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Economia
Rapporto Export Sace Simest: + 3,4% nel 2019 con ulteriore crescita al 2022

Un futuro ancora in crescita, nonostante le incertezze e le complessità degli scenari globali, quello che si prospetta per l’export italiano nel 2019 e nel triennio successivo. Lo segnala l’ultimo Rapporto Export del Polo SACE SIMEST presentato oggi in Borsa a Milano. Giunto alla tredicesima edizione, lo studio vede ancora una volta confermato il ruolo cruciale dell’export per l’economia nazionale.

A dare il benvenuto il padrone di casa Raffaele Jerusalmi, AD di Borsa Italiana che ha rammentato come “nonostante tante aziende quotate stiano andando bene sui mercati internazionali, rimane ancora un angolo dove bisogna fare di più. Si tratta di accelerare il processo di digitalizzazione affinché queste aziende possano approfittare delle tecnologie oggi disponibili sul mercato per migliorare la propria competitività”. Sulla scorta di queste riflessioni Jerusalmi ha fatto sapere che questa mattina Borsa ha annunciato una partnership con Microsoft proprio per garantire corsi di formazione ai ceo delle aziende quotate e superare così il ritardo”.

L’export italiano ha sempre dimostrato di avere le risorse giuste per affrontare congiunture avverse e complessità e anche questa fase non fa eccezione”, ha dichiarato il Presidente di SACE Beniamino Quintieri che ai microfoni di Affaritaliani.it ha aggiunto: “L’export costituisce per l’economia italiana il principale fattore di crescita pertanto dobbiamo puntare sempre di più sulla capacità delle imprese di esportare. Nonostante il clima di incertezza attuale, il nostro Rapporto individua una crescita per il prossimo triennio; siamo pertanto moderatamente ottimisti perché puntiamo sul fatto che la domanda di Made in Italy è crescente. Le nostre imprese esportatrici stanno raccogliendo i frutti di un lavoro di riposizionamento verso un’offerta di sempre più alta qualità, fattore che ci contraddistingue sui mercati esteri e che è strategico in questa congiuntura perché ci mette, almeno in parte, al riparo dalle conseguenze dirette di dinamiche quali la guerra commerciale. Questa la direzione per rafforzare la nostra competitività, che deve essere valorizzata tramite strategie che aiutino le nostre imprese a espandere e diversificare i propri mercati di riferimento, raggiugendo quote sempre maggiori e all’altezza del proprio potenziale. Un percorso da compiere consapevoli che l’export è la vocazione e il motore dell’Italia”.

VIDEO - Quintieri, Sace: "Export: affrontare mercati emergenti per crescere"

Sulla guerra commerciale in atto si è espresso anche Alessandro Decio, AD di Sace che ad Affaritaliani.it ha commentato: “Le misure protezionistiche sono una pratica adottata da diversi anni. In questo momento dobbiamo pertanto guardare il lato positivo, cioè il fatto che l’export italiano, nonostante il contesto, continua ad andare bene. Secondo dato positivo è che tiene dal punto di vista del prezzo, a conferma del fatto che è export di qualità. Il terzo è che c’è una maggiore diversificazione geografica soprattutto sulla parte extraeuropea. Infine, a fronte di qualche settore più legato agli investimenti che rallenta leggermente, abbiamo altri settori come quello dell’agri-food che sta crescendo in maniera molto positiva. Tutto questo conferma che il nostro export – diversificato, sostenibile e di qualità – continuerà ad aumentare, ci auspichiamo in un contesto di meno incertezza”. Sui mercati ai quali guardare, “sicuramente l’Asia, un Paese in crescita e in cui l’export italiano è sottorappresentato. In particolare Cina e India. Parliamo anche di Brasile, Paese in cui abbiamo una base importante e dove contiamo vi sia un’avanzata economica rilevante. Per finire, l’Africa subsahariana dove i volumi sono ridotti ma i ritmi di crescita sono considerevoli”.

