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Economia
Tasse, pressione fiscale troppo alta al 48,3%: 6 punti sopra i dati ufficiali

Mentre gli imprenditori italiani si preparano a chiudere uffici e abbassare saracinesche, ecco che la CGIA di Mestre divulga un aggiornamento in materia di pressione fiscale. In calo rispetto al 2014, il dato odierno parla di un 48% di pressione fiscale oltre a quella burocratica, sicuramente un numero allarmante.

Secondo Carmine Carlo, fondatore di CFC Legal, la prima azienda legale in Italia, specializzata in consulenza e assistenza in procedimenti giudiziali e stragiudiziali a difesa di contribuenti, imprenditori e aziende dall'azione dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione spiega: “Questo dato è fin troppo positivo: i numeri, infatti, a livello “macro" parlano chiaro ma a livello “micro", cioè della realtà quotidiana di moltissime aziende, sono ben peggiori.”

Quello che oggi accade è chiaro e, spesso, mostra confusione tra imprenditori e professionisti che hanno problemi con (ex) Equitalia e chi, invece (la minoranza), non pagando le tasse evade il Fisco.

La realtà, però, nella stragrande maggioranza dei casi è ben diversa. Spiega Carlo: “Un esempio classico è quello di  un imprenditore che emette una fattura a dicembre per 100.000 euro; questi dovrà applicare l'iva al 22% quindi la fattura avrà un valore complessivo di 122.000 euro.  Ipotizzando che abbia costi (materie prime e dipendenti) per 70.000 euro, vien da sé che dovrà anticiparli.  Entro uno o al massimo tre mesi dovrà versare all'erario 22.000 euro di iva indipendentemente dal fatto che abbia incassato o meno quel denaro dal cliente.  A luglio dovrà versare le imposte su un utile (pari a 30.000) “presunto”, in quanto ancora non ha incassato, per un totale di circa 8.000 tra Ires e Irap (24% di Ires più circa il 3,9% di Irap). Alla fine, senza aver incassato un solo euro (magari il cliente é fallito e non li incasserà mai) dovrà anticipare ben 70.000 (materie prime e dipendenti) + 22.000 (iva) + 8.000 (Ires e Irap) quindi 100.000 su 100.000 euro fatturati”.

Questo calcolo spiega che la pressione fiscale, oltre quella burocratica, sale al 100%. E questo accade quando si parla di una società di capitali, diversamente la situazione peggiorerebbe nel caso di imprenditore con ditta individuale (il soggetto in questione dovrebbe pagare non l’Ires al 24% ma l’aliquota Irpef, magari più alta).

“In questo esempio abbiamo ragionato con margini già elevati, quasi del 40%, ma spesso sono molto più bassi e così é molto più facile trovarsi in queste situazioni. La cosa peggiore é quando quel cliente é lo Stato che, per onorare le somme dovute, ci impiega anni! Ed ecco che Equitalia non é più sinonimo di “evasione" ma di “ingiustizia”. Oltre Equitalia, in questi casi, ci vorrebbe uno Stato davvero “Amico dell’imprenditore" che quando é il momento di tassare lo faccia seriamente, ma quando é il momento di aiutare si adoperi con la stessa forza!”- conclude Carlo.

Per il 2019, infine, secondo le stime, la pressione fiscale potrebbe tornare ad aumentare sia perché la crescita del Pil è data in frenata da tutti gli organismi internazionali sia a seguito a un possibile aumento del prelievo fiscale. Dal 1 gennaio 2019 l’aliquota Iva, attualmente al 10 per cento, salirebbe all’11,5 per cento, se non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro. Mentre l’iva al 22% schizzerebbe addirittura al 24,2%.

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