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Economia
Whirlpool: “Vendiamo Napoli a Prs". Ira del Mise e dei sindacati. Sciopero

Si surriscalda il confronto per Whirlpool, dopo che l'azienda ha annunciato oggi la cessione del ramo d'azienda che comprende il polo produttivo di Napoli (410 i posti di lavoro). A inizio mese, il decreto legge sulle crisi aziendali voluto da Luigi Di Maio non era infatti bastato: il provvedimento stanziava 10 milioni per il 2019 e 6,9 milioni per il 2020 per salvare l'impianto napoletano. Risorse che dovevano servire a finanziare la decontribuzione per i contratti di solidarietà per realizzare il progetto di riconversione. Ma l'azienda aveva giudicato questa misura "insufficiente" e nell'incontro di oggi al Mise, ha annunciato la vendita a Passive refrigeration solutions (Prs) che si occupa di refrigerazione passiva, interessato alla riconversione della produzione dello stabilimento di Napoli. Decisione "unilaterale" che non è piaciuta ai sindacati Fim Fiom e Uilm, i quali annunciano uno sciopero e una manifestazione nazionale

Anche il Ministero dello Sviluppo che, dopo l’impegno in prima persona di Di Maio, si è visto durante la crisi di governo ritirare l’impegno da parte dell'azienda a tenere aperta la fabbrica, ma riconvertendola, ha dovuto prendere atto della decisione della degli americani di Whirlpool parlando di “grazie scorrettezza” nei confronti del Governo italiano e dei lavoratori. Per il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde, "l'azienda ha interrotto il prosieguo del confronto sulle altre opzioni proposte nel corso dei precedenti incontri tenutesi al Ministero, che prevedevano anche investimenti in prodotti di alta gamma o lo spostamento in Italia alcune produzioni realizzate all'estero dal gruppo Whirlpool". “La decisione dell'azienda - aggiunge Todde - non solo disattende gli impegni presi in questi mesi di confronto al Mise, ma anche l'accordo sottoscritto nell'ottobre 2018 con il quale le istituzioni si sono impegnate a supportare con incentivi e ammortizzatori sociali il piano industriale della Whirlpool in Italia".

Ecco i numeri e le tappe della vicenda.
I NUMERI DELL'AZIENDA IN ITALIA. L'azienda ha 7 stabilimenti: Cassinetta, Pero, Siena, Fabriano, Comunanza, Caserta e Napoli. Piu' di 5.000 i dipendenti, di cui 410 nel sito napoletano.

LE TAPPE DELLA CRISI. Il 25 ottobre 2018 i sindacati siglano l'accordo sul piano industriale, che contempla 250 milioni di investimenti. Inoltre, per recuperare i volumi produttivi a Napoli, prevede che alcune produzioni di Comunanza vengano spostate a Napoli e nello stabilimento lombardo passi la produzione di lavasciuga fatte in Polonia. Il 31 maggio 2019 si tiene un incontro tra sindacati e azienda sull'andamento del piano: in quella occasione l'azienda proietta una slide con la X sul sito di Napoli.

I sindacati, temendo che lo stabilimento venga ceduto, organizzano un presidio al Mise. L'azienda sostiene che il business delle lavatrici non e' sostenibile e che lo stabilimento di Napoli registra perdite di 20 milioni: l'unica strada e' la riconversione. Il 4 giugno parte il tavolo al Mise: al terzo incontro, il 25 giugno, governo e sindacati ottengono dall'azienda che non vi sara' alcuna chiusura, nessun disimpegno e la piena occupazione dei lavoratori.

L'11 giugno il ministro Luigi Di Maio firma tre atti di indirizzo destinati alle direzioni competenti dei rispettivi ministeri e ad Invitalia con cui richiede la revoca dei finanziamenti concessi, nel corso di questi anni, a Whirlpool, qualora la multinazionale non mantenga gli impegni sottoscritti nel 2018. Il 24 luglio l'azienda illustra cinque opzioni per garantire la salvaguardia dello stabilimento di Napoli: tra le ipotesi presentate, la prosecuzione del confronto sugli investimenti nei prodotti di alta gamma, lo spostamento in Italia alcune produzioni realizzate all'estero e l'individuazione di una nuova mission per il sito di Napoli, attraverso la realizzazione di un nuovo prodotto.

Di Maio annuncia la presentazione di un decreto che permetterebbe a Whirlpool di accedere a una decontribuzione per circa 17 milioni di euro nei prossimi 15 mesi, con sgravi fiscali sugli oneri relativi ai contratti di solidarieta'. L'1 agosto scorso il penultimo confronto azienda-sindacati, ma le posizioni restano distanti. Il 2 settembre la multinazionale afferma che il decreto non e' sufficiente.

Il 17 settembre, in un incontro al Mise, l'azienda annuncia la cessione del ramo d'azienda a Passive refrigeration solutions (Prs), spiegando che cosi' verranno salvaguardati i 410 posti di lavoro. E' circolata peraltro l'ipotesi che nello stabilimento possano essere prodotti container refrigeranti, ma non si conosce il potenziale investitore. I sindacati vogliono sapere il futuro della produzione di lavatrici in Italia. 

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