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Economia
Welfare Italian Forum, Ipsos: servizi welfare negativi per 2 italiani su 3

Welfare Italian Forum, ricerca Ipsos: quasi 2 italiani su 3 giudicano negativamente i servizi di welfare

Si è tenuto oggi a Roma  il " Welfare Italia Forum 2018",  iniziativa del Gruppo Unipol giunta alla nona edizione, collocata nell’ambito del programma “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali”. L’evento rappresenta un momento di incontro tra decision maker e stakeholder attivi nei settori sanitario, socio-assistenziale e previdenziale con l’obiettivo di favorire lo sviluppo della White Economy, una filiera economica ed occupazione in grado di contribuire attivamente alla crescita del Paese.

In apertura di mattinata Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos, ha presentato i risultati della ricerca “Gli italiani: bisogni, aspettative e scelte di welfare”, realizzata per l’occasione da Ipsos su un campione rappresentativo della popolazione italiana.  E’ la sanità ad essere al centro dei bisogni degli Italiani in termini di Welfare, come conferma ancora Nando Pagnoncelli intervistato da Affaritaliani.it: “Il Welfare si identifica per gli italiani prima di tutto con la sanità prima che con la previdenza e altri servizi. Per la sanità i giudizi si dividono, ma ciò che emerge in misura piuttosto rilevante è la consapevolezza che il sistema è destinato a cambiare perché da un lato le dinamiche demografiche portano all’invecchiamento della popolazione, quindi a un aumento della domanda nei servizi in ambito sanitario, e dall’altro le risorse sono limitate. Quello che stupisce molto è che a fronte di questa preoccupazione rispetto alle aspettative future i cittadini non fanno nulla: è come se ci fosse una sorta di inerzia e si sia in attesa di un cambiamento di sistema".

Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, ai microfoni di Affaritaliani.it  sottolinea che “Unipol gioca un ruolo importante nel Welfare integrativo, uno dei settori dove crediamo ci sia maggiore necessità di sviluppo. La sanità, la previdenza e l’assistenza per la terza età sono tutti settori nei quali una grande compagnia di assicurazioni deve offrire soluzioni e proposte per gli interessi dei cittadini.”

L’apertura dei lavori del Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha poi preceduto l’avvio dei singoli tavoli di discussione, in cui si sono alternati interventi di scenario - Carlo Stagnaro, Direttore Osservatorio Economia Digitale Istituto Bruno Leoni, Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, Alessandro D’Adda, Partner MBS Consulting – con le testimonianze dirette di Matteo Sarzana, General Manager Italia di Deliveroo, Claudio Domenicali, Amministratore Delegato Ducati e Massimo Giupponi, Direttore Generale Azienda di Tutela della Salute Brianza.

Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati Motor Holding , ha dichiarato a questo proposito ad Affaritaliani.it: “Ducati considera tutto il mondo del welfare un fattore chiave nel creare con i nostri collaboratori e con le persone che lavorano per questa marca un rapporto mirato ad avere una motivazione speciale e un attaccamento all’azienda particolare. Questa motivazione è un fattore competitivo chiave in un mondo che cambia continuamente e nel quale non serve solo il corpo delle persone che entra in azienda ma anche che entrino la mente e il cuore. “

Alla sessione su equità, lavoro e generazioni con Leonardo Becchetti, Università di Roma Tor Vergata, Gian Carlo Blangiardo, Università di Milano Bicocca e Pasquale Tridico, Università di Roma Tre, è seguito quindi l’intervento di Emmanuel Akpakwu, Project Lead Value in Healthcare del World Economic Forum. Intervistato da Affaritaliani.it Akpakwu coglie l'occasione per sottolineare "la necessità di una cooperazione tra privato e pubblico". 

Lidia Nardone riporta invece il punto di vista della Cgil e ad Affaritaliani.it ha affermato: “Se vogliamo sviluppare il welfare dovremmo orientare questa possibilità su quei pezzi che non vengono coperti dal pubblico, ma anche quelli che sono più corrispondenti al benessere del lavoratore e della lavoratrice, in questo senso tutta la partita di alleggerimento rispetto a servizi non dati, tipo asili e trasporti, potrebbe essere un pezzo interessante. Poi c’è tutto il pezzo della non autosufficienza che grava sulle famiglie. “ 

 

A chiudere la mattinata, l’intervento del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.

