Esclusivo, Strage di Bologna
Nuova pista per i mandanti

Di Antonio Amorosi
strage bologna

La strage di Bologna del 2 agosto 1980 procurò 85 morti e oltre 200 feriti. Come ogni anno i giorni a ridosso dell'anniversario si trasformano in scontro e polemiche di rito tra le parti politiche. Ma quest'anno sembra apparire all'orizzonte una nuova pista per arrivare ai mandanti. Se nel pomeriggio l'esponente dei Nar, Giusva Fioranvanti, condannato con sentenza definitiva per la strage, continua a dirsi innocente e attacca l'associazione dei parenti delle vittime ("troppo politicizzata”, a suo dire) e Licio Gelli tira fuori l'idea che la strage sarebbe stata procurata da un mozzicone di sigaretta, in serata interviene il presidente dell'Associazione vittime della strage, Paolo Bolognesi che ai microfoni di Affaritaliani fa una rivelazione importante.

 

 

Presidente Bolognesi è una pista percorribile quella del mozzicone di sigaretta a cui fa riferimento Licio Gelli?

Quella della cicca di sigaretta è una panzana vecchia e ritrita. Un esplosivo inerte non può esplodere senza l'innesto. Tanto più può farlo esplodere una sigaretta.

 

 

Ma a distanza di anni si sono ancora tanti dubbi sui mandanti. Quali sono le strade da percorrere per arrivare ai nomi? C'è ancora speranza di arrivare a qualcosa?

Domani usciamo con un libro, Stragi e mandanti, scritto da me e Roberto Scardova di Rai 3 per dare delle indicazioni sui mandanti. Ad aprile di quest'anno abbiamo depositato alla Procura della Repubblica una corposa memoria che trae spunto dagli atti del processo di Piazza della Loggia a Brescia e Piazza Fontana a Milano. Partendo da quelle sentenze si può scoprire con maggiore facilità chi sono i mandanti della strage di Bologna. Abbiamo depositato documenti originali inediti. La strada per arrivare ai mandanti adesso è aperta e spianata.

 

 

Ma questa è una novità. Ci può fare delle anticipazioni e dare elementi per capire chi sono?

Noi tracciamo un discorso logico. I magistrati adesso possono arrivarci. Noi diamo delle indicazioni, documenti, riscontri, verbali di interrogatorio. Se faranno il loro mestiere ci arriveranno... . Quest'anno per l'anniversario della strage pubblicheremo un manifesto molto significativo. Dice che la strategia delle stragi ha impedito all'Italia di diventare una democrazia compiuta. I mandanti vanno cercate nel cuore delle istituzioni italiane. Non altrove, tra i i commessi e gli uscieri.

 

 

Chi c'è dietro?

In Italia c'è sul campo il discorso delle trattative Stato-mafia. A trattare ci sono sempre i politici in quel caso come nel nostro del 2 agosto. C'è dietro la responsabilità della Loggia Massonica P2 e dei politici che hanno avallato l'operazione strage. Analizzando con le nuove tecnologie di oggi documenti vecchi abbiamo trovato degli spunti investigativi per poter arrivare alle persone, ai depistatori e alle bande armate che si covano dietro la strage di Bologna. Le cose che riteniamo di aver scoperto le abbiamo date e le daremo ai giudici e non saremo noi a fare le indagini come è ovvio che sia.

 

 

Cosa c'è di così rilevante?

Che persone che sembravano scollegate dall'azione appaiono coinvolte nelle stragi. Sono persone che stanno dentro la massoneria, tra criminalità comune e quella organizzata, l' eversione e i servizi segreti deviati. Ci sono persone insospettabili che vengono attivate per le operazioni sporche. Gli stessi che sembravano “cani sciolti” sono invece inseriti a tutti gli effetti dentro l'eversione.

 

 

Da dove siete partiti per trovare questi riscontri?

Sono emersi fatti di questo tipo dal nuovo processo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia. Il processo non è servito solo per Brescia ma mostra che ci sono connessioni mai considerate prima e pedine dell'eversione che si sono mosse al servizio del disegno che dicevo all'inizio: non fare diventare l'Italia una democrazia compiuta.

 


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