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Risanamento/ La borsa punta sul commissariamento, le banche tentano di evitarlo

Giovedí 23.07.2009 13:34

Luigi Zunino
Luigi Zunino
Risanamento sulle montagne russe: dopo il sonoro “tonfo”  di ieri
, quando  il titolo aveva ceduto il 30,5% dopo tre giorni di sospensione dalle contrattazioni di borsa, oggi arriva il “rimbalzino” per le azioni dell’immobiliare facente capo a Luigi Zunino, dimessosi da ogni carica negli scorsi giorni per dar modo alle banche di “pilotare” l’immobiliare fuori dalle secche di una crisi che ne ha progressivamente eroso il patrimonio (a fronte dei 5 miliardi dichiarati a fine 2008 si stima che il portafoglio immobiliare non valga attualmente più della metà) a fronte di un indebitamento che oscillerebbe tra i 3 e i 4 miliardi di euro a seconda che si prendano o meno in considerazione i finanziamenti ottenuti da Zunino anche con le proprie holding lussemburghesi.

Sulle spine sono i piccoli azionisti dell’immobiliare, ma anche il mondo politico lombardo (Risanamento è impegnata nello sviluppo di aree “strategiche” in vista dell’Expo 2015 come Milano Santa Giulia e l’ex area Falck di Sesto San Giovanni) e ovviamente gli azionisti grandi e piccoli delle quattro banche coinvolte: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mps e Banco Popolare. Le quali, peraltro, hanno visto i titoli recuperare terreno in questi giorni, salvo un calo marginale dell’istituto toscana e, stamane, di un passo indietro di Intesa Sanpaolo, l’istituto maggiormente esposto e al cui interno l’episodio Risanamento avrebbe offerto il fianco per una nuova puntata della guerra infinita tra “l’anima” torinese e quella milanese del gruppo.

Insomma, nel giorno in cui si parla apertamente di un possibile commissariamento della società, le banche sembrano fiduciose di riuscire a convincere i magistrati milanesi di poter gestire “in casa” la vicenda, concedendo ancora qualche decina o centinaia di milioni di euro per tirare avanti in attesa di vedere come sbrogliare la matassa, sperando anche che i segnali di ripresa del mercato immobiliare che qua e là si iniziano a scorgere nel mondo (Usa e Gran Bretagna in testa) possano consentire di mettere in atto per Zunino lo stesso copione già adottato per Zaleski.

Un copione che al “passo indietro” dell’amico interessato farebbe seguire una ristrutturazione che passerebbe per la cessione senza fretta degli asset in pancia a Risanamento. Un’ipotesi che in fondo non è dissimile dal percorso che potrebbe seguire un commissario straordinario, salvo eventuali rivalse di Risanamento sui propri creditori. Intanto pare rientrare l’ipotesi Caltagirone, che è sì re di denari ma non pare affatto interessato a prestarsi al ruolo di “cavaliere bianco” tanto più essendo già indirettamente esposto attraverso la propria partecipazione in Mps.

Certo una soluzione dovrà essere trovata e alla svelta, anche perché il titolo ormai capitalizza appena 75 milioni di euro, come dire che qualunque aumento di capitale non potrà che comportare una marcata diluizione delle quote di tutti coloro che non lo sottoscriveranno, mentre l’ipotesi commissario potrebbe evitarlo forse ma rischia di far brillare una mina nei conti degli istituti creditori per la scarsa o nulla soddisfazione delle fondazioni bancarie loro azioniste (nel caso di UniCredit e Intesa Sanpaolo già rimaste a secco di dividendi quest’anno).

La borsa ha capito che siamo al momento cruciale e subito qualcuno ha iniziato a prendere posizioni, tanto che i volumi usualmente modesti (poco più di 2,5 milioni di pezzi, ovvero meno di un milione di euro di controvalore giornaliero) sono subito schizzati al rialzo, col titolo che a metà seduta aveva già superato i 5 milioni di azioni scambiate.

Luca Spoldi



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