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BOLOGNA – Più protagonismo da parte dei lavoratori nella gestione della sicurezza e una miglior comunicazione con i dipendenti stranieri. È la ricetta per diminuire i rischi nei cantieri e nelle aziende con una forte presenza di lavoratori di origine straniera secondo 2 studi di ricerca presentati da Unipolis nel seminario “La sicurezza non ha colore – la partecipazione dei lavoratori alla prevenzione degli infortuni nell’impresa multiculturale”. I due studi, realizzati da gruppi di ricerca del Dipartimento di Scienze dell’educazione e di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università di Bologna, con il contributo della fondazione Unipolis, si inseriscono all’interno del Tavolo tematico “Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro”, istituito dalla Fondazione Alma Mater in collaborazione con Unipolis, Hera e altre aziende. Secondo quanto emerso dalla ricerche, in genere, si tende a dare una scarsa considerazione al ruolo potenzialmente attivo, positivo e propositivo del lavoratore.

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Questo, infatti, è visto soprattutto come destinatario passivo di formazione e conoscenza del rischio, ma troppo poco spesso viene considerato co-protagonista delle dinamiche della sicurezza. Secondo Walter Dondi, direttore della Fondazione Unipolis, queste ricette possono essere “decisive”. Ma, aggiunge, “ciò non significa assolutamente rimuovere le aziende dal loro ruolo di responsabilità, che, anzi, aumenta dovendo favorire in tutti i modi possibili la partecipazione attiva dei propri dipendenti”.
 
Il ruolo attivo degli individui è il tema centrale dello studio “Proattività e sicurezza negli ambienti di lavoro”, il cui obiettivo era dimostrare che quando il lavoratore è attivo “nell’organizzazione di iniziative per la sicurezza, nell’anticipazione di criticità e richieste lavorative inerenti a rischi, e nella presa in carico dell’innalzamento della sicurezza sul posto di lavoro, quest’ultima aumenta di pari passo”. La sperimentazione si è svolta in 3 aziende della regione, con l’utilizzo di interviste esplorative, questionari per i dipendenti e raccolta di dati da archivio, come ad esempio indicatori su incidenti, mancati incidenti, segnalazioni di rischi e conformità alle procedure e alle norme di sicurezza. I risultati permetterebbero di affermare che laddove i lavoratori vengono coinvolti nelle dinamiche di gestione di sicurezza, gli incidenti calano. Inoltre, le conclusioni del secondo studio (“Comunicazione, competenza culturale e sicurezza nei contesti organizzativi”), dimostrerebbero come “anche nei contesti di lavoro più attenti alla sicurezza, la competenza culturale nella comunicazione del rischio sia un tema sensibile ed implementabile”. In poche parole, il progetto di ricerca condotto presso il cantiere Torre Unifimm di Bologna, si basava sulla consapevolezza che una comunicazione migliore con i lavoratori stranieri riguardo i rischi, aiuta a diminuire gli incidenti.
 

Presente al seminario, l’assessore provinciale al Lavoro, Giuseppe De Biasi, ribadisce l’importanza di queste buone pratiche, e porta ad esempio quanto fatto nei cantieri per la Variante di valico. Lì, infatti, il protocollo attivato ad hoc ha permesso di coinvolgere le squadre in cantiere, prima in una fase di formazione e poi attivamente sul tema della sicurezza, con premi per quelle che si distinguevano per aver segnalato maggiormente possibili rischi o i “quasi incidenti”. Inoltre, De Biasi sottolinea quanto sia fondamentale installare nei cantieri cartelli esplicativi delle norme e delle prassi di sicurezza in modo che siano comprensibili a tutti i lavoratori. “Le nazionalità di stranieri più rappresentate in questi cantieri – spiega l’assessore – sono quella albanese, rumena e in generale del Maghreb. Perciò si è deciso di sottotitolare i cartelli anche in arabo, albanese e rumeno, e non solo in inglese, italiano e francese”. (giovanni baiano)

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