Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Sofferenze, l'Abi ci mette una pezza comunicativa

Il dato sulle sofferenze lorde nel portafoglio delle banche italiane sparisce, per la prima volta, dal bollettino che l'Abi pubblica ogni mese. Si tratta di un "segnale" che l'associazione delle banche italiane vuole inviare direttamente alle autorità di vigilanza europee

Patuelli ape

In attesa che le singole banche aprano le proprie bad bank per disfarsi e risolvere il problema dei non performing loans, l'Abi intanto mette una pezza comunicativa alla montagna di sofferenze che hanno mandato in fumo in questa prima parte dell'anno miliardi di capitalizzazione dei singoli istituti di credito quotati a Piazza Affari. Basta ai dati sulle sofferenze lorde, oramai a oltre 200 miliardi di euro, che fanno aumentare allarmi e timori del mercato e della stampa, internazionale e non, sulla tenuta del nostro sistema. L'associazione guidata da Antonio Patuelli sceglie così a sorpresa di non diffondere più il dato nel suo rapporto mensile indicando solo quelle al netto delle svalutazioni, che secondo l'associazione meglio rappresenta la situazione dei bilanci bancari e che, a dicembre, sale del 5,3% a 88,9 miliardi di euro.

Una scelta non solo comunicativa ma di metodo e che punta a far rivedere le posizioni della Bce. Il dato sulle lorde resta comunque nel bollettino statistico della banca d'Italia che per dicembre segnala quota 200,9 miliardi di euro. Una posizione condivisa dal ministro dell'economia Pier Carlo Padoan che più volte e sempre con maggiore frequenza nei giorni scorsi ha invitato a considerare le sofferenze nette anche allo scopo di calmare le turbolenze sui mercati contro i nostri istituti di credito. Per diversi banchieri italiani, a partire dall'ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina indicare le sofferenze lorde e non considerare in più le garanzie in possesso degli istituti di credito, è un "errore" che deriva dal voler usare un numero più alto e sensazionalistico se non vera e propria malafede.

"Si tratta di una indicazione fuorviante" spiega il vice dg dell'associazione Gianfranco Torriero mentre "riportare le sofferenze nette risponde a una metodologia che l'associazione persegue fin dalla fine degli anni '90 (al tempo della precedente crisi della qualità del credito ndr) e che la Banca d'Italia ha riconosciuto con la revisione del bollettino statistico nel 2009". Ora bisognerà vedere se la Bce e le altre autorità internazionali come la Ue e la Fmi "ne terranno conto" come auspicato da Torriero. Va detto che alcuni componenti del board di Francoforte spesso includono anche gli incagli nel novero totale che portano il conto finale a poco meno di 350 miliardi di euro. E nell'ottobre del 2012, in occasione del vertice a Tokyo, fra Fmi e Abi si sviluppò una polemica proprio sulle differenze di calcolo delle sofferenze.

Fra molti analisti si condividono alcune ragioni portate dall'Abi invitando a guardare nei bilanci di ogni singola banca il grado di copertura e le garanzie per "non generalizzare" ma si sottolinea come il dato sulle sofferenze lorde sia comunque una spia della situazione dell'economia del paese e della (in)capacità di famiglie e imprese di ripagare i propri debiti. Le sofferenze, nette e lorde, restano comunque uno dei principali problemi delle banche del nostro paese. La loro presenza limita l'erogazione di nuovi prestiti, erode la redditività già sotto pressione e il capitale. La difficoltà del loro smaltimento, tramontata l'ipotesi bad bank in cambio della più limitata garanzie statale sulle cartolarizzazioni, ingessa il mercato immobiliare e delle imprese. Certo le diverse misure messe in campo da questa estate dal governo come quelle sul diritto fallimentare dovrebbero far partire il mercato. Cruciale in ogni caso sarà l'andamento del Pil. Complice la ripresa il flusso di nuove sofferenze stava rallentando ma i nuovi dati sull'economia potrebbero cambiare questa tendenza.


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