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Economia
UniCredit, Andreotti jr vice-presidente. E alla finanza arriva Devriendt
Foto LaPresse

Jean Pierre Mustier completa la squadra dei manager in vista del nuovo piano strategico che verra' svelato a dicembre. Il ceo di Unicredit sceglie per l'importante tassello della Finanza e Controllo Wouter Devriendt attualmente amministratore delegato di Dexia e di Dexia Cre'dit Local, dove e' entrato nel 2016. Devriendt che ha lavorato per Abn Amro, Fortis ed e' stato anche nella Belgian Federal Holding and Investment Company e nel'Amsterdam Trade Bank, assumera' il ruolo all'inizio del 2020 e riportera' direttamente al Ceo. La nuova funzione e' stata creata all'inizio del 2019 nell'ambito di una piu' ampia riorganizzazione ed e' stata temporaneamente guidata da Mustier.

Oltre alle tradizionali attivita' di Finanza, Pianificazione, Contabilita' e Investor Relations, include anche 'Group Identity e Communication, Regulatory and Institutional Affairs', 'Strategy and M&A' e l'area del 'Chief Lending Officer'. Inoltre coordina le attivita' dell'area di 'Group Risk Management', 'Legal e Compliance', che continuano a essere a riporto del ceo.

Allo stesso tempo il cda - con il supporto del Comitato Corporate Governance, Nomination and Sustainability - ha nominato Lamberto Andreotti vice presidente, Maria Pierdicchi presidente del Comitato Parti Correlate e Francesca Tondi membro del Comitato Controlli Interni & Rischi. La decisione e' stata adottata a seguito della nomina di Bisoni a presidente dopo l'improvvisa scomparsa questa estate di Fabrizio Saccomanni e delle dimissioni di Martha Boeckenfeld a meta' settembre. Bisoni rimane membro pro tempore del Comitato Corporate Governance, Nomination and Sustainability per svolgere un ruolo attivo nel processo di selezione di due consiglieri non esecutivi per la sostituzione di Saccomanni e Boeckenfeld. Completato il processo, sara' nominato un nuovo membro del Comitato.

Andreotti, cognome noto in Italia perché figlio di Giulio, il politico democristiano più volte presidente del Consiglio nella Prima Repubblica, è uno dei manager tricolori di più esperienza sui mercati internazionali e che hanno fatto maggiore carriera all'estero. Uomo dotato di un curriculum capace sicuramente di portare valore aggiunto per il duo Bisoni-Mustier nella gestione della banca.

Sessantanove anni, Andreotti è stato fino al 2017 il presidente della multinazionale del Big Pharma quotata a Wall Street Bristol-Meyer Squibb, una delle principali aziende farmaceutiche a livello mondiale che capitalizza oltre 100 miliardi di dollari, un manager che nel 2014, tra stipendio, stock option e altre voci variabili della retribuzione, è stato con 27 milioni di dollari l'executive italiano più pagato all'estero. Cifre che nel tempio del capitalismo mondiale sono abbastanza normali per chi si insedia ai vertici delle più grandi società al mondo per valore, un risultato ottenuto al termine di una lunga carrierà costruita tutta "in esilio" nei suoi amati Stati Uniti (di cui si innamorò a 23 anni nel lontano '73 quando poco prima di laurearsi in ingegneria civile passò l'estate a lavorare in un cantiere californiano), mentre il padre deteneva le leve del potere politico in Italia.

Andreotti si laurea alla Sapienza di Roma, ma vola subito negli States dove frequenta un master al prestigioso Massachusetts Institute of Technology e dove decide, dopo una breve esperienza in Finmeccanica, che non avrebbe mai fatto l’ingegnere. Nel 1982, a New York conosce il presidente della Recordati, azienda farmaceutica a carattere familiare e per otto anni, lavora con Arrigo Recordati, fondatore dell'omonimo gruppo, periodo in cui occupandosi dei prodotti e dello sviluppo dell’azienda, inizia a studiare sui manuali di farmacologia degli infermieri per prepararsi al percorso che poi lo vede seguire direttamente la ricerca farmaceutica più avanzata.

E così, nel ’90, Andreotti entra in Farmitalia Carlo Erba come direttore generale e responsabile delle attività italiane. Nel 1992 ne diventa amministratore delegato, ma Farmitalia viene venduta alla svedese Pharmacia, un'operazione criticata poi da Andreotti che, secondo le cronache, ne parla come una svendita attuata da Montedison che aveva un disperato bisogno di fare cassa.

Così nel 1998 approda al colosso Bristol-Myers Squibb con l’incarico di amministratore delegato per l’Italia. Per due anni vive tra Roma, Bruxelles e Londra e a luglio del 2000 diventa presidente europeo della multinazionale. Si trasferisce a Parigi e inizia la scalata interna al potere: nel 2009 è membro del board of directors con la carica di chief operating officer, nel 2010 assume il ruolo di chief executive officer, deleghe che mantiene anche nel 2015 (nel 2012 è entrato anche nel Cda del colosso della chimica DuPont) quando diventa presidente esecutivo (fino allo scorso anno), ma che lascia poi a Giovanni Caforio. Da due anni, dopo aver deciso di mettere a servizio la propria esperienza al venture capital come senior advisor di Essex Woodlands Health, ha esordito nelle vesti di banchiere.

twitter11@andreadeugeni

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