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Bologna - In Emilia “c'è chi può”. E sono sempre in tanti nonostante l'alone di indignazione sollevato su alcune “spese pazze” dei consiglieri regionali di via Aldo Moro. Come nel caso di una consulenza da circa 30 mila euro (29.743) al proprio avvocato senza procedura di evidenza pubblica e con affidamento diretto. E’ l’ennesima tegola che investe a fine mandato il discusso Sindaco PD di San Lazzaro, Marco Macciantelli, in passato al centro di numerose critiche e di interpellanze parlamentari.

san lazzaro facciata comune
 


Nel 2009 Macciantelli commissionò al proprio legale di fiducia, il penalista bolognese Roberto D’Errico che lo assiste da molti anni nei procedimenti penali, un incarico di consulenza in materia di lavori pubblici e Civis, di palese taglio amministrativo – civilistico. (guarda i basso il documento) Il testo della determina nr. 284 dell’anno 2009 non dà adito a dubbi: “incarico per la formulazione di un parere sulle problematiche connesse alla realizzazione del progetto denominato Civis”, e che lo stesso viene affidato in via diretta al D’Errico “per il profilo di alta specializzazione sia in campo accademico che forense e considerato che il consulente individuato offre altissime acclarate qualità professionali e specialistiche in materia e che pertanto l’affidamento de quo puo’ essere disposto tramite procedura di affidamento diretto.”.

Peccato che la legge dei contratti pubblici stabilisca che per gli importi superiore a 20 mila euro, limite innalzato nel 2011 a 40 mila, non ci può essere l'affidamento diretto, ci deve essere una procedura comparativa tra offerte diverse con l’obbligo di confronto di almeno un certo numero di offerte (la citano anche gli autori del best seller La Casta Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo http://www.corriere.it/economia/13_ottobre_31/i-consulenti-d-oro-cnel-2018bc4c-421f-11e3-8636-110cb2716567.shtml). Ma l'incarico affidato da Macciantelli è da 29.743 euro, nel 2009 e con affidamento diretto.

San Lazzaro consulenze
 


Su questo caso è stato presentato alla Corte dei Conti un esposto da un pubblico ufficiale ma vi sarebbe anche altro.

Nel 2011, dopo che indagini della Procura di Bologna avevano ancora una volta interessato il Comune di San Lazzaro di Savena, per l'ennesimo caso di edilizia abnorme il primo cittadino era finito sotto le critiche di comitati cittadini. Il Sindaco Pd avvio’ a mezzo stampa una pesante campagna mediatica di delegittimazione in danno del pubblico ufficiale di cui parliamo, ritenuto responsabile di aver semplicemente denunciato in passato diversi illeciti avvenuti in quel territorio divenendo, secondo la surreale idea del Sindaco PD, un nemico della comunità da combattere. Meglio se con soldi pubblici.

La vera e propria locale “fatwa” lanciata a mezzo stampa venne tradotta da ignoti in una sequela di minacce di morte pervenute al pubblico ufficiale e alla sua famiglia, fino al punto da indurre l'ufficio di appartenenza a sottoporlo a tutela proponendogli il trasferimento ad altra sede. Dopo aver effettuato pressioni su ben due Questori e un dirigente di polizia allo scopo di censurare l’investigatore, Macciantelli decise di recarsi nel 2011, per ben 4 volte presso il Comando cittadino della Polizia postale senza però mai formalizzare alcunché. Oscuro il motivo delle visite.

Contestualmente il Sindaco varo’ una delibera denominata anti – critiche prelevando da un fondo di riserva comunale circa 6000 euro da destinarsi a un altro legale (l'avv. Rossetti) per una analisi su siti e scritti ritenuti offensivi dall’Ente Pubblico forse nella speranza di arrivare a colpire comunque quel cittadino, responsabile, sono parole del Sindaco “con le sue denunce del degrado cittadino”.

Ma il pubblico ufficiale denuncia con esposto indirizzato alla Corte dei Conti anche questo spreco.

Un apparente disegno univoco con soldi pubblici e con un dato ulteriore: la ricognizione peritale sui siti internet e sugli scritti analizzati dal Rossetti sarebbe stata poi estesa liberamente da questi in un atto di denuncia in rappresentanza dell’Ente. Ma la delibera del Comune, al contrario, gli richiedeva solo un parere su testi e contenuti potenzialmente offensivi.

Una sequela di comportamenti che per grado diverso non si dovrebbero tenere. Non si potrebbe. Ma tanto siamo in Emilia e “c'è chi può”.

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