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Sudamerica, quella crisi che inizia da lontanto e che Trump può aggravare

Sudamerica, quella crisi che inizia da lontanto e che Trump può aggravare

di Vincenzo Caccioppoli

Il Sudamerica brucia e l'incendio si sta propagando di nazione in nazione, in maniera sempre più virulenta, con le fasce più deboli della popolazione che sfogano l'esasperazione contro un potere politico incapace e corrotto. Questa difficile situazione nasce dalla crisi economica, che dal 2010 dagli Stati Uniti si è diffusa a macchia d'olio a tutto il mondo, e che proprio nel grande continente sudamericano e' stata aggravata dal seguente crollo del prezzo delle materie prime, di cui il territorio e ricco.

Le politiche populiste e neoliberiste di Lula in Brasile, quelle un po' autarchiche ma propense alla eliminazione delle diseguaglianze sociali di Chávez in Venezuela e la politica dal basso di Evo Morales in Bolivia sono state una semplice illusione, troppo breve per poter contibuire a modificare qualcosa nella sostanza. La realta'dei fatti ha dimostrato, infatti, che le economie di giganti come Brasile, Venezuela ed Argentina si reggevano su pilastri di argilla, che alla prima difficolta si sono sfaldate come neve al sole.

In Venezuela, dopo la morte di Chávez e l'arrivo di Maduro, la situazione è ormai al limite della guerra civile. Il Paese è, infatti, lacerato da continue insurrezioni di piazza, che le autorità cercano di tenere a freno, ma !a situazione appare sempre più difficile e Maduro sembra inadeguato a controllare una situazione che gli sta sfuggendo sempre più di mano.

Il Brasile sembra inesorabilmente diretto verso una crisi economica sempre più profonda, aggravata da scandali e corruzione, che stanno portando alla esasperazione le fasce piu deboli della popolazione. In Argentina, le politiche del governo Macri per ridurre il deficit pubblico hanno portato ad un aumento dei livelli di povertà della popolazione, mentre l'inflazione continua ad aggirarsi su tassi del 40%, molto più alti di quelli previsti. Per migliorare le prospettive economiche del Paese, Macri ha cercato di creare un clima interno favorevole agli investimenti.

Uno dei suoi successi, favorito anche dall'aumento del prezzo del petrolio, è stato la firma di un contratto tra la compagnia petrolifera di bandiera, la YPP e Chevron per lo sfruttamento dell'enorme giacimento di gas da scisti di Vaca Muerta, nel sud-ovest del Paese. Il pesante fardello del debito sta poi rendendo la popolazione sempre più povera ed esasperata, con tagli continul alle politiche si sostegni da parte delle casse pubbliche sempre più esangui. L'avvento di Trump alla Casa Bianca, con il suo annuncio di mettere in campo una politica protezionistica sembra destinato ad aggravare la situazione già precaria della zona. Oltre a Trump poi, ad incidere negativamente sul futuro economico dell'America Latina c'è anche la possibilità, sempre più concreta, che la Fed aumenti i tassi di interesse, una decisione che spingerebbe verso l'alto il dollaro.

Oltre ad indebolire la richiesta di materie prime, che diventerebbero più costose, una tale decisione farebbe aumentare anche il valore del debito di gran parte dei Paesi di quest'area, solitamente espresso in dollari. L'economista argentino Jorge Katz, docente dell'università del Cile, sottolinea che l'epoca dei prezzi elevati delle materie prime è stata caratterizzata dalla "rapida espansione e trasformazione tecnologica del settore della loro lavorazione, che ha gradualmente migrato verso industrie basate sulla conoscenza e che ora fanno uso di sementi geneticamente modificate, droni, marcatori molecolari, biocidi di ultima generazione e tecnologie digitali".

Ora, secondo Katz, il calo dei prezzi "riporta l'America Latina in una situazione difficile che durerà parecchi anni. Bisognerà conservare le capacità tecnologiche e le risorse umane acquisite nella fase di espansione". È chiaro che lo squilibrio macroeconomico "renderà difficili molti degli interventi di cui il settore pubblico ha bisogno".Tutto questo e causa di politiche ottuse che non hanno permesso in momenti di prezzi alti delle materie prime ed economie in crescita, di mettere in atto tutta una serie di riforme, che avrebbero permesso di agevolare l'economia ed eliminare in parte le enormi diseguaglianze anti-sviluppo. 

Inoltre la rivoluzione dal basso propugnata da Lula in Brasile ha mostrato tutte le sue contraddizioni con la fallimentare esperienza della Rousseff e con lo scoppio degli scandalí di corruzione che hanno investito non solo lei, ma anche il suo mentore Lula. Il Brasile e il Venezuela poi devono sempre far fronte al loro atavico problema di criminalità. In Brasile infatti, dopo un robusto maquillage delle zone più a rischio delle principali città, in vista di Olimpiadi e del Mondiale di calcio, con la pacificazione di importanti favelas come quella di Rosinas a Rio, il problema della criminalità si sta mostrando in tutta la sua gravita, con scontri sempre più violenti fra polizia e narcotrafficanti e con rivolte in carcere. Tumulti determinati dal sovraffollamento delle strutture e dalla mancanza di adeguato personale addetto alla sorveglianza.

Il Venezuela, secondo le ultime statistiche, sembra essere il luogo più pericoloso al mondo. Almeno per quanto riguarda la capitale, Caracas. Si registra una media di 17 omicidi al giorno, che confermano come la capitale venezuelana sia un luogo di guerra più che una grande metropoli. Un indice di 119 omicidi ogni 100 mila abitanti. Per avere un'idea, in Italia il rapporto è di 0,8 omicidi ogni 100 mila abitanti. A Rio de Janeiro, che non è proprio la Svizzera, i numeri sono circa un decimo di quelli registrati a Caracas. 

L'Organizzazione mondiale della sanità considera la soglia di 10 omicidi ogni 100 mila abitanti come "un'epidemia". La situazione difficile poi si sta allargando anche a Paesi fino ad ora tranquilli come Ecuador e Perù, dove gli studenti sono scesi in piazza per protestare conto i tagli alla cultura e ler il diritto allo studio. C'è qualche spiraglio, però, grazie ad un rafforzamento del petrolio e ad una leggera discesa del biglietto verde, ma la strada da percorre e' ancora lunga ed irta di ostacoli. Qualcuno già paventa una possibile deriva autoritaria, che come la storia insegna è spesso figlia del fallimento delle politiche economiche populiste.

Vcaccioppoli@gmail.com


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