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Economia
Sorpresa, arriva la ripresa. Rosiconi giù, la recessione non c'è più

Stagnazione, ma non recessione, con il Pil del primo trimestre che inverte il trend negativo dell’ultimo semestre e riporta l’economia su un sentiero, seppur minimo, di crescita (+0,1%). La nota congiunturale dell’ufficio studi della Confcommercio, la Confindustria delle imprese del commercio, consente di leggere sotto una luce diversa il dato Istat di martedì sul rimbalzino a gennaio della produzione industriale (+1,7% rispetto a dicembre), la prima variazione positiva in quattro mesi, in cui l’output dell’industria era calato in modo continuo. 

lavoro operaio
 

Certo, c’è sempre il vistoso rallentamento della locomotiva tedesca che incombe sulle vicine economie dell’eurozona, bloccandone il potenziale di crescita (l’autorevole istituto teutonico Ifo ha sforbiciato oggi le proprie stime di crescita per il Paese portandole dal +1,1% allo 0,6%). Ma, stando a quanto fanno sapere gli esperti della Confcommercio, "sul fronte dei consumi, nonostante un andamento complessivamente non favorevole, si apprezza qualche elemento di vivacità, sintomo del tentativo delle famiglie di reagire ad una situazione di perdurante fragilità delle aspettative”.

Insomma, la base per preparare l’arrivo di quella crescita economica più sostenuta, tanto attesa per il secondo semestre dell’anno, pare esserci. Aveva ragione il banchiere di Intesa-Sanpaolo Carlo Messina. E il governo Conte ha capito anche che, accanto alle politiche redistributive di reddito di cittadinanza e quota 100 dal basso afflato espansivo, deve darsi una mossa ad azionare la leva degli investimenti per dare sostegno alla domanda e, in ultima battuta alla crescita del Pil. Per non ritrovarsi a giugno, dopo il responso elettorale delle Europee, a dover fronteggiare il rischio, anche politico, di scenari recessivi da manovra correttiva. 

Conte salvini di maio ape 4
 

La road-map l’ha scandita di nuovo stamane il vicepremier Luigi Di Maio: varata la cabina di regia di Investitalia, messi in circolo nel 2019 i primi tre miliardi del piano anti-dissesto idrogeologico di ProgettItalia e varato il fondo innovazione da un miliardo a sostegno delle start-up, la prossima settimana in Consiglio dei ministri arriveranno i provvedimenti sblocca-cantieri. C’è in ballo anche l’ipotesi di nomina di un commissario per le grandi opere per velocizzare la realizzazione delle infrastrutture e l’Italia si prepara a firmare 21 accordi economici tra aziende private o partecipate pubbliche a corollario del Memorandum of Understanding tra Roma e Pechino sulla Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta. Epilogo benedetto ora anche dal Quirinale. 

xi jinping
 

Ci sono ricchi appalti per tutte le big tricolori come Cdp, Snam, Eni, Enel, Italgas, UniCredit ed Intesa-Sanpaolo, elite a cui si aggiungeranno altre grandi e medie imprese che contribuiranno a spingere l’export italiano verso il Colosso d’Oriente, riequilibrando il saldo commerciale. Insomma, che le prospettive non siano nerissime, come si temeva invece un mese fa, lo testimonia anche la decisa inversione di tendenza, anche grazie all’effetto T-ltro di Mario Draghi, sul calo dei rendimenti dei Btp registrato sul mercato secondario negli ultimi 30 giorni, trend riflessosi anche nelle ultime aste del Tesoro e che ha consentito a Piazza Affari di prendere fiato dal giochino perverso del carospread-calo dei bancari-rosso della Borsa.

Superata la bufera della Tav, in cui per la prima volta anche le bocche dei diretti interessati hanno proferito la parola crisi, il governo M5S-Lega ha archiviato la fase più critica della sua giovane vita, in cui lo storytelling dei giornaloni e delle principali tv ha cercato di uccidere il neonato gialloblù nella culla. A questo punto, scollinato l’ultimo miglio delle elezioni del 26 maggio, altro possibile terreno di scontro nella maggioranza, finalmente l’esecutivo, con il vento in poppa nell'economia, potrà proiettarsi nell’orizzonte completo della legislatura con una certa serenità. 

Il clima pare cambiato anche nel circuito mediatico. Mentre i nuovi giornali degli editori puri, bollati in passato come fenomeni isoltati anti-sistema, riscuotono un successo in Borsa (vedi la quotazione del Fatto), al CorSera e a Repubblica sembrano aver registrato la nuova fase. In Via Solferino, per intervistare l’ex “Re Travicello” Giuseppe Conte si è scomodato addirittura il direttore Luciano Fontana e in Largo Fochetti, sede del quotidiano del gruppo Gedi, licenziato l’anti-5 stelle Mario Calabresi e messi fuori dalla prima pagina i suoi corifei, il milanese Carlo Verdelli ha abbandonato da due giorni nell'apertura del giornale l’accento sulle baruffe chiozzotte sulla Tav, per dare spazio ai grandi temi che contano, come la lotta al cambiamento climatico. Anche qui, aria di primavera in anticipo.

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