprenditori. Non avendo risorse naturali, Israele ha attuato una fortissima politica di formazione di scienziati, che - oltre ad assicurare innovazione - trainano l’apertura verso tutto il mondo: la scienza, tra tutte, è uno degli ambiti che più necessita di cooperazione internazionale, globale, apertura e scambio di informazioni.
Tra i leader del vecchio continente, grande spazio è stato dato al presidente spagnolo, Zapatero che dopo Nicolas Sarkozy ha dimostrato di essere un capo di stato di livello europeo. Non ha mai citato la Spagna, ma ha contestualizzato tutte le sue riflessioni nella dimensione dell’Europa e del suo ruolo come player globale.
Mi chiedo come si sarebbero espressi i nostri rappresentanti istituzionali: me lo chiedo e la mia resta una domanda senza risposta, visto che nessun membro del Governo ha fatto la sua apparizione qui a Davos. Tralascio ogni commento su questo punto perché non è questo il luogo per fare polemica, ma per cercare di trarre da questa esperienza un modello applicabile e delle buone pratiche da imitare.
Parlando di assenze, però, non mi sfugge l'altra grande carenza qui al World Economic Forum: le donne. Ma qui introduco solo l'argomento, avrò modo di approfondire il tema nel prossimo e ultimo racconto di questo viaggio, visto che le sessioni che mi attendono questa sera e domani sono tutte incentrate su questo tema.