VIDEO - Decio, Sace: "Bene export italiano con orizzonte Cina, India, Brasile"

Soddisfatto del lavoro di Sace Simest a sostegno della crescita delle imprese italiane, il Presidente della capogruppo CDP Massimo Tononi dal palco ha dichiarato: “Abbiamo visto momenti peggiori quindi c’è di che essere ottimisti, ma attenzione ad alcuni nodi di criticità al di là del contesto economico mondiale, quali la scarsità delle infrastrutture, la presenza di un panorama imprenditoriale frammentato e la scarsa apertura al mercato dei capitali. Se è vero che italiani sono bravi a esportare è anche vero che l’Italia ha un ritardo in termini di presenza fisica nei mercati stranieri. Ciò è dovuto a una mancanza di offerta di capitali a lungo termine, ma anche a una mancanza di domanda di capitali perché scarseggia una cultura della corporate governance. È qualcosa su cui CDP sta lavorando anche in partnership con il programma Elite di Borsa Italiana di cui siamo azionisti”. Ad Affaritaliani.it Tononi ha poi aggiunto: “Il tema dell’internazionalizzazionè al centro della nostra strategia. Lo facciamo in vari modi: sostenendo l’export con Sace, finanziando le imprese partecipate e con attività importanti di private equity e venture capital come fattori di crescita”.

VIDEO - Tononi, CDP: "Export trainante, centrale nella nostra strategia di crescita"

Alla tavola rotonda che è seguita alla presentazione del Rapporto Diana Bracco, Presidente e AD del Gruppo Bracco, si è detta tutto sommato non preoccupata per il contesto: “La farmaceutica è ben messa perché ha un flusso costante di esportazione dovuto al fatto che i nostri clienti multinazionali lavorano per ordini continuativi. Ciò ci dà grande forza nel continuare a operarte. Certo, c’è una generale incertezza con cui dovremmo necessariamente fare i conti”.

VIDEO - Bracco, Gruppo Bracco; "Export tiene nel Pharma, nonostante incertezze"

Anche Francesco Caio, Presidente di Saipem si è detto fiducioso: “Abbiamo una lunga tradizione sul mercato internazionale perché più del 90% del nostro fatturato avviene fuori dall’Italia. Non abbiamo preoccupazioni sul futuro in quanto siamo detentori di una tecnologia e di una storia che ci fa apprezzare nel mondo soprattutto su temi come la sostenibilità e che ci consente di aiutare i grandi operatori mondiali a compiere la transizione energetica. Tali competenze ci danno una piattaforma robusta per guardare con fiducia ai prossimi trimestri”.

VIDEO - Caio, Saipem: "Fiduciosi su export prossimo triennio per know how sostenibile"

Rapporto Export Sace Simest: prevista crescita del 3,4% nel 2019

Dopo aver chiuso un 2018 con aumento del 3,1%, il nostro export è pronto a proseguire il suo cammino a un passo analogo anche nel prossimo futuro, con previsioni di crescita al 3,4% per il 2019, che saliranno al 4,3% medio annuo nel triennio successivo 2020-2022. A questo ritmo, le vendite estere di beni italiani arriveranno a toccare il valore di 500 miliardi nel 2020, superando i 540 miliardi nel 2022. In crescita anche l’export di servizi, che entro il 2022 dovrebbe superare quota 120 miliardi di euro.

Il passo di crescita dell’export italiano è ancor più significativo se letto nel quadro di un contesto globale complesso in cui le tensioni protezionistiche, il rallentamento della Cina, dell'Eurozona e degli Stati Uniti, la questione Brexit ancora irrisolta e le difficoltà di alcune economie emergenti si sono già tradotte in un calo delle previsioni di crescita del commercio internazionale, scese al 2,5%, in volume, per l’anno in corso (ben al di sotto del 4,8% del 2018 e ancora inferiore rispetto al 6,5% del 2017).

In questa cornice, l’attenzione delle nostre imprese dovrà focalizzarsi sempre più verso quei Paesi che stanno varando programmi di upgrade industriale, miglioramento infrastrutturale e sviluppo urbanistico per sostenere la crescita, dimostrando maggiore apertura alle partnership estere. Tra questi in particolare Brasile, India ed Emirati Arabi, che da soli nel 2022 domanderanno dall’Italia 2,5 miliardi di euro di export aggiuntivo rispetto al 2018, secondo le stime di SACE SIMEST.

Rapporto Export Sace Simest: i trend per aree e settori

L’Asia e il Nord America sono due aree di importanza strategica per l’export italiano: nel 2019 si prevede una crescita del 4,9% in entrambe le geografie. Cina, Corea del Sud, India e Vietnam traineranno le nostre vendite verso Oriente, mentre gli Stati Uniti continueranno a rappresentare una geografia di vitale importanza per le nostre imprese.

