Tremonti marxista?

Martedì, 20 ottobre 2009 - 10:40:00

Di Pasquale Della Torca

Pare proprio che Tremonti sia un rivoluzionario per quel dice su posto fisso e mobilità, invece non fa altro che prendere coscienza di un fatto dopo, forse, aver studiato un po’ di sociologia. Però da quel che scriveva nel suo ultimo pamphlet c’era da aspettarsi questa presa di coscienza sociologica sulla problematica di una società instabile.

Egli lo fa da par suo, con classe culturale speciale. La frase  “Non credo che la mobilità sia di per sé un valore”  è l’architrave della sua riflessione perché pone il concetto di “valore” come misura sociale del lavoro e della mobilità.

In realtà egli va a  togliere dal dimenticatoio un assioma tipico della sociologia marxiana dove i concetti afferenti il lavoro venivano coniugati al concetto di valore  così come alla società capitalistica.

In realtà, pur sembrando inaudito per i nostri tempi, egli non fa altro che criticare la costruzione della società fluida avvenuta nel corso degli ultimi quaranta anni e che ha portato a un progressivo peggioramento della condizioni di vita delle nuove generazioni.

E’ un dato sociologico, che gli economisti hanno sempre disconosciuto, il fatto che una società nella sua declinazione economica debba comunque fondarsi su valori e su un progetto di base altrimenti si va incontro a un finto modernismo, allo sfilacciamento sociale e si corre verso vere e proprie povertà striscianti.

In effetti la società che si veniva costruendo dopo gli anni settanta e che si costituiva in società globalizzata doveva per prima cosa attaccare la struttura sociale di base formata dal posto di lavoro fisso e dalla famiglia.

Il posto fisso è la base su cui costruire una famiglia, come dice Tremonti, perché essi rappresentano la cellula della struttura sociale organizzata basata su valori certi e riconosciuti. Ma non solo: il posto fisso è una garanzia per la stessa economia capitalistica perché rappresenta la base inscalfibile del consumo e del risparmio, perché è una certezza per lo Stato e il suo fisco e perché è anche garante delle dinamiche politiche.

Inutile dire che i sindacati, che oggi alle parole di Tremonti vanno in sollucchero, sono corresponsabili della destrutturazione sociale e dell’abbattimento valoriale del posto fisso e della famiglia almeno quanto i biechi capitalisti. Cosa non hanno fatto i sindacati per irrigidire e cristallizzare il mondo del lavoro !

Poi ci sono riflessioni più tipicamente economiche come il rapporto tra lavoro mobile e qualità del lavoro stesso e le resistenze degli imprenditori  a non assecondare la partecipazione dei lavoratori agli utili  e la loro pressione per avere sempre più libertà di gestione politica della forza lavoro.

Il discorso di Tremonti è importante e andrebbe approfondito al livello politico perché potrebbe formare un argine all’americanizzazione del  lavoro – vero pericolo per il nostro paese -   perché l’Italia non è l’america e perché in Italia non esiste un mercato del lavoro suffientemente dinamico e libero, affrancato da preferenze, concorsi, sterili e banali curriculum che non dicono nulla e che spessissimo nascondono gente  vuota e sterile.

 

 

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