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Economia
Un reddito per tutti nella democrazia del post-mercato

Il lavoro è l’unica forma di reddito per il 98% della popolazione, l’unica forma oggi con cui procurarsi la possibilità di esistere. Senza reddito vuol dire fine, scomparire in una società tutta votata al mercato e non più fondata sul bene comune.
Questa è la tragedia che attraversa destini individuali, generazionali, collettivi e mondiali.
A qualunque latitudine.
Non c’è giorno al mondo che uomini, donne, genitori non si alzino con la speranza di trovare una soluzione alla continua domanda di risorse personali che la vita moderna  impone,  un modo per sopportare la pressione dei problemi, delle scadenze, del futuro incerto.
Lavoro, ossia reddito, ossia capacità di spesa per vivere.
Se ho reddito ho una dignità. Senza non ho nulla.

La scomparsa della certezza del reddito deriva dal  sopravvento economico delle attuali élite divenute  indifferenti ai destini della società .Risultato di anni di neoliberismo, di politiche occidentali che hanno riposto nel mercato la soluzioni di tutti i problemi collettivi delle democrazie.
Delocalizzazione delle industrie, sostituzione della forza lavoro nazionale con forza lavoro a basso prezzo sia straniera che generazionale, automazione spinta .
Tutto in nome del mercato, in nome del profitto. Scopo delle aziende è diventato il profitto, non il lavoro. Ottenere profitto senza dar lavoro. Ma così si va alla catastrofe.

Nessun politico finora ha avuto il coraggio di dire che lo scopo di un’ azienda non può essere il profitto, ma la creazione di lavoro.
Nessun politico in Italia ha mai detto che l’art 1 della costituzione dovrebbe essere lo schema di ogni azienda, che se la repubblica è fondata sul lavoro e non sul profitto allora ogni azienda deve essere fondata sul lavoro e non sul profitto.

Bisognerebbe avere il coraggio di dire  che le aziende che antepongono il profitto all’occupazione sono fuori dalla costituzione, sono fuori dallo schema democratico di questo paese.
Che non si dovrebbe permettere a centinaia di aziende di chiudere sedi e fabbriche in Italia per riaprirle in paesi dove si paga la manodopera  a costo basso, continuare a dirsi italiane, vendere prodotti italiani nel mondo e pagare le tasse all’estero nonché licenziare lavoratori italiani. O come si possa essere presidenti del consiglio e omaggiare le industrie americane che non pagano tasse, che causano il licenziamento di milioni di persone, o andare in visita ad omaggiare chi ha portato fuori dal paese la sua più grande industria automobilistica .

Il capitale ha abbandonato il lavoro e con esso la democrazia.
Il mercato di questo capitalismo sta eliminando i diritti, sta eliminando le uguaglianze e sta costruendo enormi irraggiungibli differenze.
La democrazia non può più basarsi sul mercato come risolutore dei problemi. Quel tempo è finito.
Se manca il lavoro manca il reddito e quindi non c’è più democrazia. Perciò o si crea lavoro per tutti o si crea reddito per tutti. Ma il lavoro sta diventando sempre più qualificato e sempre meno generico, perciò taglia fuori chi non ha qualifiche, titoli, età per rispondere. Il numero degli esclusi è alto e aumenta anno dopo anno. Il Pd ha diffuso e propagandato l’oblio su questa massa di esclusi e non è in grado di ammettere neanche intellettualmente che un reddito minimo garantito è il diritto ad esistere  per una quota importante della popolazione e della società.

Insieme alla certezza costituzionale del lavoro si impone la certezza costituzionale di un reddito minimo come nuova grande battaglia da portare avanti.
Non basta assicurare il lavoro: domani potrebbe non essercene abbastanza per tutti.
Dovremo perciò pensare a come assicurare il reddito.
Chi bolla tutto questo come assistenzialismo come chi guida il Pd oggi,  è figlio del passato, è incapace di avere una visione sul futuro della nostra società.La società di domani e le idee che la formeranno non potranno basarsi sul mercato, perchè il mercato non ha etica e il mercato moderno elimina l’etica dalle scelte del capitale. Mentre la democrazia nella sua più profonda sostanza è una forma di etica e lo Stato deve diventare non un’ azienda per pochi  ma uno strumento per l' evoluzione dell'esistenza di tutti.

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lavororedditodisoccupazione

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