L’Africa Subsahariana sarà l’area più dinamica del 2019 per le esportazioni italiane, che segneranno un +6% di crescita, in linea con la performance dell’anno precedente (+7,2%). Tra i mercati di sbocco a maggior potenziale per l’export italiano vi sono sia destinazioni più tradizionali come il Sudafrica, ma anche nuove frontiere come Senegal e Ghana.

Anche le vendite nell’Europa emergente e nei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti segneranno una crescita positiva (+4,1%), con Polonia, Rep. Ceca e Russia che contribuiranno in maniera significativa alla domanda di beni italiani nella regione. L’Europa avanzata, che da sola rappresenta ancora il 52,9 % del nostro export totale di beni, continuerà a garantire il suo supporto fondamentale (+3,2%), con la performance della Francia sopra la media.

L’America Latina, dopo un 2018 sostanzialmente invariato, condizionato dalla contrazione delle vendite in Argentina e Venezuela, riprenderà ad avanzare (+2,9% nel 2019) grazie a mercati come Brasile, Cile e Messico.

Infine, l’area Medio Oriente e Nord Africa si trova sul banco di prova quest’anno, chiamata a recuperare la performance non brillante del 2018 (-7,4%) legata soprattutto alle tensioni geopolitiche nell’area e ai prezzi delle commodity ancora su livelli ben inferiori rispetto al passato. Nel 2019, le previsioni SACE SIMEST indicano un ritorno lievemente in positivo per il nostro export nell’area (+0,3%), con Paesi, come Marocco, Tunisia e Qatar, che compenseranno il calo della domanda per i nostri beni proveniente dalla Turchia.

Dal punto di vista dei settori, le dinamiche attese per il 2019 indicano un “fenomeno di convergenza”: rispetto allo scorso anno, in cui le differenze di crescita tra i settori erano più marcate, nel 2019 i raggruppamenti cresceranno tutti a tassi compresi tra il 3,1% e il 3,8%. Saranno i prodotti agroalimentari a spingere le nostre vendite all’estero nel 2019 (+3,8%), seguiti dai beni intermedi, che grazie alla farmaceutica contribuiranno in maniera positiva alla dinamica delle nostre esportazioni (+3,6%), i beni di consumo, con in prima linea abbigliamento e arredamento (+3,4%) e infine i beni di investimento, raggruppamento che ha il maggior peso sul nostro export (40% del totale), che cresceranno a un ritmo leggermente inferiore rispetto agli altri (+3,1%), complici l’incertezza globale e le difficoltà del settore automotive.

Rapporto Export Sace Simest: le previsioni in caso di guerra commerciale

Gli effetti di un’escalation protezionistica portata avanti dagli Stati Uniti potrebbero essere significativi sia per le economie più direttamente coinvolte, sia a livello globale, in considerazione degli impatti sulla fiducia degli operatori e sulle catene del valore.

Ad esempio, qualora Washington decidesse, nel corso del 2019, di imporre un dazio del 25% su tutti i prodotti provenienti da Pechino e sulle importazioni di autoveicoli dal mondo (esclusi soltanto Messico e Canada, con i quali è stata raggiunta un’intesa per la modernizzazione del Nafta – ora denominato Usmca), le ripercussioni negative si estenderebbero a macchia d’olio sull’intero sistema del commercio internazionale. In caso di una simile escalation, le esportazioni italiane di beni verso il mondo aumenterebbero più lentamente (-0,2 punti percentuali nel 2019 e -0,6 p.p nel 2020), con impatti ancora più marcati per le nostre vendite verso gli Stati Uniti (-0,7 p.p. nel 2019, -1,1 p.p. nel 2020).

A questo vanno aggiunti gli effetti di ulteriore rallentamento che una simile escalation potrebbe avere sull’economia cinese (con conseguenze a cascata su altre economie emergenti). Questo aggraverebbe ulteriormente l’impatto sulle esportazioni italiane di beni complessive, le quali sarebbero inferiori di 0,8 p.p. nel 2019 e 1,7 p.p. nel 2020.

Infine non è da sottovalutare l’eventuale rallentamento della Germania, prima geografia di destinazione delle nostre merci e, più in generale, un’economia strettamente connessa a quella italiana. Una frenata più marcata del previsto influenzerebbe in maniera negativa l’export italiano.

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