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Economia
Mai più soldi pubblici per le banche. Ecco perché l'Unione Bancaria funzionerà

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

"Il circolo vizioso fra i conti delle banche e i bilanci degli Stati Ue? E' stato definitivamente spezzato. Grazie a tre step: 1) all'obbligo per le banche di dotarsi internamente di un piano di salvataggi  che deve esser approvato dalle autorità, 2) al meccanismo del bail-in che coinvolge gli stakeholder della banca e 3) al fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Un impianto che sarà sufficiente in futuro per garantire i cittadini contribuenti europei da esborsi di denaro pubblico". Lo spiega in un intervista ad Affaritaliani.it Mario Nava, direttore responsabile delle istituzioni finanziarie della Commissione europea. Ecco perché l'Unione Bancaria sopravviverà sempre alle crisi.

Con il via libera dell'Europarlamento, il 14 aprile, al un pacchetto di norme che completano l'unione bancaria, abbiamo definitivamente scongiurato il pericolo del bail-out? E' stato spezzato in maniera efficace il circolo vizioso fra bilanci bancari e bilanci sovrani?
"E' stato il grande obiettivo della creazione dell'Unione Bancaria europea. L'impianto complessivo lo spezza a tre livelli".

Quali?
"Nel primo, il regolamento appena approvato dal Parlamento Europeo impone a tutte le banche di avere dei piani di risoluzione. Di preparare in tempi normali cioè, senza aspettare il momento della crisi, dei piani per risovere le criticità e, al tempo stesso, obbliga tutti i supervisori a validarli. E' un primo step di risoluzione della crisi, che deve essere preparato ben prima del momento del disastro e che si potrebbe rivelare molto efficace nell'assorbire le perdite e nel dismettere gli attivi. E' la prima garanzia per i contribuenti. La seconda garanzia è costituita dal passaggio al meccanismo del bail-in".

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Mario Nava, direttore responsabile delle istituzioni finanziarie della Commissione europea. Foto

Come funziona?
"Per la gran parte dei fallimenti bancari, il meccanismo del bail-in minimo, assicura che le perdite delle banche restino all'interno degli stakeholders dell'istituto e cioè essenzialmente gli azionisti e agli obbligazionisti. Infine, il terzo livello è costituito dall possibile utilizzo del fondo di risoluzione delle crisi bancarie. Il fondo è creato integralmente con denaro privato: i contributi delle banche. Ci sono, quindi, tre linee di difesa, una più forte dell'altra che si sommano per fronteggiare le difficoltà del sistema bancario. Il tutto senza l'utilizzo di denaro pubblico.

Quali sono state le difficoltà maggiori nella creazione dell'impianto dell'Unione Bancaria? 
"Il meccanismo è complesso, ed è stato creato molto rapidamente, perché i capi di Stato e di governo hanno prima lanciato l'idea il 29 giugno del 2012 e il 12 settembre dello stesso anno la Commissione europea aveva già una proposta sul tavolo per un meccanismo unico di vigilanza. A giugno dell'anno dopo ha messo sul tavolo poi una proposta per un meccanismo unico di risoluzione, proposta che lo scorso martedì è stata approvata. Tempi strettissimi, dunque, per la risoluzione delle crisi bancarie che hanno significato un lavoro molto intenso, facilitato dal fatto che c'erano le condizioni perché ne uscisse un impianto coerente. Ha aiutato anche il fatto che non ci sono stati intervalli terporali troppo lunghi fra la stesura dei vari pezzi del pacchetto".

D'accordo, ma le difficoltà?
"Le difficoltà maggiori sono derivate dal fatto che questa è stata la più grande riforma comunitaria degli ultimi anni in ambito finanziario e dal fatto che bisognava continuare a bilanciare le prerogative nazionali con la cessione di sovranità alla supervisione europea. Un bilanciamento che non è stato assolutamente facile trovare". 