Sempre nell’ambito del Forum, la sera del 10 dicembre Carlo Cimbri, Group CEO Unipol, e Pierluigi Stefanini, Presidente di Unipol, hanno incontrato Jens Redmer, Head of Product Policy di Google, e Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Al centro dell’incontro la capacità di elaborare risposte ai nuovi bisogni di welfare, bilanciando la dimensione etica, economica, tecnologica.

La ricerca Ipsos: italiani negativi sul welfare

I giudizi degli italiani sui servizi di welfare sono prevalentemente negativi. La sanità è il settore del welfare considerato più importante, su cui ci si aspetta un investimento da parte dello Stato per potenziare i servizi ai cittadini. Emerge anche la consapevolezza che il sistema sanitario andrà incontro a difficoltà crescenti per l’invecchiamento della popolazione e per le risorse economiche pubbliche sempre più limitate. Nonostante ciò, gli italiani non mostrano un atteggiamento attivo sia in termini di coperture complementari sia di informazione e approfondimento del tema. Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dalla ricerca Ipsos presentata oggi. L’indagine mostra come il giudizio degli italiani sui servizi di welfare sia complessivamente negativo, in quanto valutati in modo pessimo o scarso dal 61% della popolazione – con punte del 75% nel Centro Italia - e in modo ottimo o buono dal 33%, percentuale che sale al 39% nel Nord Ovest. È evidente che gli italiani percepiscano la necessità di riformare il sistema di welfare e di riallocare le risorse pubbliche in modo più efficiente. Su cosa sia più importante, si dividono in due gruppi: il 48% ritiene che i servizi debbano essere sempre garantiti a tutte le fasce di reddito, anche accettando un aumento delle tasse e una perdita di efficienza, mentre il 32% vorrebbe servizi più efficienti e con più libertà di scelta, anche a costo di pagarli e non poterli rendere accessibili a tutti. Nel complesso, però, circa l’80% degli italiani è d’accordo sul fatto che il sistema sanitario di assistenza gratuita o a costi bassi sia sostenibile nel lungo periodo solo se si eliminano gli sprechi e i costi eccessivi della politica. Tra i vari settori del welfare, la sanità è considerato quello più importante, l’unico a raccogliere più giudizi positivi (48%) che negativi (47%), ma a prevalere è il disincanto: il 68% degli italiani vorrebbe che nei prossimi anni lo Stato spendesse di più rispetto ad oggi in sanità, ma soltanto il 15% è convinto che lo farà.

Le preoccupazioni personali per il futuro sono molteplici e riguardano soprattutto una possibile condizione di malattia o non autosufficienza (46%), l’inadeguatezza della pensione (36%), la difficoltà far fronte alle spese (30%) e la mancanza di una prospettiva lavorativa (29%).

Le opinioni degli italiani sulle strategie da mettere in atto per il futuro a livello di sistema sono però chiare: il 54% ritiene che si debbano mantenere tutti i servizi gratuiti o a basso costo solo per chi è in condizioni di povertà e farli pagare al resto della popolazione, il 15% vorrebbe un aumento delle risorse alzando le tasse, mentre il 6% è per la riduzione dei servizi (e dei costi).

Nonostante la consapevolezza che un sistema di welfare così strutturato non possa essere sostenibile nel lungo periodo, c’è una bassa partecipazione e informazione al riguardo. Ad esempio, l’86% degli intervistati ha dichiarato di non essersi posto il problema di come affrontare in termini economici una possibile situazione di disabilità in vecchiaia. Inoltre, soltanto il 22% degli italiani dispone di un’assicurazione sanitaria e il 61% non ha interesse a farla. Allo stesso modo, solo il 30% della popolazione dichiara di poter contare su un piano pensionistico integrativo. Per questi motivi appaiono necessarie iniziative di comunicazione, in ambito pubblico e privato, che arrivino a tutta la popolazione, in grado di stimolare un approccio più proattivo del cittadino nell’ambito di una nuova offerta di welfare, efficiente, funzionale e accessibile a tutti.

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