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Economia
Tech Usa, pioggia di profitti. Wall Street pronta a correre di nuovo

Ci siamo: dopo il “profit warning” di Apple che il 2 gennaio ha tagliato le previsioni sulle vendite degli ultimi tre mesi del 2018 (che coincidono con la stagione dello shopping natalizio ovvero col primo trimestre fiscale del gruppo della mela), citando un rallentamento più forte del previsto delle vendite di iPad, computer Macintosh e iPhone in Cina, è l’ora della verità a Wall Street per il comparto high-tech, che in questa settimana renderà noti i conti degli ultimi tre mesi e dell’intero 2018.

Mark Zuckerber
 

Salvo ulteriori sorprese negative, le premesse per qualche recupero a Wall Street ci sono tutte: del resto ad esclusione di Amazon e Microsoft, negli ulitimi 12 molti titoli come Apple e Tesla hanno già perso terreno (ma anche Facebook, che con oggi segna -21,5%), colpiti dai timori di un rallentamento della crescita Usa e mondiale legata anche alle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Tanto è vero che, nel caso di Apple, gli analisti di Morgan Stanley in un report hanno appunto suggerito alla clientela di tornare a puntare sul titolo visto che “le cattive notizie sono già state scontate”. Naturalmente occorrerà verificare puntualmente i risultati resi noti da ciascun gruppo.

tim cook ape
 

Apple alzerà il velo sui conti domani: le attese parlano ora di poco più di 84 miliardi di dollari di fatturato e di 4,17 miliardi di utili, contro i 77,25 miliardi di giro d’affari e i 3,21 miliardi di utili dello stesso periodo di un anno fa. Per Apple, che avrebbe pertanto chiuso lo scorso esercizio fiscale con 261,34 miliardi di fatturato e 12,15 miliardi di utile, si tratterebbe comunque di una crescita del 8,7% del fatturato e del 29,9% degli utili e scusate se è poco, tanto più che dopo il calo seguito al profit warning il titolo mostra una performance a 12 mesi negativa (-6,64%) e prezzi pari a 13,33 volte gli utili per azione e una capitalizzazione (746,17 miliardi) pari a 2,85 volte il fatturato.

nadella microsoft
 

Il giorno dopo, il 30 gennaio, sarà la volta di Facebook: il gruppo fondato da Mark Zuckerberg dovrebbe aver registrato l’ennesimo incremento consecutivo del giro d’affari, a 16,4 miliardi (dai 12,55 miliardi di un anno prima e contro i 13,77 miliardi del terzo trimestre), e degli utili, attesi pari a 2,18 miliardi (furono 1,76 miliardi nei tre mesi precedenti, erano pari a 2,21 miliardi nel quarto trimestre 2017). In tutto, nel 2018 il gruppo di Mark dovrebbe aver registrato 55,33 miliardi di giro d’affari e 7,37 miliardi di utile e con 428,85 miliardi di capitalizzazione attuale significherebbe mantenere multipli di circa 20 volte gli utili per azione ovvero di circa 7,75 volte il fatturato, non eccessivi ma neppure così a buon mercato da far gridare alla grande occasione, salvo sorprese consistenti.

wall street
 

Sempre il 30 gennaio arriveranno i conti di Microsoft: il gruppo fondato da Bill Gates, che chiude l’esercizio fiscale a fine giugno, dovrebbe aver registrato nel suo secondo trimestre fiscale 32,53 miliardi di fatturato a 1,09 miliardi di utili; lo stesso periodo dell’esercizio fiscale precedente si era chiuso con 28,9 miliardi di fatturato a 960 milioni di utili, mentre l’intero esercizio fiscale 2017/2018 aveva visto Microsoft fatturare 110,37 miliardi di dollari, con 3,88 miliardi di utili.

Microsoft (816 miliardi di capitalizzazione di Borsa) negli ultimi 12 mesi è salita del 13,65% ma già sconta multipli pari a 27,63 volte gli utili e quasi 7,4 volte il fatturato e quindi potrebbe aver bisogno a sua volta di qualche “sorpresa” positiva specie per quanto riguarda margini e utili per vedere le quotazioni salire ulteriormente. E ancora: nella giornata di mercoledì arriveranno anche i conti di Tesla, che il mercato prevede abbia registrato 7,13 miliardi di fatturato e 2,18 miliardi di utile.

Mentre il giro d’affari del produttore di auto elettriche di Elon Musk continuerebbe la sua crescita lineare (si era fermato a 6,8 miliardi nel trimestre precedente, era pari a 3,29 miliardi nel terzo trimestre 2017) gli utili frenerebbero nuovamente dopo l’exploit di 2,9 miliardi registrato nei precedenti tre mesi, quando per la prima volta dopo sette trimestri consecutivi di perdite Tesla era tornata a chiudere un trimestre in utile.

Potrebbero essere numeri sufficienti a convincere gli investitori che le montagne russe sono alle spalle e si può tornare a puntare sul titolo, che negli ultimi 12 mesi è calato del 15,57% a Wall Street e ha visto la capitalizzazione ridursi a 51 miliardi, solo 2,38 volte l’attuale giro d’affari annuo, se non fosse che anche il 2018 si sarà a quel punto chiuso in perdita (per 1,33 miliardi). Giovedì infine sarà la volta di Amazon: in questo caso il mercato si attende 71,8 miliardi di ricavi e 5,64 miliardi di utile (ossia una redditività più elevata di quella di Apple).

Se così sarà il 2018 si chiuderà con 232,47 miliardi di ricavi e 19,72 miliardi di utile, mentre rispetto al quarto trimestre 2017 si registrerebbe una crescita del 20,1% del fatturato e addirittura del 205% circa degli utili: basterà a sostenere le quotazioni di un titolo che fino a venerdì scorso segnava un rialzo a 12 mesi del 19,15%? Visto che la capitalizzazione (816,85 miliardi) sarebbe di poco superiore a 3,5 volte il giro d’affari non è detto che gennaio non possa chiudersi con un ultimo sprint del titolo a Wall Street.

Luca Spoldi

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