Gli obbligazionisti delle banche verranno coinvolti nel bail-in: c'è un pericolo per la raccolta futura degli istituti di credito, soprattutto in questa fase iniziale di avvio dell'Unione Bancaria? Ci saranno delle conseguenze negative?
"Tutte le obbligazioni e le azioni contengono una quantità di rischio che l'investitore accetta per avere un rendimento. L'importante è che venga conosciuta in anticipo. Per questo, nello stendere le norme che regolano l'Unione Bancaria, siamo stati molto attenti a creare una gerarchia molto chiara per far capire a chi acquista un'obbligazione  il suo grado di coinvolgimento in un eventuale salvataggio della banca. Definito ciò, per un investitore l'impiegare i propri denari in un'obbligazione più a rischio e quindi avere un rendimento più alto, oppure no, è quindi una decisione consapevole". 

E sui depositi, il limite dei 100 mila euro innescherà una fuga dei correntisti?
"I depostiti non verranno toccati: c'è la garanzia sacrosanta e assoluta dei 100 mila euro per persona correntista e per banca. Spiego: se si stratta di un conto cointestato, si può arrivare fino a 200 mila euro e nulla impedisce, poi, di aprire un altro conto corrente in una banca diversa. Garanzie che arrivano a coprire la quasi totalità dei cittadini europei. Quindi, il rischio della fuga dei depositi non esiste: a livello di persone fisiche la copertura è pressochè totale".

E' sufficiente la dotazione finanziaria di 55 miliardi di euro per il fondo di risoluzione? Qualcuno l'ha criticata...
"I 55 miliardi arrivano in coda dopo altri step. Non sono la prima protezione, ma la terza. Le banche sanno che se qualcosa va male devono iniziare a vendere asset secondo un piano di risoluzione da loro predisposto in anticipo. La seconda è l'intervento di tutti gli aventi diritto che non sono soltanto gli azionisti. Solo in ultima istanza, dopo queste contromisure cioè, arrivano i 55 miliardi. Se si fa un po' di back-of-the-envelope calculation sulla base di ciò che è successo durante il periodo della crisi, ci si rende conto che i 55 miliardi sono molto più che sufficienti, perché quasi tutti i casi di difficoltà registrati in passato potevano essere riassorbiti coinvolgendo gli stakeholders com'è stato previsto ora. Senza considerare la riduzione del rischio che sarà assicurata dall'entrata in vigore dalla vigilanza unica in capo alla Bce".


E neanche gli 8 anni che separano l'entrata in vigore dell'Unione Bancaria dalla messa a regime del fondo di risoluzione rappresentano una criticità del nuovo sistema?
"No, perché, ripeto, arriva in terza battuta e, nel caso fossero superati i due step precedenti, il regolamento prevede dei meccanismi che consentono eventualmente di anticipare i contributi bancari al fondo. C'è una flessibilità esplicita"

Perché sono state escluse, dal meccanismo di vigilanza unica in capo alla Bce, le Landesbanken, le casse regionali tedesche, alcune delle quali sono molto grandi e che in tutto rappresentano il 45% circa del settore bancario teutonico, oltretutto in mano al pubblico?
"Non c'è stata un'esclusione ad personam. Il meccanismo di vigilanza unica prevede un sistema di vigilanza per tutte le circa 6.000 circa banche dell'Unione Bancaria. L'unico fattore per cui si differenzia al suo interno è che per le banche più grandi, le prime 130, definite secondo un banalissimo elenco pubblico di asset, c'è la supervisione diretta della Bce. Vigilanza che diventa invece indiretta per gli istituti più piccoli. Resta, però, e questo è il punto importante, un meccanismo accentrato.  L'articolo 4 del meccanismo unico di vigilanza prevede che questo sia composto dalla Bce e dagli organi supervisori nazionali".    

Il varo dell'Unione Bancaria può essere considerato un passo importante verso la completa integrazione degli Stati europei o è soltanto, come qualcuno ha affermato, una misura tampone per prevenire future crisi economico-finanziarie nel Vecchio Continente?
"Non è stata soltanto una misura tampone, ma un passo importante e decisivo per favorire in futuro una maggiore integrazione europea. Le banche ormai hanno attività finanziarie cresciute a livello comunitario. Ci sono tantissimi istituti di credito che di nazionale conservano soltanto il nome e che, addirittura, sono più importanti in altri Paesi che in quello d'origine. Fino ad ora, avevamo un'integrazione economica dell'Ue, ma mancava una integrazione della governance dei mercati finanziari. Che ora abbiamo".

Tags:
unione bancariaeurocommissione uenava

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