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Economia
Ue, lettera di Bruxelles dopo il voto. Salvini: "Stracceremo i vincoli"

Preoccupazione e cautela. Sono questi i due 'sentimenti', secondo quanto scrive l'agenzia Radiocorche in questa fase coesistono a livello europeo sull'Italia. Vale per la Commissione come vale per i ministri finanziari dell'Eurogruppo. Dalla riunione di oggi dell'Ecofin (a 28), non sono emerse novita' ne' nuove indicazioni o moniti al governo italiano.

Secondo quanto risulta, la richiesta formale al Tesoro di chiarire i punti di vista italiani sulle ragioni della violazione della regola del debito nel 2018, una situazione che in teoria puo' portare all'apertura di una procedura europea, arrivera' a Roma solo dopo il voto per il rinnovo del Parlamento Ue (probabilmente il 27 maggio). Che l'avvio di una procedura sara' la decisione finale della Commissione e' tutto da vedere. Tuttavia le pressioni affinche' dia sull'Italia 'una risposta chiara' sono molto forti: provengono soprattutto da Austria e Olanda. Berlino mantiene un profilo basso, ma l'allarme per il corso della politica italianna resta massimo. E cosi' anche per il rischio spread.

Intanto, e' confermato che la Commissione il 5 giugno presentera' analisi, valutazioni ed eventualmente decisioni. Il 13 giugno si riuniranno a Lussemburgo i ministri finanziari: il prossimo 'round' sull'Italia sara' in quel momento. Il motivo per cui all'Eurogruppo e alla Commissione prevalgono le preoccupazioni per la piega che puo' prendere la politica italiana sulla finanza pubblica sono ovvie: non passa giorno che il vicepremier Matteo Salvini non rincari la dose di attacchi al quadro delle regole europee sui bilanci e annunci la necessita' di sforare i 'tetti' di deficit, lasciar correre il debito pubblico. “L'Europa ha poco da ammonire. In Spagna, Grecia, Francia e Finlandia c'e' una disoccupazione crescente che mette a rischio intere generazioni. Vanno rivisti alcuni numerini decisi a tavolino a Bruxelles che stanno bloccando anche la Germania”, ha detto anche oggi il vice premier Matteo Salvini parlando a Tg2 Post.

“Siamo noi che diamo 6 miliardi all'Europa e dovremmo essere noi a richiamarla, non viceversa. - ha aggiunto - Chi vota Lega sa che stracceremo alcuni vincoli europei. Mi sembra che sia venuto il momento di cambiare le regole europee”. Si intravvede un rischio serio che l'Italia prenda una deriva pericolosa per l'area monetaria. Ne' bastano le rassicurazioni del premier Conte.

In ogni caso, a Bruxelles e nelle capitali si e' deciso che occorre aspettare la chiusura delle urne e vedere che cosa restera' sul tavolo di tutto questo. Se gli annunci barricaderi (contro le regole economiche Ue) si tradurrano in scelte politiche oppure no. E, soprattutto, se il voto Ue avra' delle ripercussioni sulla stabilita' del governo oppure no. In realta' e' quest'ultima la vera questione aperta, non certo l'eventualita' che il risultato delle elezioni europee porti a un ribaltamento delle regole di bilancio che richiederebbero un lungo processo di revisione del Trattato. 



Peraltro i governi attualmente in carica vi resteranno ancora per un pezzo essendo il ciclo elettorale Ue sganciato dai cicli elettorali nazionali. A Bruxelles si continua a tener fede alle parole e agli impegni pattuiti a fine dicembre con il governo italiano di cui e' garante il premier Conte. Impegni scritti nella legge di bilancio 2019. Quella e' la base di ogni discussione, ha spiegato il commissario Moscovici. 

Tuttavia non sfugge che quegli impegni appaiono impossibili da raggiungere senza una correzione finanziaria in corso d'opera per quest'anno mentre per il 2020 si profila una manovra di bilancio molto pesante, ben superiore a 30 miliardi di euro.

Un onere che ne' il M5S ne' la Lega vogliono assumere. Se Bruxelles prendera' per buona la visione italiana che ci sono 'fattori rilevanti' che giustificano nel 2018 l'aumento del debito/pil (bassa crescita e bassa inflazione), l'Italia si avvarra' ancora una volta di una tregua di qualche mese. Per la Commissione sara' piu' difficile fronteggiare le pressioni di vari governi (del Nord ma non solo) che ora non nascondono piu' l'esasperazione per le mosse dell’Italia (vedi le parole del premier austriaco Sebastian Kurz). D'altra parte, la Commissione e' in scadenza, dunque oggettivamente debole. In autunno ci sara' la nuova (da novembre salvo complicazioni legate alla Brexit) e sara' un'altra cosa.

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