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Economia
Ue, Tria: "Ottimista sulla procedura. Il taglio delle tasse nostro obiettivo"

"Noi pensiamo che l'Italia rispetti in modo sostanziale le regole di bilancio europee e sono ottimista per questa ragione riguardo alla procedura europea". Mentre il governo prepara l'assestamento di bilancio e i documenti tecnici con le cifre per dimostrare che quest'anno la riduzione del deficit va verso il 2,1%, il ministro dell'Economia Giovanni Tria si dice "ottimista" sul prosieguo della trattativa con Bruxelles. 

Tra ddl di assestamento del bilancio e documento tecnico aggiuntivo, il Mef dovrebbe puntare sul maggior gettito (dato dalla diffusione della fatturazione elettronica e da alcune operazioni di recupero fiscale), sui dividendi di Cdp e Bankitalia e sulle minori spese per le misure-bandiera della maggioranza, Quota 100 e Reddito di cittadinanza.

Intervenendo al Seminario di Economia Internazionale di Villa Mondragone, l'economista della Sapienza ha aggiunto di non veder "ostacoli per un accordo" con l'Ue: "per un'economia a crescita zero l'obiettivo di un deficit pubblico del 2,1% per l'anno corrente rappresenta una politica di bilancio più che prudente e noi arriveremo a questo livello di deficit grazie ad una gestione prudenziale anche se stiamo implementando le politiche sociali programmate decise con l'ultima legge di bilancio".

"Per il futuro - ha apiegato Tria riguardo alla prossima manovra - l'idea è di mantenere il deficit basso e continuare con l'obiettivo di ridurre il debito non attraverso aumenti delle tasse, ma attraverso la riduzione della spesa corrente: questo e' l'impegno con il Parlamento".

La partita va avanti anche a Bruxelles, dove la Commissione si appresta a fare il punto sul dossier. Come emerso nelle ultime ore, grazie anche alla spinta conciliante del commissario Moscovici oggi non dovrebbero arrivare decisioni ma solo un aggiornamento del caso. La prossima riunione dell'esecutivo Ue del 2 luglio e l'Ecofin del 9 luglio sono gli snodi fondamentali: per quelle date, l'Italia dovrebbe aver mosso i suoi passi ufficiali e spetterà allora ai tecnici e alla politica europea valutare se saranno stati sufficienti per evitare una procedura. Anche se questa dovesse scattare, è l'ultima indicazione giunta, potrebbe comunque esserci più tempo (sei mesi invece che i tre previsti dalle regole) perché l'Italia provi a rientrare nei ranghi.

 

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